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Spigolature di attualità, politica e religione
politica interna
31 marzo 2007
ITALIA: L’odio degli imam nelle moschee: gli infedeli si uccidono e basta

Per la pagina de Il Giornale: clicca qui

di Guido Mattioni - sabato 31 marzo 2007, 09:20

 

Prediche d'odio e urla d'aiuto. Sono grida diverse, ma comunque grida, quelle che si levano dall'arcipelago Islam. L'Islam d'Italia. E se è stato l'orrore il sentimento più diffuso suscitato dalle incitazioni alla Jihad lanciate dall'imam Kuhaila di Torino e mandate in onda giovedì dalla trasmissione Anno Zero di Michele Santoro, è invece pena l'emozione che scaturisce dall'altro grido, quasi corale, che arriva dal Veneto.

Lì, in provincia di Treviso, sei ragazzine africane che non si conoscono nemmeno, residenti in altrettante diverse località, hanno strappato il velo. Non quello con cui devono coprirsi il capo, ma quello immateriale, intessuto di umiliazioni, rinunce, violenze. Oltre che di vergogna per non poter vivere - perché questo in fondo chiedono – “come tutte le ragazze italiane”. Così, stanche di quella diversità imposta, si sono ribellate, denunciando i genitori. Succede anche questo - anno 2007 - nella ricca Marca veneta dove l'immigrazione ha cifre da primato, direttamente proporzionali al galoppante prodotto interno lordo e ai record dell'export di quella che un tempo era stata una povera terra da cui fuggire. “E dove ormai - dicono all'Associazione industriali - perfino le nostre iniziative di qualche anno fa, per dare ai lavoratori extracomunitari un tetto, sono superate. Perché la casa, oggi, sono fortunatamente loro a poterla acquistare”.

Ma se il benessere raggiunto può appagare padri e madri, non è quello - o non solo quello - ciò che inseguono i figli. E sono soprattutto le donne, relegate in una condizione di inferiorità, a pagare il prezzo più alto. Lo ha confermato la già citata puntata di Anno Zero, in cui oltre all'esaltazione di Al Qaida e agli appelli dell'imam affinché i suoi seguaci non facciano “alcun compromesso con gli infedeli”, un frequentatore della moschea di via Cottolengo ha chiarito una diffusa opinione islamica sul genere femminile. Sostenendo, con una smorfia di disprezzo, che “non si può mettere a confronto una 500 con una Ferrari”.

Indaga la Digos a Torino, ora. Gli imam delle moschee torinesi sono stati convocati in Questura e interrogati. La polizia vuole sapere se quei fogli mostrati dalla immagini tv sono il cosiddetto “giornale di Al Qaida”. Sono volantini, in realtà fogli ciclostilati e diffusi in maniera confusa. L’imam Mohamed Kuhaila s’è difeso davanti agli agenti: “Non c’entro col terrorismo”. Così gli altri religiosi: “Siamo per l’integrazione”. Anche le violenze sulle donne sono sotto esame. Si vuole capire di più sulle notizie riportate su un giornale mostrate in tv (una donna violentata dal marito, dopo una predica dell’imam che sostiene che “le donne sono esseri senz’anima”).

Probabilmente sono cresciute così anche le giovani immigrate di Treviso: sentendo in casa affermazioni simili, enunciate dai padri e confermate dal capo chino delle madri. Anzi, stando alle denunce che sono nelle mani delle pm Valeria Sanzari e Francesca Torri, sarebbero proprio le mamme le destinatarie delle accuse più ricorrenti e gravi. Sarebbero loro, schiave e carnefici allo stesso tempo, a picchiare le ragazze se escono senza avvertire, se cercano di indossare abiti occidentali, perfino se si “azzardano” a fermarsi al doposcuola. E su questo s'indaga.

Che convivenza e integrazione siano temi difficili non solo in famiglia, ma anche nella scuola, lo conferma Luciano Todero, preside dell'Istituto Fogazzaro di Follina (in provincia di Treviso). Con il 32% la sua scuola, 682 studenti, è una di quelle a più alta percentuale di immigrati del Veneto. “Quello che mi preoccupa davvero è che i problemi sono tanti e quotidiani, al punto da occupare ormai almeno la metà del mio tempo”. E li elenca, Todero, i problemi: “Scarsa attenzione per i doveri da parte delle famiglie, che magari partono senza un avviso per le ferie con i figli e non sai mai quando tornano; rifiuto costante di mandarli in gita con gli altri; divieto di farli mangiare in mensa, nonostante ci siano menù differenziati, rispettosi dei dettati islamici; l'acquisto dei libri, che è quasi un optional; o magari la pretesa di qualcuno che il pulmino faccia una fermata proprio davanti a casa sua, altrimenti non manda il figlio a scuola. Tanti diritti, nessun dovere. Tutte cose - lamenta il preside - che finiscono con il riflettersi sul comportamento e sul profitto dei ragazzi. Qualcuno dirà che questo è vivere i problemi sul campo; ma se mi si passa una battuta, qui non c'è nessun campo, siamo piuttosto in una selva oscura”.

 

 




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SOCIETA'
27 marzo 2007
L'ARTE PRIMA DEL MUSULMANO: PROTESTARE. COMUNQUE E SEMPRE.
        

