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Spigolature di attualità, politica e religione
SOCIETA'
29 dicembre 2006
BLONDET: PERCHE' L'OCCIDENTE DEVE MORIRE. CONFUTAZIONE A TROPPE BUGIE.

           Al-Jazeera

La penna di grido, Maurizio Blondet, saltabecca da un quotidiano di prima fascia all’altro (Avvenire compreso). Stavolta, il discusso scriba, per Al Jazeera tocca vette inusitate, esprimendo senza possibilità di fraintendimento un passaggio antisemita, un sostanziale disprezzo per i cristiani (e per il cristianesimo come sistema) e assegna all'Occidente l'esclusiva di vizi che appartengano anche al mondo islamico (il quale in compenso ne ha altri che noi abbiamo da tempo pensionato). E confeziona una straordinaria apologia dell’Islam che piacerà tantissimo a soggetti come Mahmoud Ahmadinejad.

 L'articolo:

Effedieffe.com, 26/09/2006

             http://www.aljazira.it/index.php?option=content&task=view&id=853&Itemid=

 

 

E’ un vero peccato che Benedetto XVI legga più Manuele Paleologo che le notizie d’attualità come queste, che i suoi servizi interni potrebbero fornirgli: sentirebbe l’alito dell’Anticristo dei nostri tempi, che oggi si riconosce meglio sull’informazione quotidiana.

E potrebbe constatare che questo alito ha un odore «cristiano»: vi si sente l’ipocrisia dei devoti protestanti USA, quella dei devoti lettori della Bibbia che vendettero coperte infettate di vaiolo ai pellerossa.

E’ uno stato della coscienza che è quasi impossibile tradurre - self-righteousness, «il sentirsi dalla parte della ragione» - che oggi continua ancor più velenoso nei seguaci dei telepredicatori, nei milioni di «cristiani rinati» che seguono Bush gioiosi nell’Armageddon.

A loro, a questi estremi occidentali che parlano di «Jesus» e agitano la Torah, il Papa potrebbe applicare la parte migliore della sua lezione di Regensburg,e che ha in qualche modo diretto ai musulmani: «Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio».

E’ a loro, ai cristiani rinati, che va diretto il rimprovero.

A questi occidentali che lanciano campagne anti-fumo nel Paese che hanno condannato alla morte radioattiva, che allestiscono la Borsa sulla loro rovine.

E questo Occidente idiota è inemendabile. Un generale americano di cui non ricordo il nome, quando gli Usa entrarono in Vietnam, rifiutò il consiglio di studiare le strategie militari dei francesi in Indocina: adducendo che i francesi avendo perso, non avevano niente da insegnare agli americani.

Il risultato è agli atti della storia.

 

Questo Occidente irrazionale, stupido e malvagio merita di morire.

Lo dico a quei lettori che ancora e ancora - offensivamente, infine - mi tacciano di filo-islamismo. Ripercorro alcune delle loro offensive obiezioni.

C’è un piano dell’Islam per convertirci in massa, noi occidentali, e «con la spada».
Non può esserci un «piano», perché non c’è una guida unitaria dell’Islam che lo abbia concepito, anzi non c’è «un» Islam ma tanti, nazionali, in lotta tra loro.

Ma se anche fosse - e certo gli immigrati quando saranno molti e troppi proveranno, loro credenti, a convertire alla loro fede noi kafir - «da che cosa» ci convertiranno?

Non «dal» cristianesimo, non dalla vera fede.

Pretenderanno di convertirci dalle discoteche dove i nostri ragazzi bevono in una sera 300 euro di vodka e le nostre figlie sedicenni «fanno gare di sesso orale» nei cessi (come ha rivelato un’inchiesta de La Padania, giustamente titolata «I nostri figli sono dei mostri»), senza contare le «paste» (pasticche di ecstasys) consumate, e l’Lsd. 

Uno dei «nostri ragazzi» spiega come avviene: una ragazza sconosciuta, nel buio, ti bacia in bocca e ti mette in bocca una «pasta»; la sera dopo la cerchi, e lei non ti bacia più, ti porta dal suo ragazzo spacciatore.

Da questo ci convertiranno gli islamici?

Perderemo queste vette della nostra civiltà?

Ci vieteranno «L’isola dei famosi», la pubblicità sporca e ignobile, la strumentalizzazione sessuale delle donne?

