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Spigolature di attualità, politica e religione
ECONOMIA
24 dicembre 2006
IL COSTO DELLE UTOPICHE BUGIE DI VERDI ED AMBIENTALISTI



La Svizzera nella sua politica energetica non esclude l’opzione nucleare

 

Berna(ATS)

Per fare fronte alla carenza di elettricità prevista per il 2012, Moritz Leuenberger (Partito Socialista) non esclude l’opzione nucleare. Il presidente del Dipartimento Federale  dell’ambiente e dell’energia dichiara in un’intervista allo “Sonntags Zeitung” di non essere insensibile ai vantaggi del nucleare, anche sotto l’aspetto della politica climatica.

Ma la costruzione di una nuova centrale nucleare presuppone una serie di procedure e un coinvolgimento delle parti politiche tale da richiedere lunghi anni di preparazione. Secondo il direttore dell’Ufficio Federale dell’energia (OFEN) Walter Steinmann, “con l’aumento dei consumi, corriamo il rischio di avere ammanchi di elettricità già nelle freddi notti invernali del 2012. Dunque occorre agire in fretta”.

Fino ad oggi veniva evocato un orizzonte temporale targato 2020. Ma per quella data i tre reattori nucleari delle centrali di Muhleberg (Berna) e Beznau (Argovia) avranno 50 anni di servizio sulle spalle. “Troppi, perché non si pensi ragionevolmente al loro smantellamento”, aggiunge Steinmann in un’intervista di sabato a Le Temps.

Il direttore dell’OFEN evoca una “soluzione-mosaico”, nella quale possano confluire tutte le proposte possibili. Un ambizioso programma di economia dell’energia permetterebbe di dilatare i tempi dell’emergenza di almeno tre anni.

Una nuova centrale nucleare, sulla quale il popolo verrà certamente chiamato ad un referendum, non potrebbe essere operativa prima del 2025. Nel frattempo, una soluzione transitoria potrebbe essere quella delle centrali a gas; soluzione giudicata “inevitabile” dai distributori di elettricità.

Leuenberger considera questa soluzione-finestra in senso positivo. Nel frattempo si cercherà di trovare il miglior modo di sviluppare la strada delle fonti rinnovabili, dalle biomasse, al legno, alla geotermica fino ad arrivare al fotovoltaico. Fonti promettenti, ma che non avranno sviluppato una capacità industriale prima di 20-25 anni.

   Moritz Leuenberger

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Questo l'articolo. Alcune riflessioni s'impongono.

La Svizzera, oramai “plafonata” da verdi ed ambientalisti spiccioli nel settore idroelettrico, cerca una soluzione fattibile al fine di evitare la penuria energetica che, a detta di molti specialisti, rischia di abbattersi sull’Europa molto prima del 2020.

Anche il socialista Leuenberger, pur facendo la sviolinata a favore delle “miracolose” fonti rinnovabili, comprende perfettamente che il nucleare è l’unica soluzione possibile.

In Italia, paese dei mille “NO” a termovalorizzatori, discariche, centrali a carbone, infrastrutture primarie ecc., i vari ambientalisti insistono per percorrere strade (fonti rinnovabili) che non solo non possono trovare applicazione industriale immediata, per evidente carenze tecniche, ma in alcuni casi (come lo sviluppo eolico in Danimarca) sono stati bocciati altrove per evidente inaffidabilità.

Molti sbandierano la carenza di uranio quale presupposto per evitare la costruzione di impianti nucleari, mentre invece (come potrebbe essere il caso svizzero) si può ampiamente ovviare con il Torio, diffuso almeno quanto il piombo e molto meno pericoloso nella trattamento e stoccaggio elle scorie.

Né varrebbe molto la scusa dell’impatto ambientale. Noi italianizzi avremmo molto più da preoccuparci della progettata megacentrale nucleare che l’Egitto ha intenzione di costruire in tempi record sulle sponde del mediterraneo. E non illudiamoci che i paesi rivieraschi, primari nello sdoganarci "poveracci" senza lavoro, ma ricchi di fede (islamica) non passino alla costruzione di impianti analoghi (Vedi il dossier nucleare).

