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CULTURA
28 settembre 2009
Il femminismo britannico si guarda l'ombelico, e le donne vanno oltre....
 



     Quando le donne sbertucciano se stesse 


 
         


Scritto da Maurizio De Santis 
lunedì 28 settembre 2009



La parabola esistenziale del femminismo planetario ricorda maledettamente il nichilismo che, ad un certo punto, pervase la civiltà Bizantina.
Ricorderete.Mentre la “crema culturale” di Costantinopoli dissertava sul sesso degli angeli, le armate turche avevano ragione delle mura della città e dei loro estenuati difensori.
Forse frustrate dal disastroso andazzo dei labour, le donne inglesi sinistrorse (anima del femminismo britannico), hanno trovato il modo di richiamare l’interesse mediatico.
Nella migliore tradizione del feroce femminismo anni settanta, hanno denunciato un oscuro piano misogino, perpetrato dall’immarcescibile lobby dei maschi.
Cribbio! (penserete voi). Finalmente una seria presa di posizione contro il Burqa o l’opprimente condizione delle donne musulmane immigrate nel Regno!
Sintesi della denuncia: "Perché gli uomini indossano scarpe comode e sicure quando vanno a lavorare, mentre le donne devono stare in equilibrio su tacchi troppo alti, che oltretutto possono causare seri danni alla salute?".
Pletore di “maschietti” si guardano smarriti. “I tacchi sarebbero imposti da noi?!!”…
Quasi tutti cominciano a sospettare di essere sposati, conviventi, o accoppiati (fate vobis), con una donna “anomala”.
“Io truce eversore di quella?”
“Quella”, sarebbe il soggetto femminile con il terribile vizio di incollarsi alle vetrine che espongono il trionfo del tacco.
A questo punto, conosco anch’io solo donne “anomale”.
Che i tacchi se li cercano, li scovano e li celebrano, calzandoli da sole. Senza essere obbligate dal perfido maschio, così feticista, sadico e contorto, ad ostentare caviglie abbarbicate sopra improbabili trampoli.
Donne come la deputata conservatrice britannica Nadine Dorries che, preoccupata di aver scelto i tacchi, senza essere obbligata da qualche fallocrate assatanato, ha detto: “Sono alta un metro e 54 e ho bisogno di centimetri in più per poter guardare i miei colleghi negli occhi e non passare inosservata al parlamento di Westminster”.
Non conosco soggetti come la sindacalista Mary Turner, della Gmb Union: “Se per sentirsi all'altezza dei suoi colleghi maschi ha bisogno di mettere i tacchi, ci fa pietà. Noi al Gmb siamo abituate a stare in piedi da sole”.
Per prodigarsi poi a perorare la causa della scarpa bassa, definendo i tacchi a spillo uno “strumento maschilista”.
Giusto!
Se i maschietti cercano centimetri, provvedessero piuttosto a procurarseli in “quel posto lì”. Almeno farebbero un bel piacere alle lady godive.
Saremmo noi, inetti al tramonto, a sviluppare curiose asimmetrie commerciali, che fanno sì che tre quarti degli spazi di ogni negozio di scarpe, vestiti e profumi sia dedicato solo a loro: le donne.
Ma, le sindacaliste britanniche, in fondo, seguono i prodromi della cronaca… Non ciarlano a caso.
Sanno bene che alla Provincia di Modena, una mente illuminata ha emanato un libello, orientato a proibire i racchi sul luogo di lavoro.
Ma Modena è una tappa. Per le femministe, evidentemente, il sogno resta la Malesia.
Dove alle donne è stato proibito di indossare scarpe alte. Ma essendo musulmani (dunque, ancor più previdenti), hanno pure proibito alle donne di truccarsi.
Perché, si sa, trucco e i tacchi alti scatenano gli istinti primordiali dell’uomo, “favorendo” stupri e molestie sessuali. Insomma, un clamoroso ritorno ai “mutandoni” della nonna…
Il passo successivo potrebbe consistere nel proporre il Burqa sul posto di lavoro. Metterebbe al sicuro le donne da ogni istinto troglodita maschile.
Un buon capro espiatorio vale quasi quanto una soluzione.




permalink | inviato da KRITIKON il 28/9/2009 alle 22:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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