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Spigolature di attualità, politica e religione
3 aprile 2010
Un augurio anche a chi non crede...

 BUONA PASQUA A TUTTI!





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18 febbraio 2010
Genitori 1 - Bamboccioni 0

 
La Republica

Denuncia il padre che non paga l'università
Ma il giovane non studia, assolto il genitore


18 febbraio 2010





Studiare non sembra essere la sua passione, da nove anni è iscritto alla facoltà di Ingegneria. Così un trentunenne palermitano si è visto negare dal padre i soldi per le spese universitarie. Lo studente fuori corso ha deciso allora di denunciare il genitore. Ma il giudice gli ha dato torto. La sentenza è della quarta sezione del tribunale di Palermo, presieduta da Giovanni Tomaselli.

Sotto processo era finito un consulente del lavoro accusato di violazione degli obblighi del mantenimento familiare. Al figlio non dava più i 500 euro mensili stabiliti dal giudice civile al momento della separazione fra i genitori e della scelta del ragazzo di andare a vivere con la madre. Il legale della difesa, l'avvocato Fabrizio Biondo, ha chiesto che l'imputato venisse assolto, pur esistendo una sentenza del giudice civile, non solo perché il figlio, ormai diventato adulto, dovrebbe mantenersi da solo cercando un lavoro, ma anche perché il suo percorso di studi è tutt'altro che brillante. Da nove anni è iscritto alla facoltà di Ingegneria ma ha superato soltanto gli esami del triennio.




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5 febbraio 2010
Sorpresa: gli arabi francesi non studiano più.... l'arabo
 

Parigi: i maghrebini meglio il francese dell’arabo

4 febbraio 2010

Fonte: Le blog laiciste


Intervenendo nel corso di una conferenza organizzata dall' associazione "Al-Djahidhia", lo scrittore e giornalista Saâdi Beziane ha denunciato il calo di interesse per l’apprendimento della lingua araba tra le comunità araba francese (stimata in poco più di 4 milioni di persone).
Il giornalista ha ricordato “lo sforzo colossale e le sostanziose somme dedicate dal governo algerino alla promozione della lingua araba”.
Per Saâdi Beziane, questa situazione non è delimitabile al governo francese, quanto piuttosto imputabile alla stessa comunità di emigranti arabi che, in misura crescente, iscrivono sempre meno i loro bambini in classi di lingua araba.
L' Algeria, ha ricordato, è stato l'ultimo paese del Maghreb ad aver firmato una convenzione per l'apertura di scuole di lingua araba in Francia negli anni 1970. Un ritardo motivato dal fatto che, ad Algeri, si riteneva, che "l'insegnamento non poteva limitarsi alla sola lingua, ma avrebbe dovuto anche includere la Storia delle Civiltà arabo-musulmane".
Beziane, che ha insegnato lingua araba durante una trentina d' anni in Francia, ha comunque ringraziato sia il governo algerino (per gli importanti sforzi economici profusi), sia l’intenso impegno dell'associazione degli Ulema (per l’insegnamento svolto in territorio francese).




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1 gennaio 2010
Un augurio per tutti
 






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23 dicembre 2009
Che il Natale sia.... Natale (altro che festa delle luci)

 Buon Natale a tutti!









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3 dicembre 2009
Minareti: chi guarda il dito e chi la luna

 
I “minareti svizzeri” facciano riflettere tutti

giovedì 03 dicembre 2009
di Maurizio De Santis



Il controverso risultato del referendum propositivo elvetico, chiuso con il divieto di edificare minareti, induce a riflessione.
Il 57,5% dei cittadini di uno dei paesi più civili ed accoglienti del pianeta (il 23% della popolazione è costituita da immigrati), non possono certo essere “bollati” come privi di cultura democratica.
La certezza che un referendum simile possa dare, in Italia, esito diverso da quello svizzero appare un lusso, fuori della portata di molti altri Stati europei.
Per nemesi, i Verdi svizzeri hanno presentato ricorso presso la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo (quella che ha intimato all’Italia di togliere i crocefissi). Fosse accolto, si aprirebbe un putiferio interconfessionale.

