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diritti
28 febbraio 2007
CANADA: IL DIFFICILE CONVIVERE FRA DIRITTI E SICUREZZA
        L'Express.Ch

28 febbraio 2007

Tradotto da: Kritikon

 

I deputati canadesi hanno abolito due disposizioni antiterrorismo piuttosto controverse che permettevano, in particolare, l’arresto preventivo. Queste leggi furono adottate all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001.

La Camera dei comuni ha rifiutato, con 159 voti contro 124, la proroga di queste due disposizioni che il governo conservatore di Stephen Harper reputava necessarie al fine di consentire al Canada di proteggersi contro il terrorismo. I tre partiti di opposizione, in maggioranza alla Camera dei comuni, hanno fatto valere la constatazione che “tali leggi hanno manifestata la loro inutilità per il fatto che non sono mai state utilizzate e, contestualmente, suscitavano inquietudine dal punto di vista dei diritti dell’uomo”.

Una delle misure permetteva l’arresto preventivo e la relativa detenzione per qualsiasi individuo sospettato di essere in procinto di compiere un attentato terroristico. La seconda autorizzava la polizia a costringere una persona sospettata di poter custodire segreti suscettibili di essere utili alla lotta al terrorismo a testimoniare dinanzi al magistrato.

E’ la seconda volta, in pochi giorni, che elementi importanti del dispositivo legislativo antiterrorismo canadese vengono eliminati o rimessi in discussione.

Le famiglie delle vittime del terrorismo avevano chiesto ai parlamentari di votare per una proroga delle leggi in quanto “la minaccia terroristica è più concreta oggi di cinque anni fa”.

 

 




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politica estera
27 febbraio 2007
FRANCIA: TORNATA ELETTORALE "ESPLOSIVA"?
    L'Express.Fr

Per l’articolo integrale clicca qui

Tradotto da: Kritikon

 

Secondo la testata britannica in lingua araba Al-Hayat, con sede a Londra, la rete terroristica di Al Qaida starebbe preparando degli attentati in Francia in concomitanza alla tornata delle presidenziali. La fonte sarebbe addirittura rappresentata dai servizi di informazione francesi.

Il rapporto dei servizi segreti francesi indicherebbe la pianificazione di uno “scenario spagnolo” (gli attentati del marzo 2004) che, all’epoca, contribuì in modo determinante alla caduta del governo Aznar.

Al Hayat fa riferimento a “messaggi scritti su siti internet prossimi ad Al Qaida” che non mancano di dettagli sui propositi di sangue per la campagna presidenziale transalpina della prossima primavera.

 

Il rapporto, di otto pagine, è stato elaborato in un lasso di tempo di tre mesi da diversi rami dei servizi segreti francesi ed individua quattro diverse fonti di pericolo. Una di esse sarebbe rappresentata dalla “rete irachena”, costituita da volontari di origine europea che si sarebbero recati in Irak per combattere nei ranghi sunniti delle truppe controllate da Al Qaida.

Una seconda minaccia sarebbe rappresentata dai “Maghrebini legati al GSPC” (Gruppo Salafita per la predicazione ed il combattimento). Al Hayat cita una lettera attribuita ad Osama Bin Laden ed indirizzata ad un dirigente del GSPC, “Abu Al Qassam”, nella quale si raccomanda di colpire duramente la Francia, in maniera da “causare il maggior male possibile”.

Un passo della lettera cita: “Questo paese di infedeli ha a lungo colonizzato i paesi musulmani. Oggi sostiene con tutti i mezzi la cricca dei miscredenti che governano l’Algeria con pugno di ferro”. Eppoi: “è legittimo diritto combatterli (i francesi, ndr) anche sul proprio territorio, soprattutto in considerazione che essi non concedono tregua ai mujahidin ne in casa loro, né tanto meno nei paesi vicini (….) e che essi (sempre i francesi, ndr) sono un fedele e sicuro alleato di americani ed ebrei”.