Ed invece no. Produciamo immondizia ma non ci garba avere il termovalorizzatore. Consumiamo energia a iosa, ma preferiremmo che venga prodotta con il solo gas. Peccato che costi molto e venga erogato per noi da tre soli paesi: Russia, Algeria e Libia. Non proprio il massimo come partner. I primi perché virano facilmente verso chi offre di più e ne fanno un'arma per la politica estera (ricordiamoci lo scorso inverno), i secondi per il ricatto culturale (costruzione di moschee, richiesta di agevolazioni per gli immigrati musulmani) ai quali sono particolarmente ligi.
Lasciamo perdere le tiritere sui rigassificatori. A livello nazionale i Verdi li vogliono, a livello locale sono tutte manifestazioni contro!

Importiamo petrolio e gas come nessuno al mondo. Dissanguiamo i nostri portafogli e "cianciamo" di Kioto a destra e a manca. E con i nostri soldi finanziamo indirettamente pure i peggiori circoli wahabiti. Questo, mentre quegli stessi paesi che galleggiano sul petrolio programmano le loro centrali nucleari.

Ai tempi dello Scià di Persia, quando si parlava del progetto nucleare italiano “autofertilizzante”, eravamo all’avanguardia nel mondo per questo settore. Oggi dovremmo già chiedere soccorso ai francesi e ai tedeschi, impegnati nelle centrali di quarta generazione.

E sarebbe il male minore.

Quello maggiore è essere ostaggi di un manipolo di ambientalisti cretini e bugiardi. Che non vedono oltre il loro naso. Lungo che sia.






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politica estera
24 dicembre 2006
PER ORA L'IRAN LANCIA MINACCE

            L'Express.Fr

Domenica, 24 dicembre 2006

Il presidente iraniano minaccia, dopo le sanzioni votate dall’ONU

 

Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha definito un broglio la risoluzione vagliata dal Consiglio di sicurezza dell’ONU ed ha assicurato che le sanzioni in essa contenute non impediranno a Teheran di proseguire il proprio programma nucleare. Questo è quanto è stato diffuso dall’agenzia di stampa semi-ufficiale Fars.

 

“E’ un pezzo di carta straccia (…) con il quale tentano di spaventare gli iraniani (…) E’ nell’interesse dello stesso occidente vivere accanto ad un Iran nuclearizzato”, ha dichiarato Ahmadinejad.

Per l’agenzia di stampa IRNA, invece, il presidente ha dichiarato “che i paesi che hanno votato la risoluzione dell’ONU che impone sanzioni all’Iran si pentiranno della loro iniziativa”. Ed ha aggiunto che “Gli iraniani non sono né preoccupati né infastiditi da questa risoluzione (…) e sin dal prossimo febbraio celebreremo il nostro successo atomico”.

 

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Nei prossimi giorni vedremo se il megapresidente galattico ci informerà sulle modalità con le quali “avremo a pentirci” di porre sanzioni ai nazislamisti. Nel frattempo individueremo l’immancabile pletora di “buonisti” che ci spiegheranno perché porre sanzioni a chi farebbe di Dachau un parco giochi è dannoso e politicamente sbagliato.

Una delle ingiustizie della storia fu che “buonisti”, come il radicalsocialista Daladier e il capostipite degli inetti, Neville Chamberlain, non transitarono mai (terminandovi i loro giorni) per Treblinka.



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SOCIETA'
24 dicembre 2006
SVIZZERA: LA CONFERENZA EPISCOPALE SUI MINARETI

23/12/2006, 18:23

 

I minareti non devono propagandare idee politiche


Berna – Per il nuovo presidente della Conferenza episcopale svizzera, Monsignor Kurt Koch, non si possono criticare i minareti in quanto segno religioso ed identitario. In compenso, essi rappresentano un problema quando rappresentano un simbolo politico. “In Occidente abbiamo compreso quanto la separazione fra Stato e Chiesa sia necessario”, ha dichiarato il vescovo della diocesi di Basilea in un’intervista rilasciata al quotidiano “Le Matin”. Mentre lo stesso Koch a detto al “Blick” che “nell’Islam una separazione fra politica e religione non è lontanamente presa in considerazione”.