No, per Gesù, dobbiamo lottare: andiamo a morire per la globalizzazione, il Fondo Monetario, il livello dei consumi edonistici da quattro soldi!

E il telefonino, non dimentichiamo!

 

Ma sento l’altra domanda offensiva di quei miei lettori: Blondet non ammette che l’Islam sia una religione falsa.

Blondet non è cristiano.

Provo, offeso, a rispondere ancora una volta.

Falsa è una religione che chiude i canali della grazia: in questo senso, è radicalmente falso il protestantesimo, il luterano «Sola Scriptura» e «sola fide», fede (self-righteous) senza le opere: pecca fortiter sed crede fortius, come predicava Lutero.

Ancor più falsa la sua ultima incarnazione, il protestantesimo americanista demente e feroce.
Queste sì chiudono i canali di grazia, perdono l’uomo e la sua anima.

E questa religione falsa e omicida, satanica, è «nostra», è «occidentale», si proclama perfino cristiana.

E ne abbiamo anche un’altra, di falsa: la religione pubblica della Shoah, a cui anche il Papa ha bruciato il grano d’incenso.

 

Quanto all’Islam, non riconosce la divinità di Cristo, né la sua resurrezione.
Come non la riconosce né conosce il buddhismo.

Esiterei a concluderne che per questo chiudano i canali della grazia, vista la testimonianza millenaria di asceti e santi uomini - la cui assenza brilla invece nelle pseudoreligioni luterane, che produce solo ipocriti e Rockefeller.

Sarebbe come dire che Gesù, il Salvatore, inganna e condanna persone che onestamente obbediscono alla fede che hanno conosciuto dai genitori - persone che digiunano, che fanno l’elemosina, che vivono la rinuncia e la generosità.

Ne ho conosciuti.

Non posso credere che la Misericordia li abbia tratti in una trappola eterna.

L’Islam, del resto, non considera la fede cristiana né quella ebraica false: le considera incomplete e corrotte, fedele alla comune radice di Abramo.

Per questo ebrei e cristiani hanno potuto vivere nelle società islamiche per secoli, indisturbati, prima della presente polarizzazione di cui noi occidentali siamo responsabili.

Stranamente, l’Islam è in questo meno «integralista» di molti miei lettori cattolici: cattolici schematici, che estraggono una precettistica di pronto intervento anzichè la ragione consigliata da Papa Benedetto a Regensburg.

A mio parere, questi cattolici con lo schema in testa sorvolano su (ha detto il Papa) «quel Dio che si è mostrato come logos, e come logos ha agito ed agisce pieno di amore in nostro favore».

In quanto credenti nel Dio-logos, siamo obbligati a «pensare», e a pensare anche l’Islam - ora che lo abbiamo a contatto - in modo non schematico.

Come lo ha pensato Dio.

 

Perché Dio l’ha pensato.

E’ nella Scrittura, nell’episodio in cui Abramo scaccia nel deserto Ismaele, suo figlio legittimo e primogenito, con la sua madre, Agar la schiava.

Un angelo appare ai due, che stanno morendo di sete, e promette a nome di Dio: «Anche di te farò un grande popolo, perché anche tu sei seme di Abramo».

Molti secoli dovevano passare, ma la promessa è stata mantenuta: Maometto e il suo Corano hanno fatto dei discendenti di Ismaele, gli arabi, un grande popolo.

«Tu sarai come onagro nella steppa, le mani tue contro tutti i tuoi fratelli, le mani dei fratelli contro di te».

Destino di guerra perpetua, ostinata, un popolo di testa dura ed ossa forti come l’onagro, l’asino selvatico, che morde.

«A voi è prescritta la guerra, sia che vi piaccia, sia che vi dispiaccia», ripetè Maometto.
Ecco, l’hai detto: la guerra santa è il nucleo dell’Islam, l’Islam ci aggredisce…
Ma questo è cedere alla propaganda, alla «guerra di percezione», che hanno scatenato contro di noi i malvagi occidentali: la propaganda di cui siamo vittime in parte volontarie, perché non ci chiude così totalmente da impedirci di vedere la realtà.

E la realtà è che l’Islam è aggredito.

In questo momento storico, è la sola religione che sia sotto attacco bellico «in quanto religione», da parte delle sataniche armi americane.

Due nazioni sono sotto occupazione militare, una terza - il Libano - è distrutta, altre due - Siria e Iran - sono minacciati ogni giorno, dalla Casa Bianca e da Israele, di bombardamento atomico.