 

 




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LAVORO
26 febbraio 2007
Alitalia, non c’è personale. Tutti a terra a Fiumicino
Vi propongo un bell'articolo ripreso da Perry
Vedi: http://perry.ilcannocchiale.it/

A Fiumicino non si vola. Maltempo? Un guasto? Motivi di sicurezza? Il solito sciopero? Macché: non si vola perché manca personale Alitalia. Sembra incredibile, ma succede così: nessuno apre i check in, l'attesa diventa infinita, l'aereo parte e la gente resta a terra. Dai vuoti d'aria ai vuoti in organico, dal decollo al tracollo, solo posti in coda, ma non a bordo: davanti alla biglietteria. Benvenuti a Mutua Alata, la prima compagnia aerea dove l'unica cosa che funziona col pilota automatico è la pausa caffè.
Ora vi devo dire la verità: a prima vista quell'agenzia Ansa delle 11.14 manco l'avevo vista. A Fiumicino non si vola. Dove sarà la notizia? Semmai avvertitemi quando a Fiumicino si vola, devo aver inconsciamente pensato. Un bravo collega, però, mi ha fatto notare il motivo dello stop aereo: l'Alitalia non vola perché manca personale al check in. Che è un po' come se Paperon de' Paperoni non riuscisse a comprare un gelato perché gli manca l'argent de poche.
In effetti, durante l'ultima audizione al Senato il ministro Padoa-Schioppa aveva dichiarato: i lavoratori del gruppo sono 11.200. E i lavoratori medesimi si sono risentiti: macché, siamo 19.800. Semper melius abundare, come si suol dire, quando i contribuenti non sentono. In effetti: il bilancio 2006 dell'Alitalia ha registrato un buco da 380 milioni di euro. Pochi passeggeri, tanti dipendenti: è stato il motto costante di questi anni in cui decollava regolarmente soltanto il disastro. L'ultimo piano Cimoli, tanto per dare un'idea, prevedeva circa 7mila esuberi.
Ora, per farla breve: com'è possibile che con 7mila esuberi non si trovasse nessuno ieri mattina per tenere aperto il check in per Catania? Davvero, fra quelle migliaia di lavoratori sotto occupati, non c'era qualcuno disponibile per imbarcare i passeggeri destinati a Genova? Giacché, a quanto risulta, essi continuano a ricevere regolarmente lo stipendio, è troppo chiedere loro di interrompere la pennichella o la partita di scopone scientifico?
Quasi viene da rimpiangere lo sciopero. Perché a quello, ormai, ci abbiamo quasi fatto l'abitudine. «Vado in aeroporto». «Hai controllato l'orario?». «Sì». «E il calendario dei sindacati?». Guardate come ci hanno ridotto: qui a ricordare l'età dell'oro in cui si restava a terra per la tradizionale protesta degli uomini radar o del personale di bordo. Se non altro si aveva una certezza: la loro esistenza. Adesso, invece, niente: si resta a terra perché non si trova nessuno al bancone del check in. Ventimila dipendenti: spariti tutti. Che ci volete fare? Non resta che aspettare che sparisca pure l’Alitalia.

Mario Giordano – Il Giornale, 25 febbraio 2007

 

 





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politica estera
25 febbraio 2007
NEL MAGHREB CI SI ASPETTA UN'EPILOGO IRACHENO DI TIPO JUGOSLAVO
      

24 febbraio 2007

Tradotto da: Kritikon

 

Secondo la testata algerina, gli osservatori internazionali sarebbero rimasti sorpresi dalla decisione presa da Gran Bretagna e Danimarca di ritirare i loro contingenti dall’Irak.

Tale decisione sarebbe dovuta al fatto che i servizi di informazione dei due paesi sarebbero persuasi del fatto che la guerra civile irachena stia per entrare nella fase acuta.