La curiosa pantomima inizia con un articolo pubblicato il 1° febbraio di quest’anno sul Corriere canadese. Lo riporto d’appresso senza commenti, data la sua incontestabile chiarezza. Per verificarlo sul sito clicca qui

 

Dal Québec una promessa, vietato lapidare le donne

 

Singolare lista di comportamento in un piccolo centro francofono per i nuovi immigrati

 

HEROUXVILLE - Per evitare confusioni sulla propria identità e cultura, un paesino della provincia del Québec ha pensato bene di stilare una lista di "norme di vita" che, indirizzate ai (per adesso futuri) immigrati, proibiscono, fra le altre cose, la lapidazione o l'escissione, l'uso del burqua sul suolo pubblico o la richiesta di carne halal (cioè lecita secondo la dottrina islamica).

Nel comune di Herouxville, che conta 1.338 abitanti, gli immigrati finora si contano sulle dita: una sola famiglia. Ma con questo codice di comportamento, che sta già facendo discutere, Herouxville ha inteso prepararsi all'accoglienza degli stranieri che ritiene inevitabile, vista la crescente affluenza di extracomunitari nei maggiori centri canadesi.
Ma a dispetto delle apparenze, il consiglio comunale è dell'idea che le nuove norme favoriranno l'afflusso e la convivenza pacifica con gli immigranti: «È chiaro nel documento che voi siete i benvenuti, desideriamo accogliervi, è scritto nero su bianco» ha sottolineato André Drouin, membro del comune e sostenitore del documento, aggiungendo che si tratta solo di «dire alla gente chi siamo».

In realtà, l'iniziativa si inserisce in un dibattito più ampio che riguarda una norma giuridica, contenuta nella 'Carta dei diritti umani e della libertà', chiamata "ospitalità ragionevole", che obbliga ad accogliere e accontentare le persone con bisogni particolari. Secondo alcuni, la regola impone una tolleranza eccessiva e ha dato adito ad episodi molto discussi, come il caso di una palestra di fronte a una sinagoga ortodossa, che ha oscurato i vetri per non offendere i giovani credenti alla vista di gambe femminili. Il codice di Herouxville, che non ha comunque alcun valore giuridico, mette però bene in chiaro che alle donne è richiesto di mostrarsi a volto scoperto, possono guidare, ballare e, se fanno le poliziotte, possono compiere arresti; inoltre bambini e bambine possono invece nuotare nella stessa piscina.

Il sito internet del comune è già stato invaso da oltre 2.000 e-mail, per lo più a favore. Ma non mancano accuse di razzismo e xenofobia, come quelle del Consiglio musulmano di Montréal, che ha definito le norme offensive e piene di stereotipi.

Nella dichiarazione, tra l'altro, si legge: «Vogliamo informare i nuovi arrivati che certe tradizioni che hanno lasciato alle spalle non si possono ricreare qui da noi», e si ribadisce, a uso e consumo degli immigrati, il diritto delle donne a guidare un'auto, votare, ballare, scrivere assegni, vestire come si vogliono, lavorare e acquisire beni di proprietà. «Riteniamo dunque completamente fuori da queste norme che una donna sia uccisa con la lapidazione in pubblico, o bruciata viva o ustionata con l'acido, o sottoposta alla mutilazione genitale», si legge nell'ordinanza.

Andre Drouin, il consigliere ideatore della dichiarazione che ha provocato le proteste della comunità islamica del Québec, ha detto che la cittadina apre volentieri le porte a «persone di ogni nazionalità, lingua, orientamento sessuale, a patto che accettino le nostre regole sociali».

 

 

 

Tutto a posto? Ma neanche per sogno.

In data 6 febbraio lo stesso quotidiano rileva il risentimento della comunità musulmana canadese (che di canadese ha ben poco, visto che sono bravissimi a restare legati al loro medioevo). Ed appare il seguente articolo che, per verificarlo, clicca qui:

 

Gli islamici: «Il codice di Hérouxville viola i diritti»

MONTRéAL - Continua a far discutere il codice di comportamento per immigrati adottato nei giorni scorsi dal Consiglio comunale di Hérouxville, in Québec. Secondo due organizzazioni dei musulmani residenti nella provincia francofona, infatti, il vademecum proposto dalla municipalità quebecchese violerebbe i diritti degli immigrati di fede islamica. Motivo sufficiente per inoltrare una formale richiesta di intervento alla locale commissione per i diritti umani. A protestare sono il Congresso islamico canadese e il Forum musulmano canadese: a detta dei loro rappresentanti il codice del municipio di Hérouxville, che non ha forza di legge, violerebbe la Carta dei diritti e delle libertà. Tra i divieti previsti, ci sono quello di indossare il velo "integrale" e quello di macellare le carni secondo il costume musulmano.

 

 

 

__________________

 

 

 

Dunque i musulmani, che nei loro paesi di origine se ne strafregano dei diritti umani (figurarsi poi di chi non pratica maometto) hanno la faccia di invocare quella dichiarazione dei diritti dell’uomo che essi stessi per primi hanno avuto l’accortezza di NON sottoscrivere, preferendo quell’arzigogolo demenziale intitolato “Dichiarazione dei diritti dell’uomo nell’islam”. Una porcheria che squalifica chiunque non sia musulmano, al cospetto della quale la santa inquisizione sarebbe un convitto di educande.