«Ma l’Indonesia ha condannato a morte tre cattolici, nonostante l’appello del Papa».

 

Vogliamo provare, con la ragione, a metterci per un attimo nei loro panni?

Facciamo un esperimento mentale, come il logos consente: poniamo che un regno cristiano condanni tre musulmani per aver partecipato a disordini e omicidi inter-religiosi; e immaginiamo che il Gran Muftì, o l’ayatollah Kathami, ne chieda, ne esiga l’assoluzione non in quanto «innocenti» (non lo sono) ma in quanto «musulmani».

Non protesteremmo?

Non diremmo che questi musulmani integralisti si impicciano degli affari nostri?

Che pretendono di essere esentati dalle nostre leggi?

Gli esercizi mentali potrebbero continuare.

Non so se fino al punto di pensare dell’Islam quel che ogni islamico - se non è in malafede - è tenuto a pensare di noi cristiani: non idolatri, ma popolo del Libro, aderente a una fede forse imperfetta, solo parzialmente vera, ma non falsa.

Forse è troppo, lo so, ma sarebbe un passo avanti.

La storia di Agar e Ismaele però sembra suggerirmi che Dio ha voluto l’Islam, che gli abbia dato una missione.

Che ci sia in questa faccenda di sangue un compito misterioso - tre religioni, ciascuna delle quali ha al centro una pietra sacramentale (la nostra è di carne); ciascuna discendente da Abramo e dalla rivelazione che ricevette - e storicamente nemiche.

C’è qui una volontà di Dio, misteriosa, da comprendere?

Non so.

Ma forse, troppo facilmente pensiamo che Cristo sia cristiano.

 

Solo il sospetto che i musulmani stiano soffrendo oggi per un compito affidato loro da Dio, che versino il sangue per impedire che la prima «roccia» - la roccia di Abramo, protetta dalla Moschea d’Oro in Gerusalemme - venga profanata dal rinnovato rito ebraico dell’agnello (l’ultimo Agnello è stato sacrificato, per noi) dovrebbe almeno farci esitare nei giudizi di condanna.

Ma anche se rifiutiamo l’idea che i musulmani abbiano un compito - spina e mistero nella storia - non ci basta, come cattolici, che i loro bambini siano ammazzati?

Bruciati col fosforo, senza alcuna pietà, in quanto credenti alla loro fede, da un potere invincibilmente superiore in armi, insensato e stupido e senza scrupoli?

Non ci pare un segnale abbastanza evidente?

Negare loro solidarietà e aiuto, siamo sicuri che sia ciò che Cristo ci ha imposto?


Maurizio Blondet

 

____

 

Provo a rispondere punto per punto. Ma le panzane sono talmente tante che temo di non riuscire a stare dietro a tutte.

 

Benedetto XVI, se non erro, è cattolico. Il governo degli USA è un coacervo a (netta) maggioranza protestante legata alle varie branche luterane, calviniste, avventiste e chi più ne ha più ne metta [1]. Una relazione di questo tipo equivarrebbe a porre fianco a fianco la teologia sciita con quella sunnita. I musulmani hanno sicuramente un comun denominatore (l’odio per i cristiani e gli ebrei) ma per il resto tanti saluti.

Non mi risulta poi che il Vaticano abbia approvato mai l’intervento in Irak, ne tanto meno sobillato alla guerra santa. Mi risulta invece che lo abbiano fatto alcuni gerarchi della teocrazia iraniana. E che nelle moschee in Europa non si predichi tanto la fratellanza quanto la pazienza, in attesa che giungano i tempi predetti dal Profeta. Che cosa abbiano in serbo per noi pessimi cristiani e perfidi giudii lo possiamo solo immaginare. Basta guardare in Libano.

 

Sull’idiozia dell’Occidente siamo al bieco populismo.

L’Occidente ha sicuramente compiuto errori madornali. Come, mi pare, siano stati allegramente replicati da una nutrita compagnia. Dall’ex URSS (Afghanistan), all’attuale Russia (Cecenia), il Pakistan e l’India (Punjab), la laica Turchia (Cipro) ed una innumerevole compagnia a codazzo.