Per il quotidiano algerino gli attentati quotidiani, gli assassinii mirati, gli scontri interconfessionali costituiscono un parametro di valutazione annunciatore di una catastrofe epica. Insomma, a meno di un improbabile miracolo, l’Irak si appresta a conoscere un destino del tutto simile a quello della ex-Jugoslavia, con un’”esploso” politico che formerà tre distinte zone di influenza: Curdi a nord, sunniti al centro, sciiti al sud.





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POLITICA
24 febbraio 2007
Polemiche sulla task antiterrorismo degli USA
        

         La Guerra segreta degli Usa

24 febbraio 2007

 

WASHINGTON - Un'unità segreta delle Forze Speciali, un aeroporto militare in Etiopia, un'operazione che ha visto coinvolti Pentagono, Cia, satelliti americani e navi da guerra con la bandiera a stelle e strisce. Il blitz dello scorso dicembre con il quale l'esercito etiope spazzò via i militanti islamici che controllavano la Somalia, sembra essere avvenuto non solo con il tacito assenso, ma anche con la partecipazione diretta degli Stati Uniti.
L'amministrazione Bush ufficialmente ha sostenuto di essere rimasta nelle retrovie, dando solo appoggio logistico, mentre gli etiopi attaccavano le Corti Islamiche a Mogadiscio.
Ma il New York Times racconta ora una storia un po' diversa, che ruota intorno a un'unità chiamata Task Force 88.

La Task Force 88 avrebbe compiuto ripetute infiltrazioni in Somalia nei mesi scorsi, ponendo le basi per l' offensiva vincente delle forze di Addis Abeba contro le Corti Islamiche.

 
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Riflessione brevissima:
Ma perchè, questi politici edotti, questi pacifisti ad oltranza, questi santi atei filo islamisti, come cacchio pensano di contrastare i galantuomini diplomati presso la rinomata scuola Bin Laden & C.? Con i girotondi o il volantinaggio?




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SOCIETA'
21 febbraio 2007
SONDAGGIO SULL'ISLAM (Spesso i popoli che ridono di più sono quelli che hanno meno da ridere)
          

«Le tensioni con il mondo musulmano sono dovute a conflitti di natura politica»

 

del 20/2/2007 

 

TORONTO - Le tensioni tra l'Occidente e il mondo musulmano sono piuttosto dovute a conflitti di natura politica che a una incompatibilità di base religiosa o culturale: lo ritengono gli abitanti di 27 diversi Paesi al mondo secondo un sondaggio reso noto ieri. Canadesi e italiani, dal canto loro, sono tra i più ottimisti nel ritenere che un terreno d'intesa tra le due civiltà può essere trovato, con un po' di sforzo.

Il 52% delle 28 mila persone intervistate nei 27 Paesi per conto della Bbc stimano che le tensioni tra il mondo occidentale e il mondo musulmano siano dovute a conflitti di natura politica. Solo il 29% di loro mettono in causa divergenze religiose o culturali. Inoltre, per il 58% degli intervistati, sono le minoranze intolleranti che sono responsabili delle situazioni conflittuali. Più di un quarto (28%) degli intervistati, giudicano inevitabile un conflitto violento tra l'Occidente e il mondo islamico, a fronte di un 56% di ottimisti che ritengono, al contrario, che «un terreno d'intesa può essere trovato».

Gli ottimisti sono in maggioranza in Italia (78%), in Gran Bretagna (77%), Canada (73%), Messico (70%) e Francia (69%). Gli indonesiani sono i soli a giudicare a maggioranza che lo scoppio di un conflitto violento è solo una questione di tempo. Un totale di 28.369 persone in 27 Paesi sono stati ascoltati dall'istituto Globescan e il Programma internazionale di attitudine politica (Pipa) nel quadro di un sondaggio realizzato tra il 3 novembre e il 29 gennaio.