E ci vuole sempre la faccia loro (dei musulmani, dico) per definire violazione dei diritti il divieto della lapidazione, il diritto di condividere gli stessi spazi uomini e donne, il divieto di mandare una donna vestita come babbo natale per tutto l’anno.

Forse non soggiunge mai, nella bacata mente dell’islamico, che anche gli altri hanno dei diritti e che, soprattutto, la superiorità indiscussa della nostra società passa proprio attraverso la tutela degli stessi.

Vien da pensare che il musulmano cerchi di appiattire il creato al proprio medioevo, per poterlo meglio dominare. Ci vuole una bella faccia per farlo in nome di un dio sempre incazzato e misericordioso part-time (cioè solo con i musulmani).

Forse è proprio per questo che, costantemente, la faccia se la nascondono.

 

 




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politica estera
26 marzo 2007
IRAN: QUALCOSA SCRICCHIOLA TRA I GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE....
         

Per l’articolo originale clicca qui

24 marzo 2007

Tradotto da: Kritikon

 

Mentre prosegue l’implementazione di notizie sulla scomparsa del miliziano Asghari, altre fonti confermano come il suo caso abbia favorito l’insorgere di altre “vocazioni”. Secondo la BBC è di almeno cinque il numero degli alti ufficiali della Guardia Rivoluzionaria islamica che sono scomparsi in Turchia nel corso degli ultimissimi giorni.

Una vera epidemia.

Il riferimento britannico si basa su una serie di articoli comparsi sulla stampa turca che parlano chiaramente di defezioni a favore delle potenze occidentali. I giornali turchi pretendono di avere informazione diretta dai servizi di sicurezza e dalla stessa polizia, messa sotto pressione da richieste ufficiali pervenute tramite canali diplomatici segreti iraniani sullo svolgimento delle indagini.

Sempre secondo alcuni quotidiani di Ankara ed Istanbul, tra gli ufficiali scomparsi figurerebbero almeno tre generali di brigata.





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ECONOMIA
25 marzo 2007
MENTRE IN ITALIA SI FAVOLEGGIA SULLE RISORSE RINNOVABILI, CHI CI ABITA DI FRONTE LANCIA SONDAGGI SUL NUCLEARE.
    

    Edizione del 25/3/2007
    Trattasi di un sondaggio in pieno svolgimento sul quotidiano marocchino:
    Le Matin du Maroc et du Sahara


Sujet :
Etes-vous pour la création d'une centrale nucléaire civile au Maroc ?

 

Oui

77,7%

2135

Non

20%

550

Je ne sais pas

2,3%

62

Total des votes :

2747

Le résultat du vote ne reflète en aucun cas l'opinion du "lematin.ma", mais celui des visiteurs du site.

 

 

Per il sondaggio clicca qui

 

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Pensierino:

E' curioso come una quantità sempre maggiore di paesi arabi (o nel caso specifico arabo/berbero) a vocazione religiosa musulmana siano interessati ad una nuclearizzazione galoppante del proprio territorio.
Sarebbe ancora più interessante chiedere al dotto Pecoraro Scanio ed alla sua pletora di Verdi incalliti come pensa di risolvere questa dicotomia che contempla il diritto dei paesi sottosviluppati (non solo economicamente) ad adottare una tecnologia che non sono neanche in grado di manipolare mentre, di converso, condannano tranquillamente il nostro paese ad affondare in un debito energetico di proporzioni bibliche.
Forse che gli islamici (in alcuni casi i nazislamisti) sono più affidabili dell'ENEL nucleare?
Sarebbe ora di tornare con i piedi per terra.
Prima che questi galantuomini provvedano a sistemarci tutti sotto. La terra.



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diritti
21 marzo 2007
GERMANIA: IL CORANO COMINCIA A DETTARE LEGGE
    L'express.fr

LA LEGGE DEL CORANO

di Sylvain Chazot

mercredi 21 mars 2007, mis à jour à 20:11

Per l’articolo in lingua clicca qui

Tradotto da: Kritikon

 

 

La legge tedesca recita così: gli sposi devono aver maturato almeno un anno di separazione legale prima di poter intentare la procedura del divorzio. Ma dinanzi alla realtà di uno sposo violento, una giovane marocchina ha presentato lo scorso mese di ottobre, presso il tribunale di Francoforte, una richiesta di divorzio immediato. La giovane donna, ventiseienne e madre di due bambini, sperava in tal modo di porre fine alle quotidiane minacce del proprio congiunto.

La giudice assegnataria del dossier ha invece rifiutato di concedere il divorzio alla giovane sposa. In una lettera spedita alla parte in causa, la magistrata ha spiegato che il Corano dà al marito il diritto di correggere la propria moglie. Questo fatto è essenziale in quanto, sempre secondo la magistrata, la coppia si era unita sotto la legge islamica. Citando i versetti del Corano, la giudice ha dunque consigliato alla donna di attendere il termine legalmente contemplato (un anno, appunto) per le coppie che chiedono il divorzio.