Fare apparire il mondo islamico come una landa di martoriati santi è l’ultima favola della quale necessitiamo. Non mi pare che i prediletti del signor Blondet usino la mano leggera contro i correligionari del Darfur e del Sahara Spagnolo, passando per i Curdi (che hanno la sfortuna di accampare i loro diritti non contro Israele, ma contro altri paesi musulmani). Sorvoliamo pietosamente sulle attenzioni che vengono poi riservate a chi, pur vivendo nello stesso paese dei fedeli musulmani, non fa parte della Umma (cui suppongo al signor Blondet sia stata conferita la cittadinanza “ummatica” onoraria, ma se facesse un giretto in Pakistan ed Indonesia, come cristiano, gli gioverebbe assai).

 

Quanto a programmi televisivi il signor Blondet può dormire tranquillo. Anche nel santo Maghreb e nel pio Mashrek si stanno facendo passi da gigante, con palinsesti copiati di sana pianta persino da mamma Rai. Perché il pessimo gusto (ed i quattrini che si porta dietro) non hanno un Dio specifico [2].

 

Dovendo poi parlare di droga e prestazioni orali (ma pure scritte) della gioventù padana, invito ad uno sguardo su quanto combina presso di noi quella araba, turca o pachistana. Dall’uso smodato (e poco islamico) di alcool financo al sesso. Se in occidente non si vedono ragazze musulmane in giro è semplicemente perché, come lui sa benissimo, le hanno già messe al guinzaglio (è un accessorio dato in omaggio dai dotti imam assieme al velo).  Inviterei il succitato prode paladino dell’Islam a dare una seppur distratta lettura a quel poco che i giornali maghrebini sono autorizzati a pubblicare. Si renderà conto che i suoi cari, ammirevoli e devoti musulmani, oltre che essere diventati abilissimi nel smerciare con successo la merda, oppiacea o sintetica che sia, hanno imparato a farne essi stessi un consumo crescente [3].

Confezionare droga per venderla all’Occidente « satanico » non credo sarebbe stato di gradimento nemmeno al profeta Gesù.

E comunque sia, se il consumo della droga è sicuramente un primato occidentale, questi pare però celermente avviato ad essere in buona compagnia [4]. E non per un predisposto piano del Vaticano o del generale dei gesuiti.

 

Dire che ci sono parecchi Islam e non uno solo, seppur vero, è una semplificazione cretina, troppo perché non sia espressa in malafede. Evidentemente non basta scrivere su l’Avvenire per riscuotere una patente di correttezza professionale.

Sicuramente sussistono molte correnti di fede musulmana, che travalicano la mera, conosciutissima, bipartizione di sciiti e sunniti. Oltre un centinaio di sette e sottosette in perenne bisticcio (quando non guerra) fra loro [5]. Ma tutte con un comune denominatore: cristiani ed ebrei devono essere sottomessi, così come tutti gli “altri”. Nella stessa cifra rientra la diffusione dell’Islam con la violenza e la costrizione alla sua adesione. Morte per i reietti che abbracciano Cristo o abbandonano la retta via. Anche questo fa parte della galassia islamica, anzi, se ne caratterizza come denominatore comune, il punto di incontro fra le varie correnti per il resto rivali. Non mi pare poco.

 

 

Il fatto che la “religione perfetta dell’Islam” consenta e suggerisca di colpire il corrotto cristiano o giudeo, comunque esso sia che sia, oppure dire bugie purchè a beneficio ultimo dell’Islam (il ricorso alla Taqiyya [6], formula che ricorda tanto il “ad major gloria dei” dei vituperati gesuiti), mantenere in vigore (sissignore) schiavitù [7] e dhimmitudine, sono evidentemente argomenti non ricompresi nella cifra che il signor Blondet ha intascato per l’articolo pubblicato.

Tuttavia, mi preme ricordare che, al di la dei salotti buoni frequentati dal dotto letterato al soldo di Avvenire e, ora, di Al Jazeera, gli sarebbe utile leggere un promemoria sui libri di testo impartiti ai ragazzi delle scuole dell’arco islamico sunnita (eccezion fatta per Marocco e Tunisia). Libri di testo che, ci tengo a sottolinearlo, fanno parte del corredo anche delle scuole private islamiche in Italia, come la “Scuola Saudita Re Abdulaziz”, inaugurata a Roma, 23 settembre del 2002.