 

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Due osservazioni:

 - La maggior parte degli ottimisti sono proprio in quei paesi che hanno poco per esserlo

 - La maggior parte di coloro che sono convinti che occorra “spiegarsi” all’antica sono,  invece, in Indonesia (il più popoloso paese musulmano del mondo).

Le conclusioni le lascio a voi….

 

 





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SOCIETA'
21 febbraio 2007
Pro-memoria per Paolo Ferrero: I requisiti per immigrare in Canada
        
        20 febbraio 2007

Ecco i criteri per la selezione di operai specializzati e professionisti che intendono emigrare in Canada. Il sistema prevede l'assegnazione totale di 100 punti a seconda delle caratteristiche del potenziale immigrato.

Ovviamente i criteri sono molti complicati e presentano varianti ed eccezioni più o meno importanti in tutti i settori. Di seguito comunque vi presentiamo i criteri principali seguiti dalle autorità del ministero dell'Immigrazione nel giudicare la domanda di una persona che intende stabilirsi in Canada

Tali punti sono assegnati valutando i seguenti criteri:

VOCE Punti
Grado di istruzione (*) 25
Conoscenza lingue ufficiali (inglese e francese) 24
Esperienza professionale 21
Età (**) 10
Contratto di lavoro in Canada 10
Adattabilità (***) 10
Totale 100

Affinché la domanda sia presa in considerazione si deve raggiungere come minimo 67 punti sul totale di 100 per poter essere considerato nella categoria di "Skilled Worker" e quindi emigrare in Canada. All'inizio il minimo era di 80 punti, quindi è sceso negli anni successivi.

(*) Il massimo dei punti per l'istruzione è di 25 e sono assegnati a chi ha un PhD, e/o un "Master" e 17 anni di esperienza professionale a tempo pieno. 22 punti invece a chi ha una sola laurea e 15 anni di esperienza; quindi a scende con minori titoli universitari e meno esperienza fino ad un massimo di 15 punti.
Per chi ha un diploma o titolo di studio non universitario ma 15 anni di esperienza lavorativa può arrivare ad un massimo di 22 punti ed un minimo di 12.

(**) L'età che ottiene il massimo del punteggio, cioè 10, è quella compresa tra i 21 ed i 49 anni. Chi va oltre tali limiti perde due punti per ogni anno in più.

(***) Adattabilità, ad esempio, avvantaggia chi ha già un contratto di lavoro ed un permesso di lavoro temporaneo emesso dal ministero per le Risorse umane. Conta quindi il grado di conoscenza di una delle due lingue ufficiali che verrà valutato dai responsabili dell'Immigrazione attraverso test fatti nelle sedi diplomatiche canadesi.

Si hanno inoltre dei vantaggi se la moglie ha dei requisiti come laurea, conoscenza dell'inglese o francese. Tali requisiti verranno trasferiti sul punteggio del marito che aumenta quindi le possibilità di ottenere il visto di immigrazione in Canada.
Vi sono anche delle considerazioni sugli altri membri della famiglia della persona che fa domanda di immigrazione in Canada.

 




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politica estera
20 febbraio 2007
Iran: Impiccagione-show per un attentato preordinato dal regime
        
           20 febbraio 2007
           Tradotto da: Kritikon


L’”attentatore preconfezionato” dei falsi attentati incorsi la scorsa settimana è stato dunque impiccato pubblicamente e le immagini dell’esecuzione diffuse dalla televisione di Stato. Secondo fonti locali, gli abitanti si sono dichiarati sconvolti dalla notizia perché la vittima (pur fior di delinquente comune ndr) era innocente circa i crimini imputatigli.

Il regime ha comunque messo in moto la propria macchina propagandistica per mettere in scena un’impiccagione plebiscitaria. Tipico modo di incedere di un regime che ha interesse a mantenere alto il terrore ed erogare punizioni esemplari.