“L’intera classe politica è disorientata da questa decisione” – sottolinea Blandine Milcent, corrispondente per l’Express in Germania. “L’intero paese si chiede come un giudice federale abbia potuto citare il Corano per prendere una decisione che richiederebbe il riferimento alle leggi della Repubblica Federale Tedesca. Come dunque un giudice può in siffatto modo giustificare le violenze propinate alle donne?”

Da parte dei Verdi, la deputata Ekin Deligoz ha manifestato tutta la propria indignazione, affermando che il Corano non può diventare un modello giurisprudenziale. In seno alla CDU, partito di tradizione cristiana, il deputato Wolfang Bosbach ha parlato di “triste esempio”. Stessa campana presso lo SPD, dove il responsabile della politica interna, Dieter Wiefelputz, ha richiesto provvedimenti disciplinari nei confronti della magistrata. Quest’ultima, nel frattempo, è stata privata del dossier in questione.

“La decisione rilancerà in Germania un forte dibattito, prosegue Blandine Milcent, così come accadde lo scorso anno per la polemica sui delitti d’onore. All’epoca, numerose associazioni per la difesa dei diritti delle donne avevano criticato la tendenza a giustificare le violenze domestiche verso le donne”.

Questa sentenza non mancherà di ripetere lo stesso percorso.

 

 

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Dedicato a Ferrero (ed i suoi più ciechi accoliti)

Beati gli affamati di giustizia perché saranno giustiziati (Cecchelin Angelo)

 




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politica estera
20 marzo 2007
SVIZZERA: CONFERMATO IL RIFIUTO DELLA CITTADINANZA A 25 MUSULMANI

Lexpress.ch

 

Martedì 20 marzo, ore 13:11

Per l’articolo in lingua clicca qui

Tradotto da: Kritikon

 

 

I cittadini di Rheineck (San Gallo) hanno nuovamente rifiutato lunedì sera la concessione della cittadinanza a 25 persone di religione musulmana. Esattamente come nella prima votazione incorsa nel marzo 2005, essi non hanno dato una motivazione particolare alla bocciatura della domanda di cittadinanza.

L’assemblea comunale ha assunto la decisione “a netta maggioranza”. Alcuni rifiuti sono stati accompagnati da motivazione specifica, altri no. In compenso, la richiesta di naturalizzazione di un immigrato di religione cattolica è stata subito concessa.

Questa nuova votazione si è resa necessaria a seguito di un ricorso presentato in occasione del primo rifiuto, da parte di un rifugiato musulmano. Il governo del cantone San Gallo e quindi il tribunale amministrativo (equivalente al nostro TAR nds) avevano rispedito la decisione al consiglio comunale, invitandolo a fornire motivazioni più dettagliate sui rifiuti.

 

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Pensierino:

In verità, Italia a parte, un po’ tutta l’Europa sta lentamente ma inesorabilmente virando verso un sensibile irrigidimento nell’applicazione dei parametri di accoglienza. Le esperienze francese, olandese e britannica sull’ineluttabile non-integrazione della cultura musulmana con le regole liberali dell’Occidente è sotto gli occhi di tutti. Il manierismo politico ed etico di facciata si è lentamente (un po’ troppo lentamente…) sgretolato ed i politici fautori del mito del calderone multiculturale si sono dovuti ricredere, incalzati dai fatti ineluttabili.

Così in Olanda, dove l’ala laburista, dopo aver cavalcato con successo il voto islamico (10% dell’elettorato) comincia a fare i conti con un target culturale sensibilmente distante dalla vocazione tollerante tipica dei Paesi Bassi. Con tanti saluti per gay, lesbiche, libertà di espressione, satira, abbigliamento ecc. E si scopre che far convivere islam e Marx presenta difficoltà superiori persino ai paletti Vaticani.

Più complessa la situazione francese, dove una parte della popolazione musulmana s’era (imperfetto oramai d’obbligo) integrata nel tessuto sociale, sacrificando l’osservanza fidei alla laicità che impregna la tradizione transalpina. Ma l’attuale retromarcia del popolo di Allah, con veli, corani, precetti ed incipiente nascita del fenomeno del comunitarismo (sinora tipicamente britannico) spaventa non poco la stessa sinistra francese, memore della lezione delle vignette e, soprattutto, del potenziale devastante di certi gruppi organizzati (sin troppo). Nell’autunno 2005 il governo francese dovette far ricorso alla mediazione degli imam (alcuni di dubbia fedeltà alla Repubblica) per venire a capo di alcuni episodi di rivolta.

E che dire della Gran Bretagna, già impegnata in una strenua lotta nelle scuole per eliminare veli e chador, a varare leggi che favoriscano il rimpatrio finanziato delle moltitudini islamiche, a difendere con i denti i capisaldi di quel liberismo che i musulmani di quarta generazione (quindi britannici a tutti gli effetti) sarebbero ben felici di eliminare.

Ma la chicca più brillante ci viene fornita da quella Bosnia musulmana che, una volta compreso di che pasta fossero i volontari islamici intervenuti “disinteressatamente” da Marocco, Siria, Egitto e compagnia cantante, ha prontamente provveduto a varare una legge che revoca la nazionalità a questi candidati da nobel per rispedirli al mittente. Senza tener conto dei numerosi figli nel frattempo confezionati dagli stessi virgulti da Allah, ne della sorte delle loro fedeli mogli bosniache. E l’elemento più sorprendente sapete qual è?