Libri che, dal primo all’ultimo anno non parlano di religioni del Libro, ma riferiscono chiaramente un messaggio di falsità dell’ebraismo e del cristianesimo [8]. E poco importa che sia una corrente wahabita, visto che non è più minoritaria e, anzi, è la spina dorsale dei Fratelli Musulmani, la massima finanziatrice dell’80% delle moschee in Italia (e nel mondo) e, ora, largamente rappresentata sia con l’UCOII che nei Giovani Musulmani d’Italia. La corrente religiosa che innerva l’Islam contemporaneo ed il cui epicentro, Ryad, ha giusto ieri l’altro rifiutato alla Human Right Watch di visitare le sue “umane prigioni” [9].

 

Quanto alla questione dei tre cristiani fucilati e, se mi permettete, seviziati, privati dei sacramenti religiosi ed oltraggiati anche dopo morti [10], mi preme sottolineare maggiormente la viltà espositiva del signor Blondet.

Egli si ammanta della legittimità propria del diritto internazionale proprio difendendo un paese che, in quanto musulmano, critica maggiormente il proprio impianto giuridico di stampo olandese davanti alla tentazione di ricorrere, come altri “evoluti” Stati islamici, ad una strutturazione giuridica che preveda al centro la Sharia.

Nel dettaglio della vicenda in nota a margine (la n. 4) Blondet scrive in proposito: Il problema dell’Indonesia non è l’Islam. E’ il problema di un arcipelago di 18 mila isole, abitate da 210 milioni di uomini di centinaia di etnie, religioni e razze diverse, che parlano 300 lingue e che non sono una nazione; tenute insieme con la forza da una casta militare senza scrupoli, che utilizza gli odii razziali e religiosi per mantenere il potere di Giakarta. Così, almeno, dovrebbe riflettere un cattolico se ascoltasse il Papa e usasse la ragione, anziché i clichè della propaganda chiamata giornalismo”. Detto il meno volgarmente possibile si tratta di una cagata pazzesca. Quello stesso regime, che si vanta dell’islamismo moderato, di una costituzione retaggio della civiltà olandese che riconosce solo 5 fedi (tra le quali il cristianesimo, tutto il resto è mondezza), che ha ospitato recentemente la conferenza islamica mondiale, che libera due fiancheggiatori dell’attentato di Bali (200 morti e fischia) per festeggiare degnamente il Ramadan, ha mandato ammazzati tre cristiani dopo un processo farsa che meriterebbe vivere sulla sua pelle proprio il signor Blondet  [11].

 

Circa poi la sofferenza dei musulmani non posso non concordare. Purchè il signor Blondet cessi di addossarne la colpa esclusiva all’Occidente. Perché la sofferenza di fedeli islamici è spessissimo generata da loro confratelli, evidentemente di memoria piuttosto corta circa gli insegnamenti del dotto Profeta. Per non andare troppo lontano gradirei ricordare (di nuovo) la sorte dei Saharawi (vivi ringraziamenti ai “fratellastri” marocchini ed algerini), ai curdi (un saluto all’europeista Erdogan), al Darfur ed al Ciad (un saluto ai moderati musulmani di Karthoum) [12].



[1] Karen Hughes, addetta alle relazioni con l’Islam, è presbiteriana metodista, così come pastore metodista è Andrew Card (ex capo dello staff della Casa Bianca). Il capo del personale della White House è Kay Cloles James (evangelica) mentre le mitica Condoleeza Rice è presbiteriana.

 

[2] Tutto l’arco islamico del mediterraneo fa i conti con la modernità. Occidente o non Occidente. In Egitto recentemente è esploso lo scandalo delle mazzette pagate da molti personaggi desiderosi di apparire nei talk-show arabi.

Ce n’è per tutti. Dalla corruzione perpetrata pur di apparire in una trasmissione di grido (nella fattispecie Sabah al-kheir ya Masr (Buongiorno Egitto), alla sospensione della direttrice della televisione satellitare “Nilo per la famiglia ed i bambini”, Nagwa Ibrahim, sempre per aver indebitamente lucrato per lo stesso vizietto. (cfr. http://hebdo.ahram.org.eg/arab/ahram/2002/7/31/egyp1.htm).

Per non parlare della guerra per i diritti pubblicitari. Milioni di dollari che, allorquando la direzione della TV egiziana ha deciso di imporre l’eliminazione delle interruzioni pubblicitarie durante il Ramadan, hanno avuto il loro peso. I vari canali (satellitari e non) hanno allora minacciato di non mettere in onda i serial e la successiva sollevazione popolare ha fatto rientrare il suggerimento.

