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POLITICA
22 giugno 2007
Turchia 4: l'importanza del peso militare di Ankara
 

UNA POTENZA MILITARE NUMERICAMENTE SUPERIORE ALL’ITALIA

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Per la posizione strategica, che la vede collocata tra Asia ed Europa (geograficamente solo il 3% del suo territorio e l’11% della sua popolazione appartengono all’Europa), la Turchia deve prestare particolare attenzione agli Stati che la circondano.

Tranne i limes a nord-ovest che la mettono a contatto diretto con la Grecia e la Bulgaria (da cui difficilmente potrebbero giungere delle minacce) sono di tutt’altra valenza le vicinanze agli altri confini. A nord-est la Georgia, ad est l’Armenia, l’Azerbaijan e l’Iran, a sud-est l’Iraq e a sud la Siria. Rebus sic stantibus, la Turchia è consapevole che errate valutazioni nella sua politica estera, come in quella di sicurezza le potrebbero essere letali.

La Costituzione della Repubblica turca (fondata nel 1923 grazie al leggendario contributo di Mustafà Kemal Ataturk il Padre della Patria) prevede che nell’organizzazione della struttura difensiva del Paese, il capo di stato maggiore della Difesa sia nominato dal presidente in carica e che sia responsabile davanti al primo ministro. Al contempo il Consiglio dei ministri è responsabile verso il massimo organo assembleare turco denominato Grande assemblea nazionale turca (la quale detiene il potere di dichiarare lo stato di guerra e di inviare task force militari all’estero) per temi afferenti la sicurezza nazionale e la preparazione delle forze armate per la salvaguardia dello Stato.

Il capo di Smd turco è responsabile del buon andamento dello strumento militare come dell’operational readiness delle forze armate.

Alle sue dipendenze si trovano collocati i capi di Sm delle tre forze armate (esercito, marina e aeronautica). Curiosamente (costituisce un unicum tra gli altri Paesi) il ministro della Difesa è posto allo stesso livello del capo di Smd e con quest’ultimo deve lavorare in “close coordination and cooperation to fulfill their respective responsibilities”.

Una situazione del tutto particolare interessa le Gendarmerie forces e la Coast Guard.

Tali forze sono poste alle dirette dipendenze del ministro dell’Interno in tempo di pace per cambiare cappello in tempo di guerra.

Le stesse forze transitano alle dirette dipendenze dell’esercito, la prima, alle dipendenze della marina la seconda.

Con un territorio esteso quasi quanto tre volte quello italiano, la Turchia dispone di una forza di terra consistente.

Si possono contare dieci corpi d’Armata, sei divisioni ben 40 brigate (meccanizzate e blindate), cinque comandi brigata e cinque brigate addestrative per le reclute e il mantenimento della capacità operativa degli effettivi. Le componenti tecniche e logistiche (come le sezioni legate alle comunicazioni, al genio e ai trasporti) sono inquadrate all’interno dei reparti e hanno funzioni nel complesso marginali.

Anche un osservatore non competente si rende conto che l’arma base (ovvero la fanteria) detiene il ruolo principale.

Al contempo, avendo per confini il Mar Nero tra la Bulgaria e la Georgia, il Mare Egeo e il Mar Mediterraneo tra la Grecia e la Siria, la Turchia non sottovaluta la propria componente navale.

La marina è infatti dotata di una flotta che ha in organico 13 sottomarini, 20 fregate, 21 navi da pattugliamento veloce, 21 dragamine, 52 mezzi da sbarco e 23 elicotteri da ricognizione.

Con una componente così articolata e di discrete dimensioni – per mezzi e personale - la marina turca è in grado di partecipare a operazioni congiunte a carattere internazionali come a esercitazioni in tutto il Mediterraneo.

Da notare come i sottomarini della flotta possano allontanarsi dalla Turchia di 15mila miglia nautiche e ritornare senza necessità di rifornimento (lasciando intuire un ottimo livello tecnologico).

La forza aerea è composta da 19 squadroni da combattimento, da due squadroni da riconoscimento, da cinque squadroni addestrativi, da sei impiegabili nel trasporto e da altre piccole componenti per esigenze minoritarie. Contrariamente a quanto si sarebbe portati a supporre, dopo la US Air Force, l’aeronautica turca presenta il più alto numero di F-16 nel mondo – con tutta probabilità retaggi strategici anti-sovietici risalenti alla Guerra Fredda - che permette al Paese della Mezzaluna di partecipare a tutte le esercitazioni oltremare.

La flotta aerea ha completa capacità di rifornimento in volo e può permettersi di raggiungere esercitazioni in atto nel cuore dell’Europa e ritornare alle proprie basi in Turchia nello stesso giorno.

In aggiunta, il volare direttamente verso gli Usa attraverso l’oceano atlantico e il ritornare in modo del tutto autonomo non è cosa impossibile per la componente aerea turca.

Ankara ha sempre optato per una politica apertamente anti-sovietica e filoatlantista nel corso del tempo.

Tra i membri della Nato è caratterizzata da forze armate convenzionali seconde solo a quelle degli Usa, a detta di molti commentatori (sembra però difficile da credere).

In campo militare ha stipulato recentemente accordi militari con Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakhstan.

Sembra dunque che Ankara guardi con profonda simpatia a occidente, ma non possa sottrarsi dal considerare pure gli altri fronti.




permalink | inviato da KRITIKON il 22/6/2007 alle 8:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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11/09/2001