Che TUTTI gli Stati europei, compreso l’attuale governo italiano filo-iraniano e filo-islamico, si sono ben guardati dal presentare un qualsiasi invito ad accogliere questi autentici mercenari medievali. Una cambiale davvero troppo salata.

In definitiva, la sentenza del consiglio di Rheineck dovrebbe piuttosto invitare alla meditazione il valdese Ferrero e l’ateo Giordano (ma si comporta da convertito musulmano), nonché gli stessi dirigenti dell’islam “europeo” (che in verità non esiste, essendo costituito per immensa maggioranza da immigrati di ogni generazione).

Forse l’Europa è stanca di concedere.

Tutta colpa dell’Occidente?

 

 




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politica estera
18 marzo 2007
HAMAS, AL QAIDA E L'ODIO PER ISRAELE
        

Editoriale

         Par Guy Senbel pour Guysen Israël News

Venerdì 16 marzo: ore 01:20

Tradotto da: Kritikon

 

Questa settimana vorremmo richiamare l’attenzione dei nostri lettori sulle condizioni e le conseguenze della nascita del governo di cui si è dotata l’Autorità palestinese. Correndo il rischio di passare per uccelli del malaugurio, è quantomeno fortemente probabile che questo nuovo tentativo di commistione fra Hamas e Fatah sia votato, come il precedente, al fallimento. Prendiamo piuttosto atto dell’importanza centrale assunta nel mondo politico arabo-musulmano dalle varie organizzazioni terroristiche.

Il governo palestinese di unità nazionale è dunque nato con il proclama pubblico di giovedì 15 marzo, sottoscritto dal presidente Mahmud Abbas ed il Primo ministro Ismail Haniyeh. Sei i mesi necessari per raggiungerlo dopo reiterati scontri fra le due fazioni.

Mahmud Abbas, capo di Fatah, ha emesso un decreto contemplante la “composizione del nuovo governo”, forte di ben 25 ministri, tra i quali per l’appunto Haniyeh. Un decreto che ha raccolto una reazione positiva da parte dell’Unione Europea ed un atteggiamento sensibilmente diverso da parte di Stati Uniti ed Israele… Haniyeh ha immediatamente dichiarato che “faremo di tutto per rafforzare l’unità nazionale, ottenere la revoca dell’embargo contro il popolo palestinese e migliorare i rapporti diplomatici con la comunità internazionale”. Haniyeh non ha inoltre mancato occasione per reclamare il rilascio immediato di decine di deputati e ministri di Hamas, detenuti per loro responsabilità in numerosi atti terroristici.

Ismael ha ufficialmente annunciato che lo Stato ebraico rifiuta di trattare con il nuovo governo palestinese. In effetti, se il gabinetto vanta otto ministri “indipendenti”, graditi dai due movimenti, è pur vero che Hamas avrà almeno dieci ministri, contro i sei di Fatah.

Se il governo israeliano rifiuta di trattare con un governo palestinese che allinea ancora membri dell’organizzazione terrorista Hamas, un’altra organizzazione terroristica, Al Qaida, ha denunciato domenica 11 marzo, il nascente accordo fra Hamas e Fatah. Ayman Al Zawahiri, numero due di Al Qaida, rimprovera ai dirigenti di Hamas “di aver gozzovigliato con il satana americano ed il suo agente saudita. I dirigenti di Hamas hanno consegnato agli ebrei la maggior parte della Palestina. Si sono venduti per conservare il potere governativo. E che governo (…), un governo ridicolo”. Ayman Al Zawahiri ha anche affermato che l’accordo rientra in un “piano americano destinato a colpire la resistenza Jiahdista islamica, impegnata contro la campagna crociato-sionista. L’America perorerebbe una falsa soluzione alla questione palestinese al fine di sopprimere la principale ragione che alimenta l’odio musulmano”…..

Odia che è stato confessato giovedì 15 marzo da perte di Khaled Cheikh Mohamed che ha rivendicato la propria implicazione in una trentina di atti terroristici, tra i quali quello dell’11 settembre, del quale ha reclamato il primato organizzativo.

Il terrorista professionista, di nazionalità pakistana, ha inoltre rivendicato la decapitazione del giornalista del Wall Street Journal Daniel Pearl, nel 2002: “Ho decapitato con la mao destra benedetta la testa dell’ebreo americano Daniel Pearl, nella città di Karachi, in Pakistan. Per coloro che ne desiderano la prova, ci sono foto su internet che mi ritraggono con in mano il suo capo”. Ricordiamo la mostruosa messinscena dell’assassinio di Daniel Pearl. In un angolo della ripresa, i boia avevano mostrato la foto di Mohamed Al Dura appesa al muro.

Se rammentiamo l’episodio dell’esecuzione di Saddam Hussein, possiamo ricordare il suo ultimo messaggio “la Palestina appartiene agli arabi”. Non esiste un solo regime totalitario nel mondo arabo-musulmano che non si ispiri alla Palestina per giustificare i propri atti terroristici o le proprie decisioni, anche le più pericolose. Come quelle della corsa al nucleare scatenata dall’Iran oggi, dall’Arabia Saudita domani.