Ma più che la forza dell’Islam, ciò che preoccupa il presidente della Conferenza episcopale è la debolezza del cristianesimo: “esistono degli estremismi sia nell’Islam che fra i cristiani. Un pericolo per il dialogo interreligioso” (….) In campo ecumenico, invece, Monsignor Koch si è rallegrato per la recente visita di Benedetto XVI° e per i passi avanti con i confratelli ortodossi.

 

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Una riflessione. Che l’Islam non riesca a coniugare in senso compiuto il concetto di laicità, a prescindere dalla latitudine dove viene esercitato, è un dato che dovrebbe preoccupare non solo i cristiani, ma piuttosto i laici veri e, soprattutto, la miriade di ateizzanti che vanno a spasso per l’Europa.

Paragonare poi gli “estremisti” cristiani a quelli musulmani appare francamente una forzatura tipica dell’imperante “policaly correct”. Quando qualche cristiano accopperà un suo fratello perché convertito all’Islam, quando un cristiano si farà saltare ina ria nel bel mezzo di festa di Rifondazione o su un pullman in città, allora ne riparleremo. Per ora di estremisti si vedono solo questi esagitati musulmani.




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23 dicembre 2006
Prodi Pinocchio: prima promette un bonus pc ai sedicenni per l’acquisto del pc, ma poi cambia idea

http://hurricane_53.ilcannocchiale.it/





Il presidente del Consiglio Romano Prodi vestito da Babbo Natale che regala ai ragazzini buoni acquisto per un computer? Roba da non crederci, soprattutto dopo l’ondata di proteste che ha seguito la stangata della sua Finanziaria. Eppure centinaia di migliaia di giovani classe 1990, per la precisione 603.859 studentesse e studenti, che nel 2006 hanno compiuto sedici anni, per qualche giorno ci hanno creduto.


Tutto era cominciato una decina di giorni fa quando, in tantissime case d’Italia era arrivata una bella letterina che recava nel frontespizio niente meno che il simbolo e la dicitura “Presidenza del Consiglio dei Ministri” per annunciare la partenza del progetto “vola con internet”.


La lettera, firmata in calce dal Ministro per le Politiche giovanili e Attività Sportive Giovanna Melandri e dal Ministro per le Riforme e l’Innovazione, Luigi Nicolais, è di quelle che fa piacere ricevere e comincia così: “A te che compi nel 2006 sedici anni vanno i nostri migliori auguri. Per festeggiare il tuo compleanno e quello dei tuoi coetanei abbiamo pensato ad un regalo che premi la creatività e la curiosità della vostra generazione: un bonus di 175 euro per acquistare un pc predisposto per il collegamento a Internet”.


Niente male come offerta. Del resto non era poi niente di nuovo e particolarmente inaspettato. Si trattava di un incentivo alla cosiddetta alfabetizzazione informatica, percorso già avviato con tanto di contributi all’acquisto (regolarmente erogati) dal governo della Cdl.


Perché non credere dunque anche a questa bella notizia che cascava giusto giusto per le festività natalizie? Anche perché il retro della lettera dava indicazioni precise: “In fondo alla lettera trova il codice PIN a te riservato che ti identifica presso il rivenditore che avrai scelto per l’acquisto e il tuo codice fiscale….”. E avanti con le istruzioni fino alla conclusione, che ora suona quanto mai beffarda per non dire tragicomica: “A questo punto ti chiederai dove sono questi soldi. Bene, in fondo li hai già in mano. Sono nel PIN, basta che tu vada dal rivenditore portando questa lettera con te…”.

Detto fatto. A migliaia da Trieste a Catania l’esercito dei sedicenni s’ era messo in moto e accompagnato o meno dai genitori aveva preso d’assalto i rivenditori.