Inizialmente l’attentato era stato attribuito al gruppuscolo Jundallah, molto vicino ai Talebani ed Al-Qaida. Il regime ha invece successivamente affermato che l’attentato aveva matrice sionista e wahabita. Il Jundallah ha rivendicato quest’attentato ma lo ha fatto con comunicati contraddittori e lacunosi, come non è la prima volta che gli succede.

Questo gruppo è, va detto, sospettato di essere stato costituito, almeno inizialmente, dalla lobby statunitense dell’American Enterprise Institute, nel progetto di un rovesciamento politico in Iran (è sempre l’AEI che ha introdotto lo sciita Ahmad Chalabi, uomo del regime dei mullah, presso la Casa Bianca).

Tuttavia, molto presto il regime dei mullah ha fiutato la pista favorevole ed ha recuperato questo gruppuscolo misterioso per trasformarlo in una minaccia per l’integrità territoriale dell’Iran: obiettivo dei mullah, quello di terrorizzare gli iraniani e fare loro credere che un eventuale rovesciamento del regime sarebbe comunque seguito da un caos incontrollabile e sanguinoso.

Da nostre fonti nella regione, sappiamo che questi “rumors” di separatismo sono piuttosto infondati ma, in compenso, i baluci iraniani si sono rivelati pronti a dare collaborazione agli elementi patriottici ostili al regime. E perciò che i mullah hanno concentrato i loro sforzi in questa regione ed i suoi abitanti.

La comunità baluci iraniana è composta da circa 2 milioni di persone, ossia il 10% della popolazione baluci esistente fra Pakistan, Afghanistan, Oman ed i paesi del Golfo (nonché, beninteso, l’Iran). Dopo la rivoluzione islamica e in virtù dell’istituzione del regime dei mullah, tutti i sunniti iraniani sono stati privati dei loro diritti: non possono ricoprire funzioni pubbliche o essere pubblici funzionari, né possono varcare la soglia dell’ufficio della Guida Suprema. Dal 1979 i sunniti non hanno più il diritto di avere scuole religiose sannite né moschee.

In Iran i sunniti rappresentano circa il 12% della popolazione, stimata in circa 70 milioni di abitanti, ripartiti in 4 milioni di curdi ad ovest, 2 milioni di baluci a sud-est, e quasi altrettanti turkmeni nel nord-est. Sono tutti residenti in zone di frontiera ed è perciò che sono appetiti dalle lobby legate ai Gruppi petroliferi che, per natura, sono ostili all’esistenza di Stati sovrani capaci di gestire il proprio petrolio. Queste lobby sperano di poter sfruttare il malcontento degli iraniani “senza diritti”.

Sotto la presidenza di Khatami, presentato quale moderato, la repressione dei sunniti s’è amplificata. La moschea di Machhad, la città santa, è stata rasa al suolo e, dal 2000 ad oggi, tutte le richieste di ricostruzione rifiutate. Il governo di Khatami ha anche coperto l’assassinio di una dozzina di religiosi sunniti, reprimendo contemporaneamente nel sangue numerose rivolte di attivisti e semplici dimostranti sunniti.

Il caso dell’attentato è un salto di qualità. Il passaggio a quella che possiamo definire una repressione preventiva.

 

 

 




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SOCIETA'
19 febbraio 2007
Da Hanif Kureishi un'interessante analisi sull'islam moderato

Tratto da: Repubblica

del 18 febbraio 2007

di Riccardo Staglianò

 

L’Islam è l’ideologia del XXI secolo. Come marxismo e fascismo lo sono state del XX. E la sua versione “soft” sarebbe quasi più pericolosa di quella radicale. “Nessuno solidarizza con i kamikaze mentre la versione moderata si infiltra progressivamente nella società che la ospita, cambiandone il volto” sostiene Hanif Kureishi. Da scrittore è stato tra i primi a raccontare la seduzione del fondamentalismo sulla “seconda generazione”, la più critica, di emigrati britannici. Aiutato dal fatto di essere figlio di un pakistano e un’inglese. A Como, ospite della Fondazione Antonio Ratti per anticipare i brani del suo prossimo libro che uscirà da Bompiani, ha accettato di parlarne con Repubblica.