Al Qaida vuole la guerra, un nuovo genere di guerra, terribile. Hamas non vuole la pace. Hitzbullah nemmeno. E l’Iran smania di dimostrare la propria forza.

Qual è l’organizzazione terroristica che, in nome della “causa palestinese”, detiene i nostri soldati? Ed in quale paese sono prigionieri in questo momento Guilad Shalit, Ehoud Goldwasser e Eldad Reguev? Tre figli di Israele che il mondo ha già dimenticato.

Questa sera il nostro pensiero corre ai loro parenti, i loro cari, che da nove mesi aspettano che si compia il miracolo. Uniti nelle loro preghiere, animati da una coscienza ebraica, con loro, dopo nove mesi, aspettiamo.

Guy Senbel

 

 

 




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politica interna
17 marzo 2007
Lettera aperta dei familiari della scorta dell’on. Moro trucidata in via Fani
        
      GlobalpressItalia

          17 marzo 2007
        http://www.globalpress.it/index.php?variabile=articolo&code=900

UN GRIDO DI DOLORE PER LA SUPERFICIALITÀ DELLE ISTITUZIONI

 

 

Dopo anni di doloroso silenzio i familiari degli agenti uccisi nell’agguato di via Fani a Roma, dove morirono nell’adempimento del loro dovere, fanno sentire la loro voce, sconvolti dall’atteggiamento delle Istituzioni che elargiscono posti ministeriali e cattedre oratorie ai criminali dispensatori di terrore, che non hanno da dire e insegnare niente se non odio e rancore, avendo inflitto numerosi lutti al nostro Paese. Ma ecco il grido di dolore di questi superstiti.

 

Gentilissimi, siamo i familiari dei carabinieri e degli agenti della Polizia di Stato caduti il 16 marzo 1978 nella oramai famosa “Strage di via Fani”, occasione in cui fu rapito l’Onorevole Aldo Moro e trucidata senza nessuna pietà tutta la sua scorta.

Martedì 27 febbraio u.s. alle 23.40, Studio Aperto, il tg diretto da Mario Giordano, ha presentato uno speciale dal titolo ''Il ritorno delle Brigate rosse'', condotto da Claudio Martelli, che ricostruiva la nascita delle Brigate Rosse con una lunga intervista ad Alberto Franceschini, fondatore storico del gruppo terroristico nel lontano 1970 insieme a Renato Curcio.


All’interno dello speciale un’intervista al Franceschini veniva realizzata proprio a via Fani, luogo in cui furono uccisi cinque servitori dello Stato. Tale proiezione ci ha riportato indietro di trent’anni, a quel terribile giorno in cui le nostre vite si fermarono insieme a quelle dei nostri cari, ci ha inorridito vedere un terrorista accanto alla lapide che ricorda l’eccidio, ci ha disgustato sentirlo parlare di Brigate Rosse proprio in quel luogo di “memoria storica” per la Nazione tutta.


Silenziosamente sino ad oggi, in quanto educati dai nostri caduti nel rispetto delle Istituzioni e nel credo cristiano, abbiamo taciuto sui vari accadimenti degli ultimi tempi. Abbiamo silenziosamente osservato Sergio D'Elia, ex terrorista di Prima linea, essere eletto segretario di presidenza della Camera dei deputati, abbiamo fissato l'ex terrorista Susanna Ronconi essere nominata alla Consulta nazionale delle tossicodipenze, abbiamo assistito l'ex brigatista Barbara Balzerani, né dissociata né pentita, ottenere la libertà condizionata nonostante il parere negativo espresso da noi familiari al Magistrato di Sorveglianza (parere che data la nostra discrezionalità non è mai stato dato in pasto alla stampa), ed ora, infine, siamo costretti ad assistere all’esaltazione mediatica dell’ex BR Franceschini proprio sul luogo in cui vennero uccisi gli uomini della scorta di Moro (come purtroppo vengono ormai ricordati i cinque agenti, precipitati nel limbo della dimenticanza comune).


Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, tramite il Segretario Generale del Quirinale Donato Marra, in occasione dell’invito al figlio dell'ex sindaco di Firenze Lando Conti, ucciso dalle Br, a sospendere il suo sciopero della fame iniziato per protestare contro la presenza nelle Istituzioni di ex terroristi, affermò “…il bisogno di mantenere viva nell'opinione pubblica e tra le forze politiche la memoria della gravità dell'attacco portato dal terrorismo alle istituzioni democratiche e il ricordo di quanti le hanno difese con coraggio e determinazione fino al sacrificio della vita”.


Orbene, viste le dichiarazione del Capo dello Stato riteniamo indecoroso e realmente indecente proporre tali interviste, come quella rilasciata dal BR Franceschini nello speciale di Studio Aperto, effettuate nei luoghi della “memoria”. Intervista di cui nessuno ci ha dato notizie in merito, che ci ha colpito così forte al cuore, non solo per la presenza dell’ex terrorista, ma anche per il totale stato di abbandono di quel luogo che dovrebbe rappresentare anche per le generazioni future un punto di riferimento storico.