Fermo restando che il siluramento dei minareti non ha mai messo in discussione l’edificazione dei luoghi di culto (come si dice erroneamente un po’ ovunque), è meglio analizzare gli errori imperdonabili.
Dalil Boubakeur, che dirige la moschea di Parigi, ha denunciato a Le Figaro la mancanza di referenti autorevoli tra i musulmani svizzeri. Per poi ricordare che l'amalgama tra l'Islam ed alcune forme di fanatismo radicale, hanno fatto il resto.
Uno dei massimi specialisti dell’islam, il francese Olivier Roy, ha da tempo denunciato come i gruppi islamisti reclutino sempre più spesso i propri adepti nei vivai dell’estrema sinistra. Un circuito che ha formato una pletora di “convertiti” che, in un amen (consentitemi), ha costituito un terzo della rete terroristica islamica operante in Europa.
Kamel Kebtane, rettore della grande moschea di Lione, ha palesato una certa miopia, dichiarando che “il voto svizzero tradisce la libertà di religione nel mondo”.
Ma quale mondo?
Non certo quello dei paesi a maggioranza musulmana. Oggi l’Islam applica nei con­fronti delle altre religioni parametri di tolleranza ancorati al medioevo. Ma il mondo, appunto, s’è evoluto.
Le leggi algerine (per restare alla soglia di casa nostra), che reprimono qualsiasi culto non musulmano sono di tre anni fa, mica dell’anteguerra…
Nei matrimoni mi­sti è sempre il co­niuge non musulmano che deve convertirsi all’Islam ed accettare il rischio di vedere la propria prole strappata via con la legittimazione della Sharìa.
La perdita dall’asse ereditario, la marginalizzazione nella propria comunità, quando addirittura la morte, sono i rischi del musulmano che abiura.
Cosa avranno visto mai gli svizzeri contrari ai minareti?
Forse leaders musulmani più impegnati nel costruire barriere, piuttosto che ponti.
Proponendo niqab e burqa, divieti continui per gli studenti musulmani (dalle ore di educazione fisica a quelle di scienze), richiedendo assistenza medica con operatori dello stesso sesso, l’organizzazione di tribunali islamici per le cause civili (già operativi in Gran Bretagna), fino a reclamare cimiteri separati.
Dunque il dialogo si impone con urgenza.
Pretendendo, per controparte, autorevoli rappresentanti del frastagliato arcipelago islamico. Ed invitandoli a considerare seriamente che, con i 4/5 dell’umanità non musulmana occorre scendere a patti. Pronti a concedere, alle proprie minoranze, quei diritti che si pretende di ottenere altrove
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7 ottobre 2009
I comunisti e le femministe delusi dagli integralisti islamici.