 

“The Black album” è ambientato nell’89, l’anno della fatwa a Salman Rushdie. E descrive il giovane Shahid, diviso a metà tra edonismo occidentale e sottomissione islamica. Non è iniziato tutto con l’11 settembre, quindi…

“A voler andare indietro è iniziato tutto con il colonialismo e il risentimento che ciò ha provocato nei confronti dell’Impero britannico, tra gli altri. Poi c’è stato il ’79, l’annod ella rivoluzione Khomeinista che ha politicizzato l’islam. E quindi l’anno della fatwa. Me lo ricordo benissimo: per la prima volta, anche a Londra, si capì che per esprimere le proprie idee si poteva morire. Fu terribile”.

 

Da dove veniva fuori quel radicalismo?

“Gli anni ’80 erano stati quelli del trionfo del consumismo, della “morte di Dio”. E ogni eccesso crea la sua reazione. Nel consumismo tutti conoscevano il prezzo delle cose ma non il loro valore. E l’islam, con la sua moralità e le sue tante restrizioni, riempiva quel vuoto”.

 

Il protagonista del “Budda delle periferie” e altri suoi personaggi musulmani hanno però una gran voglia di vivere, di sperimentare il sesso e le droghe. Lo riscriverebbe con quella libertà dopo quel che è successo con le vignette danesi?

“Avrei più paura. E non per paranoia ma perché ora si rischia maggiormente che un matto ti aspetti davanti casa e ti spari. Perché? La delusione è cresciuta, molte vicende internazionali si sono cronicizzate: la questione palestinese, l’assurdità delle guerre in Irak e in Libano. E molti si sono stancati di guardare e basta. In più, prima anche l’Occidente sapeva esprimere valori alternativi. Oggi da una parte ci sono gli islamici, con la loro fede profonda, e dall’altra i liberali, devoti per lo più alla religione dello shopping. Noi sguazziamo nel dubbio, loro ne sono esenti”.

 

Il padre del protagonista di un suo romanzo dice che la sua “religione è farsi un culo così”, che non ha tempo per pregare. Le generazioni successive diventano più critiche perché hanno più tempo per pensare?

“La prima generazione è quella del sacrificio. C’è da portare il cibo in tavola, pochi discorsi. I figli ed i nipoti nascono in altre condizioni. E hanno visto i loro padri, com’è successo a me, umiliati per un nonnulla o picchiati per puro razzismo. Ciò provoca rabbia e senso di colpa per il sacrificio dei valori originari sull’altare dell’integrazione. Una colpa alla quale tentano di rimediare radicalizzandosi”.

 

Lei si identifica con i musulmani, come suo padre, ma è molto critico con l’islam. Cosa gli rimprovera?

“Sono un liberale e uno scrittore. E l’islam, come dimostra il caso di Nagib Manfouz accoltellato in Egitto, di Salman Rushdie e vari altri casi recenti, può non essere amico degli scrittori. Mio padre era un ottimo uomo e un cattivo musulmano: non mangiava maiale ma bevevo e non andava in moschea. Io sono un apostata: amo molti libri, non un Libro solo. La dimensione religiosa, in generale, mi è totalmente aliena. Coltivo dubbi e scetticismo. Ma rispetto i musulmani come gli altri fedeli”.

 

Sostiene però una laicità alla francese, soprattutto per quanto riguarda la scuola. Perché è così importante che sia non confessionale?

“Perché è lì che si formano le coscienze. Islam significa sottomissione mentre quello che ci si aspetta da una scuola è imparare a pensare con la propria testa, mettere tutto in discussione. E Blair, invece di introdurre scuole islamiche, dovrebbe togliere anche quelle cristiane ed ebraiche. Devono essere di Stato, uguali per tutti”.