Ma ecco che a questo punto, l’amara sorpresa. L’improbabile Babbo Natale Prodi, infatti, ha gettato la maschera ed è apparso anche agli studenti più simile - se non peggio - a quel vampiro o a quel Pinocchio che vedono molti dei loro genitori, tartassati e delusi da false promesse. Infatti, la risposta che si sono sentiti dare di fronte alla richiesta di sconto è stata: «Ci spiace, ma l’offerta è saltata per mancanza di finanziamenti». Facile immaginare la delusione e la rabbia. Inevitabile perciò l’assalto, subito dopo, al centralino del numero contact center indicato nella lettera - 840000160 - da utilizzare per chiedere informazioni. Altro che informazioni.. I poveri addetti del call center presi d’assalto da migliaia di telefonate sono state le seconde vittime in ordine di tempo dopo i ragazzi illusi e delusi che sono tornati mestamente a casa ed hanno pensato di aver almeno diritto a una spiegazione. Forse i negozianti non erano bene informati hanno pensato e sperato ... Così hanno chiamato. Ma hanno scoperto che i negozianti erano bene informati, eccome se lo erano. Tutti si sono sentiti dire che i soldi promessi, quelli che dovevano essere già in mano secondo i due ministri, in sostanza, non c’erano più. Spariti. In chissà quale dei tanti taglia-incolla di questa folle Finanziaria che cambia di ora per ora gettando nello scompiglio un po’ tutti. Studenti inclusi.
Abbiamo provato anche noi allora a fingerci genitori di sedicenni delusi. Dopo gli immancabili minuti d’attesa in linea ha risposto un gentile operatore, che con tono imbarazzato, di chi non vorrebbe proprio trovarsi dov’è, ci ha spiegato «l’offerta per il momento è sospesa». Ma come sospesa? Che vuol dire? «Che è sospesa. Ma non annullata. Forse, anzi probabilmente - s’è sbilanciato - i soldi ricompariranno. Dopo il 27 dicembre ...»


A questo punto non resta che aspettare, con poche speranze, come quei 603.859 giovani e alle loro famiglie che in pochi giorni sono passati da potenziali beneficiati a sicuri confusi e delusi.

 

Federico Razzini




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politica estera
23 dicembre 2006
DOSSIER NUCLEARE 1: Il mercato nero mondiale del nucleare
Ricerca della redazione

Una società austriaca, strettamente sorvegliata dalla CIA, che fornisce a Teheran tecnologia nucleare, un programma di nuclearizzazione dei paesi arabi sunniti che fa perno su Dubai ed una miriade di ingegneri e faccendieri coinvolti. Non è un romanzo. E’ l’anticamera ed il prodromo di Armaghedon.



Abdul Qadir Khan, lo scienziato pachistano al centro di un tentacolare “mercato nero mondiale del nucleare”, vive sotto sorveglianza speciale nel suo paese. Ma molte delle terminazioni della rete messa in piedi da lui, permangono attive [1].

Da quando nel febbraio 2004 rivelò l’esistenza di un vero e proprio “mercato nero mondiale del nucleare”, i servizi segreti occidentali hanno scatenato una caccia all’uomo di dimensioni planetarie. Da quanto riportato dal quotidiano austriaco “Kleine Zeitung” la polizia austriaca ha arrestato lo scorso mese di agosto in Stiria (sud dell’Austria) un uomo d’affari per “complicità e diffusione di armi di distruzione di massa” e sta attivamente ricercando il direttore generale di un’importante società import-export accusata di vendere all’Iran equipaggiamenti suscettibili di essere associati al programma nucleare [2].

Con sede a Graz, la società Daniel Frosch Export era strettamente sorvegliata dalla CIA da molti mesi: forniva a Teheran acceleratori e componenti elettronici, parimenti utilizzabili sia per il confezionamene di un ordigno nucleare. Questo, senza aver richiesto l’abituale autorizzazione preventiva alle autorità austriache.