 
L'Imam di al Azhar condanna il niqab, il velo integrale: il Pd in braghe di tela 


Scritto da Carlo Panella
martedì 06 ottobre 2009 





Il Pd è stato superato in laicità nientepopòdimeno che dall'Imam della università coranica di al Azhar al Cairo, la più autorevole per i sunniti.
Entrato in una classe e vista una studentessa che indossava il niqab, il velo integrale che lascia scoperti solo gli occhi e copre tutto il corpo, Said al Tantawi l'ha infatti redarguita, dicendo ''questo non è Islam'', l'ha fatta allontanare e ha preannunciato una fatwa che mette al bando niqab -e quindi burka- dall'Islam.
E adesso come la mettiamo con la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti che ha bocciato la Legge contro il burqa e il niqab in Italia proposta dalla Lega?
Queste le sue incredibili parole, a destra di Said al tantawi: ''E' una norma incostituzionale che lede la libertà religiosa e sono del tutto strumentali i richiami all`ordine pubblico. La verità è che si vuole colpire gli immigrati islamici nel loro intimo''.
Gli immigrati islamici, afferma al Tantawi, non hanno da mettersi il burqa e il niqab, ma la Ferranti vuole che se lo mettano, in nome di che?
Come la mettiamo con tutti i parlamentari e esponenti del Pd che si sono schierati con quella disgraziata che pretendeva di fare il bagno in piscina col ''burkini''? O
 che hanno protestato perché un museo di Venezia ha impedito l'ingresso di una donna col burqa?
O che rifiutano di impegnarsi con una legge contro burqa e niqab proposta da mesi dalla parlamentare del Pdl Souad Sbai (di origine marocchina) e Isabella Bertolini?
Il nodo culturale e politico che sta alla base di questo atteggiamento dei parlamentari di sinistra (anni fa Livia Turco si mostrò titubante, parlando con me, persino di fronte alla criminalizzazoione della infibulazione) è drammatico.
Privi di riferimenti politici e idologici, i dirigenti -e tanti sindaci- del Pd sposano in nome di astratti e dementi principi buonisti e multiculturali, i peggiori comportamenti e principi reazionari -e umilianti per la donna-dell'Islam.
Non solo, spesso si mobilitano, vedi Colle val d'Elsa e tante altre situazioni (Genova inclusa) per favorire, addirittura per finanziare, moschee fondate da esponenti dell'Islam più retrivo.
E' uno sposalizio tra sinistra e Islam che ha origini pessime e riporta alla decisione del Pci di sposare acriticamente, al solito, la decisione dell'Urss di promuovere a ''progressisti e antimperialisti'' tutti i regimi arabi i cui leader avevano un solido passato filonazista (Nasser, in Egitto, Saddam Hussein in Iraq, il Baath in Siria) che lottavano contro Israele, per pure ragioni di potenza.
Insomma, un garbuglio di motivazioni intricate, spesso inconfessabili, si somma ad una clamorosa e vergognosa ignoranza dell?Islam e porta la sinistra italiana su posizioni ultra confessionali, ma solo verso l'Islam fondamentalista.
Di nuovo: un pieno collasso culturale e politico.






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5 ottobre 2009
Breve "memento" sulla rilevante considerazione per gli italiani del pedofilo Polanski

 
La lezione del pianista


lunedì 05 ottobre 2009
di Alessio Di Carlo


Un paio d'anni fa, parlando del nostro Paese, Roman Polansky dichiarava: "Onestamente io l'Italia non la capisco, per me è del tutto impossibile prevedere dove state andando. Berlusconi sfida ogni norma, ogni regola alla base del funzionamento del Paese. È sorprendente. Una cosa che mi ha sempre preoccupato, sin da quando abitavo a Roma trent'anni fa, è che il vostro eroe nazionale, dalla letteratura al cinema - soprattutto al cinema - è sempre una specie di imbroglione. Piccoli truffatori, furbastri disonesti. Gli italiani amano questi furfanti: si danno di gomito e dicono "ah ah, guarda quello come li ha fregati tutti”. Non so se è un'eredità dell'impero romano, ma è pericolosa. In ogni cultura c'è il personaggio un po' mascalzone e canaglia, ma mai al livello italiano. E ora avete eletto il re degli imbroglioni: uno come Totò". 




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CULTURA
28 settembre 2009
Il femminismo britannico si guarda l'ombelico, e le donne vanno oltre....
 