Abbiamo avuto sempre la massima discrezione, nel rispetto dei valori e delle Istituzioni, assistendo in cristiano silenzio al ritorno, in primo piano, degli ex terroristi. Li abbiamo guardati presentare libri, tenere convegni, salire in cattedra, entrare a far parte delle Istituzioni stesse, assistere, infine, all’ennesima loro “escalation mediatica” in puro stile “al-qaediano” sul proprio ricordo di quegli anni, come se quella stagione avesse avuto per protagonisti, agli occhi dei telespettatori, i soli componenti della lotta armata.

Concludiamo questa lettera aperta con un quesito a cui, come sempre, non ci aspettiamo risposta, ci chiediamo, infatti, come reagirebbe l’attuale Governo ed i suoi rappresentanti ad un’intervista dell’ex SS Erich Priebke sulla storia del nazismo effettuata sul luogo della “strage delle Fosse Ardeatine”?


Con sdegno, rammarico e commozione i familiari della Strage di via Fani.


Ileana Lattanzi (vedova del Maresciallo CC Oreste Leonardi)


Maria Rocchetti (vedova dell’App. CC Domenico Ricci)


MariaPia Zizzi ( sorella del Brig. della P.di S. Francesco Zizzi)


Ciro Iozzino (fratello dell’Ag. della P. di S. Raffaele Iozzino)


Angelo Rivera (fratello dell’Ag. della P. di S. Giulio Rivera)

 

07 marzo 2007

 

 




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SOCIETA'
16 marzo 2007
BOSNIA: NESSUNO VUOLE PIU' I MERCENARI DI ALLAH


Per l’articolo in lingua CLICCA QUI

di Luiza Toscane

Seconda parte

Tradotto da: Kritikon

 

La tagliola della nuova legge sulla cittadinanza, mirata a permettere numerose revoche di nazionalità e naturalizzazioni compiute fra il 1992 ed il 2006, è inesorabilmente scattata. La commissione, ricordiamolo, esamina caso per caso le situazioni dei singoli stranieri naturalizzati e per bocca del suo presidente, Vjekoslav Vukovic, ha fatto sapere di aver già proceduto a centinaia di revoche di cittadinanza bosniaca.

Oggi come oggi la situazione dei rifugiati musulmani è diventata molto delicata. Per costoro trovare un paese d’accoglienza è diventato un vero rompicapo, dato soprattutto la pessima nomea che accompagna coloro che affluirono nei balcani come volontari musulmani

Vukovic tiene a precisare che i provvedimenti non riguardano solo i musulmani o gli arabi in genere: “Tuttavia, precisa, tra la gente che si è vista revocare la cittadinanza vi sono numerosi russi e romeni. Questi, però, hanno lasciato la Bosnia senza soverchi problemi e sono rimpatriati”. Il problema si presenta unicamente per gli arabi e/o i musulmani: “Tutti gli egiziani che sono rientrati in Egitto sono stati sistematicamente sbattuti in galera” afferma. “Coloro che hanno maggiormente da temere dal rimpatrio sono i siriani, i tunisini e gli egiziani, suscettibili di essere sottoposti a torture, incarcerazioni e, nel caso dei siriani, la pena di morte”.

Le opposizioni fatte presso la Corte Suprema bosniaca non creano alcuna sospensiva al rimpatrio che, finora, si delinea inevitabile per più di trecentocinquanta ex bosniaci naturalizzati.

 

______

 

Torno ad evidenziare alcuni punti che sono inequivocabilmente indicativi:

 

-               l’indiscussa riluttanza della stessa Bosnia musulmana ad accettare la permanenza di questi soggetti oltranzisti, bigotti, oscurantisti, che nulla hanno a che spartire con la cultura islamica moderata dei balcani.

-               L’altrettanto indiscussa riluttanza dei paesi di origine di questi galantuomini a riaccoglierli nel proprio tessuto sociale, data l’elevatissima componente di devianza sociale che essi incarnano. La guerra santa va bene, purchè sia condotta in casa degli altri.

-               Il silenzio imbarazzato di tutti i paesi europei (compresa la sinistra Ferreriana), terrorizzati dall’idea di doversi sorbire questi terroristi di Allah. Un conto è fare una manifestazione a Vicenza, un conto è portarsi nel salotto di casa chi nel nome di Dio prefigura un ritorno all’età della pietra.

-               La penosa strumentalizzazione dei bambini e delle mogli musulmane bosniache al fine di conservare a questi figuri la permanenza quale cittadini della patria Bosnia. La società bosniaca non ha risposto granchè bene alle sollecitazioni delle filiere islamiche. Alla manifestazione dello scorso 25 febbraio erano presenti non più di tremila persone. Segno che c’è nel sociale della Bosnia la consapevolezza che il futuro della nazione deve necessariamente non contemplare degli assassini prezzolati dai mullah. Fossero stati occidentali la sinistra li avrebbe definiti in un solo modo: Mercenari.

E tali sono.

Li vogliamo accogliere noi? Giriamo la domanda a Giordano e Ferrero.

Insciallah…..