 

Nel suo prossimo “Qualcosa che vorrei dirti” traccia l’evoluzione della comunità asiatico-britannica dagli anni ’70 agli attentati di due estati fa. Cos’è cambiato?

“Le diverse comunità sono oggi ancora più distanti. E l’islam stà assumendo caratteri ideologici più forti. Mi vien da dire che sarà, per il XXI secolo, ciò che comunismo e fascismo sono stati per il XX. Rischia di diventare un’idea molto pericolosa. E quella più insidiosa non è la sua versione radicale ma moderata. Nessuno simpatizza per quelli che mettono le bombe. Mentre i moderati, cooptati dai nostri governi, compiono quotidiane iniezioni di islam in posti dove non se ne sente il bisogno: scuole, fabbriche, società civile. Non si faranno convertire dalle società che li ospitano, cercheranno sempre di convertirle. Convinti che gli infedeli siano gli altri e fiduciosi nel loro paradiso. So di essere pessimista e politicamente scorretto, ma credereste inn un nazismo moderato? Esistono molti musulmani moderati, sono la stragrande maggioranza, li conosco e li rispetto. Ma non un islam, inteso come ideologia, di quel tipo”.

 

 

 




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POLITICA
18 febbraio 2007
Francia: perché laicismo ed islam non sono coniugabili insieme

4 febbraio 2007

Afalkou Iazzouzene

http://www.kabyles.com/

Tradotto da: Kritikon

 

 

Secondo i media, l’Islam, seconda religione in Francia, raccoglie qualcosa come cinque milioni di seguaci. Una forza con la quale bisogna fare i conti: moltissimi di loro sono elettori. I loro parenti sono originari di paesi con i quali la Francia intrattiene relazioni economiche e culturali e con i quali deve mantenere rapporti privilegiati. D’altronde, la laicità garantisce la libertà di coscienza, dunque perché non lasciare che la religione musulmana si faccia un posto al sole nel paese di Marianna?

I primi immigrati riponevano la loro chéchia, il Corano ed il tappeto di preghiera nella valigia prima di mettere piede sulla nave che li avrebbe portati in esilio. La loro fede era vissuta con semplicità. Non reclamavano né moschea, né posti ad hoc per l’abbattimento dei montoni. Si distinguevano per l’ardore profuso nelle officine, nelle fabbriche, per l’abnegazione e la disciplina.

 

I paesi colonizzati sono poi diventati indipendenti. Ci si sarebbe aspettati una rarefazione del flusso migratorio dall’Africa ma, invece, s’è verificato l’esatto contrario. Il fabbisogno di manodopera per riparare i danni della seconda guerra mondiale, la necessità di sostenere la crescita economica, i pessimi governi succedutisi nelle ex-colonie, l’esplosione demografica che si registrava in essi, tutto ha contribuito ad incrementare un’immigrazione che, nel momento di massima espansione, ha fatto realmente pensare ad un sorpasso numerico degli immigrati sugli autoctoni.

Ma non siamo a questo punto. Cominciamo a sgonfiare lo spauracchio dei 4/5 milioni di musulmani. Così come le leggi francesi non permettono il censo secondo la religione, si qualificano come musulmani tutti coloro nel cui nome appaia una consonanza araba o africana. Ora, nella maggior parte di loro, la pratica religiosa è nulla, la fede stessa spesso assente.

 

Il vero problema sociale è comparso con il rallentamento della crescita economica e l’insorgere del fenomeno della disoccupazione di massa. Gli africani sono stati i più penalizzati. Fallimento scolastico, difficoltà di collocamento. I figli degli immigrati, giudicandosi vittime della società francese, hanno reagito con un ripiegamento identitario del quale l’islam è stato il collante. Meno nel suo aspetto spirituale, molto in quello ritualistico (ramadan, rifiuto della carne di maiale, ritorno al velo per le donne).