     Quando le donne sbertucciano se stesse 


 
         


Scritto da Maurizio De Santis 
lunedì 28 settembre 2009



La parabola esistenziale del femminismo planetario ricorda maledettamente il nichilismo che, ad un certo punto, pervase la civiltà Bizantina.
Ricorderete.Mentre la “crema culturale” di Costantinopoli dissertava sul sesso degli angeli, le armate turche avevano ragione delle mura della città e dei loro estenuati difensori.
Forse frustrate dal disastroso andazzo dei labour, le donne inglesi sinistrorse (anima del femminismo britannico), hanno trovato il modo di richiamare l’interesse mediatico.
Nella migliore tradizione del feroce femminismo anni settanta, hanno denunciato un oscuro piano misogino, perpetrato dall’immarcescibile lobby dei maschi.
Cribbio! (penserete voi). Finalmente una seria presa di posizione contro il Burqa o l’opprimente condizione delle donne musulmane immigrate nel Regno!
Sintesi della denuncia: "Perché gli uomini indossano scarpe comode e sicure quando vanno a lavorare, mentre le donne devono stare in equilibrio su tacchi troppo alti, che oltretutto possono causare seri danni alla salute?".
Pletore di “maschietti” si guardano smarriti. “I tacchi sarebbero imposti da noi?!!”…
Quasi tutti cominciano a sospettare di essere sposati, conviventi, o accoppiati (fate vobis), con una donna “anomala”.
“Io truce eversore di quella?”
“Quella”, sarebbe il soggetto femminile con il terribile vizio di incollarsi alle vetrine che espongono il trionfo del tacco.
A questo punto, conosco anch’io solo donne “anomale”.
Che i tacchi se li cercano, li scovano e li celebrano, calzandoli da sole. Senza essere obbligate dal perfido maschio, così feticista, sadico e contorto, ad ostentare caviglie abbarbicate sopra improbabili trampoli.
Donne come la deputata conservatrice britannica Nadine Dorries che, preoccupata di aver scelto i tacchi, senza essere obbligata da qualche fallocrate assatanato, ha detto: “Sono alta un metro e 54 e ho bisogno di centimetri in più per poter guardare i miei colleghi negli occhi e non passare inosservata al parlamento di Westminster”.
Non conosco soggetti come la sindacalista Mary Turner, della Gmb Union: “Se per sentirsi all'altezza dei suoi colleghi maschi ha bisogno di mettere i tacchi, ci fa pietà. Noi al Gmb siamo abituate a stare in piedi da sole”.
Per prodigarsi poi a perorare la causa della scarpa bassa, definendo i tacchi a spillo uno “strumento maschilista”.
Giusto!
Se i maschietti cercano centimetri, provvedessero piuttosto a procurarseli in “quel posto lì”. Almeno farebbero un bel piacere alle lady godive.
Saremmo noi, inetti al tramonto, a sviluppare curiose asimmetrie commerciali, che fanno sì che tre quarti degli spazi di ogni negozio di scarpe, vestiti e profumi sia dedicato solo a loro: le donne.
Ma, le sindacaliste britanniche, in fondo, seguono i prodromi della cronaca… Non ciarlano a caso.
Sanno bene che alla Provincia di Modena, una mente illuminata ha emanato un libello, orientato a proibire i racchi sul luogo di lavoro.
Ma Modena è una tappa. Per le femministe, evidentemente, il sogno resta la Malesia.
Dove alle donne è stato proibito di indossare scarpe alte. Ma essendo musulmani (dunque, ancor più previdenti), hanno pure proibito alle donne di truccarsi.
Perché, si sa, trucco e i tacchi alti scatenano gli istinti primordiali dell’uomo, “favorendo” stupri e molestie sessuali. Insomma, un clamoroso ritorno ai “mutandoni” della nonna…
Il passo successivo potrebbe consistere nel proporre il Burqa sul posto di lavoro. Metterebbe al sicuro le donne da ogni istinto troglodita maschile.
Un buon capro espiatorio vale quasi quanto una soluzione.




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28 settembre 2009
L'antisemita Odifreddi travolto da una tonnellata di prosopopea......