 




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SOCIETA'
15 marzo 2007
I Pacs di Stalin: quando l'Urss volle sradicare la famiglia
         

Da avvenireonline del 13 marzo 2007

Leonardo Servadio

 

Divorzi facili e rapidissimi, unioni di fatto al posto dei matrimoni: così la rivoluzione russa combatté il nucleo primario della società. Con risultati disastrosi, tanto da dover ricorrere ai ripari

Negli anni Venti, in Unione Sovietica si dovette verificare un'ondata impressionante di violenza minorile: lo testimonia il fatto che i legislatori decisero di ridurre da 16 a 14 anni l'età per l'impunibilità. Ma il problema non si risolse, e nell'aprile del 1935 una nuova legge stabilì che già a 12 anni di età un ragazzo (poco più che un bambino!), potesse subire la pena di morte mediante fucilazione.

Dovevano essere tempi ben duri per i minori: qualcosa doveva spingerli per le strade, sbandati, privi di guida, preda degli istinti e dell'arbitrio. Che cosa? Oltre al precedente ordinamento monarchico, tra le vittime della rivoluzione del '17 era caduto anche qualcosa che sta al di là e al di sopra dei sistemi politici e degli stati: la famiglia. Il nucleo basilare della società, il suo fondamento primo, era stato tolto di mezzo, come a voler trascinare nel fuoco turbinoso della nuova era ogni aspetto della vita civile esistente.

Il 19 dicembre 1917 fu emanata la prima disposizione sul divorzio, sanciva che bastasse la richiesta di uno solo dei coniugi per ottenerlo: un'espressione di liberalismo estremo. Il divorzio esisteva già da decenni in Russia - il governo rivoluzionario le rese soltanto estremamente semplice. Il giorno seguente fu emanato un decreto riguardo alla sostituzione del matrimonio religioso con quello civile. In breve tempo furono emanate altre disposizioni che ridussero il matrimonio a semplice atto burocratico: «Con queste norme che tolgono valore al matrimonio religioso e prevedono una procedura assai semplice per contrarre quello civile - spiega l'avvocato Goffredo Grassani, presidente della Confederazione Italiana Consultori Familiari - il legislatore sovietico ottenne lo scopo di laicizzare questo istituto e di sostituire al matrimonio sacramento un semplice contratto pubblicamente registrato».

Successive norme del '27 «equipararono il matrimonio di diritto a quello di fatto». Così che l'unione tra due persone fu considerata valida anche indipendentemente dalla sua registrazione presso l'ufficio di stato civile. Per provare l'esistenza del matrimonio bastava affermare l'esistenza di condizioni come «coabitazione coniugale», «economia in comune», «rapporti coniugali», «mutuo sostegno materiale»…

Non ricorda nulla tutto ciò al giorno d'oggi, mentre ferve il dibattito su "pacs" e "dico"? In pratica, nella giovane Urss al matrimonio fu sostituito proprio quel genere di unione. E il risultato fu devastante. Il tasso di natalità dal 1929 al 1936 scese drasticamente.

Si impennò il numero degli aborti; nel periodo '34-'35 nei villaggi si registrarono circa 243 mila nascite e circa 324 mila aborti, mentre nelle città queste cifre furono rispettivamente 574 mila e 375 mila circa. A Mosca, epicentro del regime, le cifre nel '35 furono impressionanti: 70 mila nascite, 155 mila aborti. E, fatto ancor più drammaticamente significativo, la paternità a Mosca quell'anno fu dichiarata solo dal 7,4 per cento dei genitori, mentre obiettò la paternità il 25,4 per cento e non rispose il 62,2 per cento.

Quell'anno a Mosca i divorzi furono oltre 2 mila, pari a circa la metà dei matrimoni (i dati sono sempre riferiti da Grassani, da fonti sovietiche come le Izvestia e la Pravda). In pratica, le leggi anti-famiglia avevano fatto il loro corso e imposto una cultura nuova: l'arbitrio si sostituiva al senso di responsabilità.

È su questo humus sociale che prese vigore la piaga della delinquenza minorile diffusa. Tale fu l'entità del disastro sociale che il legislatore, diciotto anni dopo aver cominciato ad agire in senso avverso alla famiglia, corse ai ripari, fece retromarcia e cominciò a istituire leggi per recuperarne il valore e la funzione.

Nel settembre '35 abolì il matrimonio di fatto e rese più difficoltoso il divorzio, con provvedimenti significativi: oltre a imporre la richiesta mutua dei coniugi, si stabiliva che dell'avvenuto divorzio si facesse menzione sul passaporto, come un marchio permanente; furono introdotte alte tasse: 300 rubli (il salario medio era 2500 rubli l'anno). L'apparato propagandistico ufficiale si mise in moto per promuovere la famiglia.

Possiamo trarne qualche indicazione per l'oggi? «Quando si fanno ricerche sociologiche si esaminano campioni di qualche centinaio o migliaio di persone e i risultati si estrapolano sull'intera società - argomenta ancora Grassani - In Urss abbiamo invece un caso provato nel corso degli anni sulla totalità della popolazione». Quindi sorge il problema: non è questo un esempio ben più significativo di quello degli altri paesi europei che in questi ultimi anni hanno approvato regolamenti a favore della "coppie di fatto", ma che ancora non hanno assaggiato fino in fondo le conseguenze di questa loro scelta?

 

 




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11/09/2001