Sentendo il cappio stringersi, il direttore generale della società, Daniel Frosch, s’è eclissato, rifugiandosi negli Emirati Arabi Uniti, non prima di avervi trasferito sede legale e beni dell’impresa. Una scelta oculata da parte sua, visto che non esiste accordo per l’estradizione fra Vienna e Dubai [3].

Per il procuratore di Graz, Manfred Kammerer, gli acceleratori e le centrifughe rientravano nelle tecnologie radiate dal commercio verso i paesi sospetti.

Il padre del fuggiasco, Eric Frosch, è stato arrestato con il capo d’accusa di “complicità nella produzione e diffusione di armi di distruzione di massa”. Accusa giudicata “grottesca” dal suo avvocato difensore, Gerald Ruhri.

 

Frattanto, in Pakistan, il dottor Khan è tutt’ora chiuso nel silenzio [4].

Dallo smantellamento ufficiale della “rete Khan”, nel 2004, i sospetti maggiori sussistono nella lotta al traffico illegale di tecnologia nucleare verso i cosiddetti Stati canaglia, come Iran, Corea del Nord e Libia [5]. Gli ispettori dell’AIEA non hanno ancora ricevuto il permesso di interrogare il dottor Khan, consegnato al silenzio da Islamabad. Secondo l’esperto statunitense nella non proliferazione Leonard Weiss questo episodio non lascia alcun dubbio: “Alcune filiere della rete sono tutt’ora attive”.

Ma in questa caccia all’uomo planetaria le informazioni permangono incomplete. Si scopre così che uomini d’affari iraniani hanno acquistato nel 1993 un piccolo terreno per l’aviazione leggera a Hartenholm (Germania), a 50 Km da Amburgo, per favorire il transito di pezzi di ricambio di “tecnologie sensibili” in piena discrezione. Dal 1994 al 2004, Dubai è servita da punto d’appoggio per la rete Khan, ove agiva il “cassiere” e riciclatore in capo, l’uomo d’affari dello Sri Lanka Buhary Syed Abu Tahir [6]. Questi ha fatto assemblare componenti di centrifughe il Malesia, poi caricate su containers per l’Iran, la Libia e la Corea del Nord.

Quest’anno si è aperto a Mannheim (Germania) il processo a Gottard Lerch, arrestato nel novembre 2004 [7], uomo d’affari tedesco che avrebbe contribuito alla realizzazione e sviluppo del programma nucleare libico, fino al suo abbandono nel 2003. Come per i suoi colleghi ingegneri, gli svizzeri Daniel Geiger e Friedrich Tinner [8], anch’essi implicati nella rete Khan, la motivazione principale era economica

[1] Abdul Qadir Khan, eroe nazionale e padre della bomba, nel febbraio 2004 ha affermato quello che le autorità pakistane avevano sempre negato: il Pakistan ha effettivamente contribuito alla proliferazione nucleare in Libia, Iran e Corea del Nord.

La proliferazione veniva condotta senza l'avallo delle autorità, che dal canto loro hanno denunciato questa «iniziativa privata» motivata dalla sete di guadagno e, quindi, hanno «perdonato» il colpevole. (Le Monde diplomatique, giugno 2004)

 

 

[2] Poussières d’Empire, 21/12/2006: http://poussieresdempire.blogspot.com/

 

[3] Le Temps.ch – 21/12/2006

 

[4] Nato in India, a Bhopal, Khan negli Anni Settanta ha studiato metallurgia e tecniche industriali in Germania ed in Olanda. Il presidente Bhutto nel ’76 lo mise a capo del’intero progetto di armamento atomico pakistano. La superbomba pakistana debuttò nell’84. Costretto ora ai «domiciliari» in completo isolamento, Khan avrebbe già subìto una serie di attacchi cardiaci senza essere ricoverato in alcuna struttura sanitaria (La Gazzetta del Mezzogiorno, 19/12/2004).