Nel contempo, l’integralismo islamico s’è sviluppato nel Medio Oriente. Sostenuto dallo stesso mondo occidentale nei tempi della guerra fredda, il fenomeno gli è esploso fra le mani al momento dell’implosione comunista. Fatta eccezione per gli specialisti, i fondamenti e gli obiettivi degli islamisti sono ai più sconosciuti.

Primo errore. Pensare che solo gli integralisti ed i loro correligionari siano interessati dal “risorgimento islamico”. Convinti che la civiltà occidentale sia in piena decadenza, gli integralisti si propongono invece di purificarla con la persuasione, la violenza se occorre, finanche ricorrendo ad ordigni ed auto-bomba.

Secondo errore. Pensare che la loro propaganda e le loro organizzazioni caritative presenti nel mondo occidentale abbiano per scopo principale la salute delle anime dei giovani immigrati di seconda o terza generazione, che si sentono esclusi al contempo dal paese che li ospita (o che ne è la patria) e dai paesi di origine. No.

Gli integralisti si propongono di fare esplodere in mille pezzi il concetto di laicismo, con tutte le conseguenze che questo implica (tolleranza e rispetto per le libertà). Il velo islamico non ne è che una segno apparente. Un domani, le stesse donne che pretendono di velarsi di loro sponte, non mancheranno di pretendere (Corano alla mano) l’ufficializzazione della poligamia, il ripudio, la lapidazione delle donne adultere, la rivisitazione legale del rapporto gerarchico uomo-donna. Poco a poco l’applicazione della Sharìa verrà rivendicata prima per la comunità musulmana e, quindi, per l’intera società.

 

In Francia gli integralisti procedono sottobanco, non potendo agire diversamente. Osano persino avvalersi della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo mentre il Corano che essi predicano gli è nettamente contraria. La laicità dello Stato viene attaccata in modo subdolo. E così la società passando da un arretramento ad una rinuncia rischia davvero di annullarsi. I nemici della libertà finiranno per uccidere la libertà stessa.

I credenti sono convinti che proibizioni ed obblighi religiosi siano emanati direttamente da Dio, tramite il proprio intermediario, l’arcangelo Gabriele. Come credere a queste sirene nell’epoca dei voli spaziali e delle clonazioni? Eppure…

La laicità è minacciata tanto più che, pur di ammettere la proibizione del velo a scuola, la Commissione Stasi (un colpo al cerchio ed uno alla botte) aveva raccomandato l’introduzione delle feste religiose ebraiche e musulmane come giorni di vacanza scolastica. A che pro, visto che gli stessi osservanti non chiedevano tanto?

 

Accettare il comunitarismo significherebbe prendere atto del fallimento totale del processo integrativo, già di per se piuttosto compromesso. Portare il velo in Francia equivale ad affermare una differenza radicale verso la comunità francese. In definitiva dunque, sarà la stessa coerenza della società francese ad essere compromessa perché, secondo il Corano: “i musulmani sono duri verso i miscredenti ed affettuosi fra di essi” (Sura della Vittoria, versetto 29).

Cosa fare? Per difendere la laicità una sola cosa: legiferare. Affinché l’islam cessi di essere un ostacolo all’integrazione, occorre fargli assimilare lo spirito illuminista e smetterla di sovrapporre sacro e profano, temporale e spirituale, religione e politica. La situazione che anticipò il 1905, all’epoca della separazione fra Stato e Chiesa, era senz’altro molto meno pericolosa di quella attuale. Allora la sola Francia era interessata dal problema. Oggi, l’offensiva islamista è planetaria.

Più ancora della laicità è la civiltà occidentale che occorre difendere. Quanto agli integralisti, nulla vieta che perdano via via popolarità nei paesi che già hanno sottomesso alla Sharìa.

 




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11/09/2001