Eppoi i contenuti. Non dimentichiamo che, proprio durante il Ramadan, è stato mandato in onda da non meno di 6 canali televisivi egiziani un serial, Awdet Raya wa Sékina (il ritorno di Raya e Sékina), i cui protagonisti appaiono quanto meno “calorosi”. Così tanto che molti attrici si erano rifiutate di recitare la parte, per magna piitudine.

Ma, evidentemente, anche nel sommo Islam si raccapezza qualche pecora nera disposta a recitare. Dipende dal grano (cfr. http://hebdo.ahram.org.eg/arab/ahram/2005/10/5/arts2.htm).

 

[3] In Algeria nel 2005 sono stati catturati 2.549 trafficanti di droga, dei quali solo 85 stranieri o con doppia nazionalità e 4.961 tossicodipendenti. Il consumo degli psicofarmaci è notevolmente aumentato (452 arresti) mentre i contenziosi per il trasporto di droga su territorio europeo ammontano a 7.861 per la cannabis, 999 per gli psicofarmaci, 2.097 per eroina e similari.

El Moudjahid, 11/12/2006

Sempre nel 2005 e sempre in Algeria il consumo degli stupefacenti è aumentato del 5%. Tra i 12.996 consumatori arrestati, 5.095 hanno un’età fra i 18 ed i 35 anni (una distinzione che dice tutto e niente, visto l’ampiezza della forbice). Volendo sintetizzare possiamo dire che, per stessa ammissione algerina, il 17% dei giovani tra i 15 e 16 anni, consuma cannabis.Il 14%, della stessa fascia di età, fa utilizzo di psicofarmaci, mentre l’alcool vede protagonisti molto più i maschi (14%) rispetto alle femmine (3%).  Non siamo molto lontani dalle nostre “percentuali sataniche”.

La Nation, 13/11/2006

 

[4] L'Afghanistan, primo paese fornitore di droga a livello mondiale, produce l'87% dell'oppio in circolazione, rendendo il paese il primo fornitore di droga. Ma mentre una famiglia di coltivatori d’oppio ricava annualmente un introito lordo di soli 1.800 dollari, per un totale di 560 milioni di dollari a livello nazionale, ai trafficanti quest'anno vanno più di 2,14 miliardi di dollari.

A ciò si aggiunge che i trafficanti distribuiscono droga gratuitamente nei villaggi. Si stima che il 3,8% degli afgani - quasi un milione di persone - faccia abuso di droga.  Più dell'1% assume oppio ed eroina, mentre ai bambini vengono somministrati derivati dell'oppio per alleviare il dolore e la fame.

Cfr. http://www.onuitalia.it/afghan_cannabis.php

 

[5] Le sette e divisioni nell'islam sono molte (più di 110), sia nelle differenze teologiche che nelle loro tradizioni. Il 70% dell’Islam è popolare, cioè è un modo di vivere orientato verso la fede animista, divinazione, magia, amuleti, malocchi, adorazione di santi, pratiche per la fertilità, ecc. I musulmani Sunniti ci vogliono far credere che sono contrari a queste cose, ma rimane lo stesso la loro pratica più diffusa nel mondo, specialmente fra le loro stesse donne. La setta Isma’ili, per importanza dopo i Sunniti e Sciiti, pratica la preghiera 3 volte al giorno (non 5) e fumare è strettamente vietato (del tutto impensabile per i Sunniti e Sciiti).

Maometto per alcune sette islamiche non è nemmeno l’ultimo profeta: gli Ahmadia, per esempio, sono musulmani che da due secoli hanno stabilito il loro ultimo profeta pachistano, Mirza Ghulam Ahmad, che ritengono superiore a Maometto. Sono perseguitati a morte dai Sunniti. Ancora da 1400 anni, i musulmani Sunniti e Sciiti, nemici fra loro, si contendono la discendenza diretta di Maometto a prezzo del sangue (guerra Irak - Iran)...

 

[6] Nell'Hadith (detto del Profeta) volume 5, libro 59, numero 369, troviamo un episodio significativo, sul quale l'Islam sunnita maggioritario fonda il concetto di Taqiyya o dissimulazione.

Il Profeta aveva un nemico e un discepolo gli chiede il permesso di mentire per crearsi un'occasione di ucciderlo. Il Profeta gli accorda tale permesso.