 

 

[5] Il progetto clandestino dal Pakistan in favore per la Libia aveva anche un nome in codice, “Project Machine Shop 1001”. La direzione del progetto era stata affidata, tramite la Gulf Technical Industries, società di Dubai (Emirati Arabi) ad un ingegnere britannico : Peter Griffin. Lo stesso Tahir dichiarò che Griffin era l’istigatore del progetto. Proprio lui, personalmente, organizzò in Spagna la formazione di 8 tecnici libici.Le Monde, 21/02/2004

 

[6] Dai documenti di spedizione rintracciati nel porto di Taranto nell’ottobre 2003, gli agenti di Cia ed MI6 sono risaliti ad un uomo d’affari dello Sri Lanka, che viveva a Dubai (Emirati Arabi) dove girava in una Rolls Royce: Buhary Syed abu Tahir, 40 anni. Venne arrestato nel novembre 2003 dalla polizia malese perché riconosciuto come il mandante che organizzò la spedizione dei macchinari a Gheddafi su un cargo, la «Bbc China», seguita da un satellite-spia al suo ingresso nel Mediterraneo dalla Cia e poi dirottata a Taranto.

La nave è poi misteriosamente affondata.

 

[7] Gotthard Lerch, oggi 63 anni, è un tecnico il cui studio è stato perquisito a fondo dagli investigatori. L’intera operazione è stata svolta a livello mondiale senza troppa pubblicità, ma i vari passaggi sono ricostruibili leggendo vari «flash» diffusi da testate giornalistiche estere (il "Los Angeles Times", la "DPA - Deutsche press agentur", la televisione "Al Jazeera", la "Bbc News") nel corso dell’anno.

 

[8] Nello stesso periodo, il pachistano (Buhary Syed Abu Tahir) era entrato in contatto con Friedrich Tinner, un ingegnere svizzero. Il figlio di quest’ultimo, Urs Tinner, anche lui ingegnere, era stato delegato presso la Scope per sovrintendervi la costruzione delle centrifughe. La famiglia Tinner ha sempre negato di essere a conoscenza della destinazione dei prodotti – Le Monde, 21/02/2004






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politica estera
23 dicembre 2006
ORA E' UFFICIALE: L'ONU ADOTTA LE SANZIONI CONTRO L'IRAN

Il Consiglio di sicurezza dell’ONU adotta le sanzioni contro l’Iran

23/12/2006 Reuters 17:56

            Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha adottato una risoluzione che impone sanzioni all’Iran nel campo del commercio di materiali “sensibili” e confacenti al nucleare nonché di missili balistici a causa della sua insistenza nel proseguire il proprio programma nucleare.



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diritti
22 dicembre 2006
Arabia Saudita: no alle donne al volante!!!!!!

15 novembre — tgcom.mediaset.it

Per le saudite il ministro degli Interni conferma il divieto di guida: “Nel deserto sarebbe pericoloso”.




Gli orientali hanno davvero un curiosissimo modo di pensare. Anche che fosse insidioso mandare una donna al volante…. il deserto sarebbe proprio il posto meno pericoloso per i pedoni!!! No?..... Mah……..eh eh eh



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SOCIETA'
22 dicembre 2006
QUANDO LE PROSTITUTE SI FANNO PAGARE IN GASOLIO
                
                

                http://www.afrik.com/article10908.html

Zimbawe: operazione sesso vs petrolio

 

Venerdì, 22 dicembre 2006

Habibou Bangré

 

Delle prostitute del Midlands, regione dello Zimbawe, si prostituiscono in cambio di carburante. La pratica è in netto aumento e preoccupa non poco le forze di polizia, che hanno provveduto a numerosi arresti.

Il portavoce della polizia, Costa Taduwa, dice che “è veramente allarmante che donne si prostituiscano in cambio di una latta da 20 litri di gasolio. Sostengono che sia molto più conveniente che essere pagate in contanti”.

Questa è dunque una conseguenza dell’inflazione galoppante che affligge il dollaro zimbawuiano. L’inflazione è prossima al 1000% ed il prezzo del carburante, fissato ufficialmente a 0,9 di dollaro, risulta introvabile se non al mercato nero, dove è quotato 6 dollari a litro.