 

L’ultima crociata di Odifreddi: vince il "premio intolleranza"



di Matteo Sacchi

Per l’ennesima volta Piergiorgio Odifreddi ha deciso di varcare il Rubicone che dovrebbe separare la matematica dalle idee politiche, l’eterea e perfetta scienza dei numeri dagli odi personali e dagli strali che lancia contro chi ha convinzioni diverse da quelle ateo-materialiste (cioè la maggioranza degli italiani).
E come al solito l’ha fatto da par suo, ossia caricando a testa bassa e sfruttando al meglio la propria visibilità mediatica.
L’altro ieri, infatti, una mail, a firma del professore e indirizzata anche ad alcune delle più importanti testate quotidiane come La Stampa e Repubblica, ha avvisato l’associazione Subalpina Mathesis (che gestisce il premio Peano, uno dei più prestigiosi d’Italia per la divulgazione matematica) che voleva immantinente il suo nome cancellato dall’albo d’oro della medesima.
Odifreddi, vincitore nel 2002 con "C’era una volta il paradosso" (Einaudi) non gradisce più fregiarsi di un premio che, quest’anno, andrà a uno storico della matematica: Giorgio Israel.
Non che abbia da ridire sulle capacità scientifiche del collega piuttosto ritiene (parole sue): «che le posizioni espresse da Israel in ambito politico, culturale e accademico sul suo Blog, sul sito Informazione
Corretta e in ripetuti interventi su Il Foglio; Il Giornale e L’Osservatore Romano; culminate con la sua collaborazione con il ministro Gelmini come consulente per la “riforma” della scuola, trascendano i limiti della normale dialettica, e si configurino come un pensiero fondamentalista col quale non intende essere associato intellettualmente, nemmeno nel senso... di condividere con lui l’albo d’oro dello stesso premio».
Idee che ha ribadito intervistato in un lungo articolo sulle pagine del Corriere a firma Antonio Carioti che, ciliegina sulla torta, ha attribuito al presidente di Subalpina Mathesis l’indiscrezione che anche alcuni membri della giuria avessero avuto perplessità sull’idea di premiare Israel.
Insomma una «scomunica» lanciata contro un rispettato collega a partire dalle sue convinzioni politiche e religiose e che trasforma in una colpa il fatto di essere un consulente dell’attuale governo.
Abbastanza per lasciare di sasso il professor Israel che ha vinto il premio con "Il mondo come gioco matematico", scritto assieme a sua moglie Ana Maria Millan Gasca e dedicato al matematico John Von Neumann.
E se il professor Israel non vuole alimentare le polemiche personali, si limita a dire che il suo libro è distantissimo dalle questioni politiche e che racconta della vita di un grandissimo uomo di scienza, diversa è la posizione di Franco Pastrone.
Il presidente di Subalpina Mathesis coinvolto direttamente smentisce, parlando con Il Giornale, di aver fatto qualsivoglia accenno a dubbi su Israel: «Come ho scritto al giornalista del Corriere non ho mai detto che la vicinanza di Israel al governo abbia suscitato perplessità nella giuria... Nella discussione non sono mai intervenute valutazioni di tipo ideologico... Noi ci occupiamo di libri che aiutino la divulgazione matematica».
E quanto al gesto di Odifreddi lo definisce «incomprensibile... fuori dalla deontologia che dovrebbe caratterizzare i comportamenti di uno scienziato».
E lui? Il «Matematico impertinente» è convintissimo del suo gesto, come dice al Giornale: «Sono le idee di Israel a trascendere la normale dialettica politica, sono di un sionismo estremo... E anche la sua scelta di collaborare con un ministro come la Gelmini per me è inaccettabile... Lui ha il diritto di pensarla come vuole ma io ho il diritto di non stare nello stesso albo d’oro con lui...».
Se poi provate a dirgli che anatemi di questo tipo non fanno bene al dialogo culturale: «Ma quale anatema ho scelto la protesta più moderata di tutte, non ho mica fatto un sit-in...».




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11/09/2001