Ecco il passo:

L'Apostolo di Allah disse: "Chi vuole uccidere Ka'b bin Al-Ashraf che fatto del male ad Allah e al suo Apostolo?"
Lì si alzo Muhammad bin Maslama dicendo: "O Apostolo di Allah, vuoi che lo uccida?". Il Profeta rispose: "Sì". Muhammad bin Maslama disse: "Allora permettimi di dire una cosa (falsa)". Il Profeta disse: "Dilla pure".

 

[7] Allah ha favorito alcuni di voi al di sopra di altri nelle risorse materiali. Coloro che sono stati favoriti le divideranno forse con i loro servi sì da renderli [a loro] uguali? Negherebbero a tal punto la benevolenza di Allah?   Sura XVI – 71

 

 

[8] Nel testo “Monoteismo e teologia” per la prima elementare degli istituti sauditi all’estero, ottava lezione, è scritto, a pagina 29, che «tutte le religioni diverse dall’Islam sono fasulle». C’è l’inferno per chi non le abbandona. Ali Al-Ahmed, direttore a Washington dell’Institute of Gulf Affairs, non concorda: «L’Islam non dice che cristianesimo ed ebraismo siano religioni false. Ha considerazione per “il Popolo del Libro”, la Bibbia, e per chi crede in Dio. Ma io sono musulmano e devo credere nel mio Dio e nel Corano».

L’Institute of Gulf Affairs è una “onlus” che si finanzia grazie a donatori e a lavori di ricerca e il suo direttore ha tradotto dall’arabo all’inglese i libri di testo relativi all’anno scolastico 2005-2006 delle varie scuole saudite, che sono gli stessi in tutto il mondo. «Che cristianesimo ed ebraismo siano false religioni insiste Ali Al-Ahmed è una chiara forzatura saudita-wahabita» L’Arabia Saudita, come è noto, si ritiene custode del messaggio islamico delle origini. I wahabiti sono un movimento fondato a metà del 1700 da Mohammad Ibn Abd al-Wahab, che si proponeva di riportare l’Islam all’antica purezza, condannando in particolare il culto delle tombe, l’intercessione di personaggi ritenuti santi e l’iconografia in genere.

E’ al primo semestre della quinta elementare che viene negata la possibilità di stringere un’amicizia fra musulmani e non. Di più: chi non è musulmano va proprio tenuto alla larga. «Non si deve frequentare chi non crede in Dio e nel suo Profeta», si legge infatti a pagina 33 di un testo dalla copertina marrone, intitolato “L’unicità e la parola - Teologia e arte del canto”. Il divieto non risparmia nemmeno i parenti più stretti: «Un altro musulmano, anche se vive lontano, è tuo fratello. Tuo fratello, se non crede in Dio, è tuo nemico». Dopo tali premesse viene consigliato al docente di porre la seguente domanda all’alunno: «E’ possibile amare gli ebrei e i cattolici? E perché?». La risposta, evidentemente, è no. In fondo alla pagina, a caratteri più piccoli, si raccomanda sull’Islam la lettura dello sceicco integralista Mohammad Bensadi El Kathani: «Che Dio lo protegga».

Il prezzo della vita umana, calcolato in cammelli, con la sottovalutazione delle donne e dei non musulmani, viene insegnato ai ragazzi più grandi, quelli del decimo livello, in pratica il primo dei tre anni di superiori, nel libro di Giurisprudenza. Il tariffario dovrebbe scattare in caso di omicidio, quando la famiglia della vittima perdona, in cambio però di un risarcimento. Lo stesso testo, alla pagina 47, precisa le punizioni previste per i ladri dalla Sharia, la legge islamica. Dopo il taglio della mano destra, che va recisa all’altezza della giuntura col polso, «occorre suturare per bene la ferita, in modo da prevenire la morte per emorragia». E se il ladro torna a commettere il suo crimine? «Allora spiega il libro bisognerà tagliare il suo piede sinistro dalla caviglia in giù». Ma attenzione: «Occorre risparmiare il calcagno, per consentirgli di camminare».

 

[9] Peace Reporter 20-12-2006 12:28: L'organizzazione non governativa Human Rights Watch ha denunciato ieri che il governo saudita le ha impedito d'ispezionare le condizioni dei detenuti nelle carceri del regno. In particolare, l'ong voleva verificare che venissero garantiti i diritti a una difesa alle centinaia di detenuti stranieri rinchiusi nelle carceri di Buraida, Dammam, Jeddah, Najran e Riyadh, i quali spesso non possono permettersi un avvocato.