 

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Certo che l’inflazione crea stranezze. Comunque, andando nel dettaglio, si fanno pagare in liquidi…..



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ECONOMIA
22 dicembre 2006
LA NEMESI DELLA STORIA: LA TURCHIA COME CAVALLO DI TROIA (ECONOMICO)


 http://www.letemps.com.tn/


Sbarco in Tunisia del gruppo turco “Ugurteks”

Pronto ad esportare nella UE manufatti tunisini, confezionati con tessuto turco, con esonero delle tasse doganali.

 

Così “Ugurteks”, leader turco dei tessuti o primo fornitore di numerosi brand internazionali, investe in Tunisia (si parla di 20 milioni di dollari) al fine di partire con la produzione manifatturiera già dall’inizio 2007.

Il progetto turco è frutto degli incontri di partenariato dei responsabili delle PMI dei due paesi e finalizza un accordo siglato già lo scorso mese di luglio.

In base a questa joint-venture il pret-a-porter tunisino, confezionato con i tessuti provenienti dalla Turchia, sarà esportato nell’Unione Europea con l’esonero delle tassazioni solite. Trattasi del famoso certificato di origine (o di circolazione) EUR 1, che consentirebbe ai prodotti fabbricati in Tunisia, incorporanti materie prime turche, di conservare ogni beneficio doganale, con l’esonero delle relative tasse  e diritti solitamente applicati dalla UE.

 

 

 

Geniale l’utilizzo della Turchia quale testa di ponte per l’introduzione dei manufatti maghrebini a scapito della nostra asfittica industria tessile. Certo che tocca badare ai cinesi, i quali hanno però un gran bel mercato da offrirci ed hanno già dato opportunità a molti nostri imprenditori, senza accampare le odiose richieste religiose tipiche di certi ambienti islamici. Nell’economia il do ut des vale sempre. Ma ha senso quando riguarda gli affari tout court.

Andare a chiedere al Montepaschi che, curiosamente, ha finanziato una moschea sproporzionata (sarà la terza d’Italia) in mezzo alla campagna toscana, pur di accaparrarsi i risparmi degli islamici.

Qui, invece, abbiamo solo un cavallo di Troia, che permette a paesi che non ci apprezzano granchè (anzi non perdono occasione per ricordarci che campiamo male e che siamo degli sciagurati peccatori), di farci le scarpe sfruttando le nostre facilitazioni. Che loro non si sognano nemmeno lontanamente di concedere…

L’intera industria del filato italiana, da Carpi in poi, ringrazia sentitamente questa trovata turcomanna.




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politica estera
22 dicembre 2006
D'ALEMA E' ANCORA CONVINTO A MANDARE I NOSTRI RAGAZZI A GAZA?

22 décembre 2006 - 00:54

Violenti scontri sono scoppiati questa notte a Gaza, fra le opposte fazioni di Hamas e Fatah, facendo almeno una vittima. Secondo alcuni osservatori, i combattimenti avrebbero avuto luogo nel quartiere dove vive Mahmoud Zahar, uno dei principali dirigenti di Hamas a Gaza, la cui casa è risultata essere il bersaglio principale.

Il direttore dell’unità di crisi del ministero della salute, il dottor Hassanem, ha confermato la morte di un civile.

I combattimenti sono esplosi verso la mezzanotte e sono durati per oltre mezz’ora. Raffiche ed esplosioni isolate si sono susseguite per tutta la notte.

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Caro D'"Ulema", è una brutta gatta da pelare, un infido scontro fra fazioni per il potere (altro che liberazione della Palestina), un letamaio dove oramai pullulano iraniani, mercenari di Allah, agenti baathisti siriani, "osservatori" della Lega Araba e non.... Però Ella, fresco del titolo che le appartiene (Ulema, appunto) ha un asso da calare!
Chissà se facendo una passeggiata a braccetto di Haniyeh........



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11/09/2001