 

[10] I legali del gruppo Padma, che ha curato gli interessi dei tre, denunciano invece la presenza sui cadaveri di ferite non riconducibili alla fucilazione stessa: Tibo avrebbe due costole rotte, mentre da Silva è stato trafitto al cuore da un oggetto non ben precisato. Tutti e tre, inoltre, hanno i segni di 5 spari nel petto, invece che uno solo. Le famiglie hanno chiesto al procuratore generale e alla polizia di ripetere le autopsie. Per questo sarà necessario riesumare le salme di Tibo e Riwu, sepolti rispettivamente a Beteleme e Morowali, Sulawesi centrali, e per la seconda volta la salma di da Silva, che riposa sull'isola di Flores.

Quest'ultimo, sepolto dalla autorità nei pressi di Palu, ha fatto ritorno a casa solo lo scorso 24 settembre, dopo le forti richieste della famiglia perché le venisse consegnato il corpo. Nella loro richiesta i familiari dei tre sono appoggiati dalla Commissione Onu per i diritti umani, dalla Corte suprema internazionale e dall'Unione europea.

Secondo i referti dei medici cristiani, che hanno esaminato le salme, sul lato sinistro del petto di tutti e tre sono presenti 5 spari; Tibo, inoltre, ha due costole rotte e cicatrici sul viso, mentre il cuore di Riwu è stato trafitto da qualcosa di simile a un pugnale.  

Il fatto che il procuratore di Palu abbia voluto dare sepoltura a Tibo e compagni in tutta fretta, senza concedere nemmeno funerali religiosi, dà maggior credito alle ipotesi che la fucilazione non sia avvenuta secondo procedure del tutto legali. "Non ci saremo mai aspettati una cosa simile – ha detto uno degli avvocati del Padma, Stephen Roy Rening – ora bisogna fare chiarezza: potremo essere di fronte a violazioni non solo della legge nazionale, che regola le fucilazioni, ma anche della legge internazionale".

 

[11] Il 17 agosto 2005 era stato liberato, dopo appena due anni di carcere, Abu Bakar Bashir, secondo le indagini uno degli organizzatori dell’attacco. Altri 17 condannati avevano avuto riduzioni di pena significative. Un’erosione destinata a vanificare le condanne da uno a 16 anni inflitte ai complici nella vicenda. 33 in tutto, in gran parte attivisti della Jemaah Islamiyah, emanazione regionale di Al Qaeda. L’indulto, infatti, non è stato il primo e non sarà l’ultimo: è tradizione dell’Indonesia onorare le ricorrenze nazionali aprendo le galere. Così, dopo il 17 agosto, festa nazionale dell’indipendenza indonesiana, è arrivata la fine del Ramadan. Ha portato in regalo sconti di pena a 50 mila carcerati e la libertà immediata ad altri 2.402. Tra loro Mujarod bin Salim e Sirojul Munir, condannati a 5 anni per aver nascosto due delle menti degli attacchi kamikaze. «Sono felice di poter tornare a passare del tempo con la mia famiglia», ha commentato Munir, suscitando la comprensibile rabbia di quelli la cui famiglia non è mai tornata dalle vacanze a Bali. Lo stesso sito URAR (Unione Atei), mai tenero con i credenti in genere, soprattutto se cristiani, ha riconosciuto che sono state fatte omissioni e rifiutate testimonianze. Evidentemente il signor Blondet ha in mente che i processi iniqui siano solo di pertinenza della Santa Inquisizione o dell’Occidente in genere.

 

[12] Ma visto che ci siamo gradirei sollevare un piccolo lembo del velo che ricopre le malefatte dei dotti e sapienti musulmani su chi, pur essendo della stessa nazione, non fa parte della Umma, e quindi dei vantaggi sociali, semplicemente perché non crede ad Allah, ma ad un altro Dio. Salutiamo dunque le leggi contro le altre fedi partorite in Algeria (sotto casa, non al polo) nel marzo scorso, pensiamo ai copti egiziani che, in quanto cristiani, non hanno diritto a carriera pubblica, pensiamo ai cristiani in Pakistan, tra i quali dovrebbe andare a trascorrere qualche giorno il nostro caro Blondet prima di scrivere bestialità populiste su un sito islamico che fa della islamizzazione del mondo uno dei propri enunciati.




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11/09/2001