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Spigolature di attualità, politica e religione
14 dicembre 2006
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politica estera
14 dicembre 2006
LA PRESIDENZA FINLANDESE TENTA IL MIRACOLO, MA L'UNIONE EUROPEA FRENA COMUNQUE. SULL'ALLARGAMENTO E SULLA TURCHIA.

 

14 dicembre 2006

Dal vertice Ue frenata all'allargamento
verso i Balcani e la Turchia

Il Sole 24 ore

 

I capi di Stato e di Governo della Ue sono riuniti giovedì 14 dicembre pomeriggio e venerdì 15 a Bruxelles per un vertice che li vedrà mettere un freno al processo di allargamento a Est e a Sud, verso i Balcani e la Turchia, almeno fino a quando non avranno una visione più chiara sul futuro dell'Unione.


Sarà quindi confermata la parziale sospensione del colloqui di adesione della Turchia, il cui percorso accidentato verso l'ammissione a pieno titolo al consesso europeo incarna le preoccupazioni e i timori sulla capacità dell'Unione di accogliere nuove adesioni. Nella cena di questa sera i "Venticinque" esporranno i rispettivi punti di vista sull'argomento, dopo il benvenuto a Bulgaria e a Romania che dal 1° gennaio diventeranno rispettivamente il 26esimo e il 27esimo membro dell'Ue. “L'obiettivo è confermare una linea comune sul futuro del processo di allargamento”, ha sottolineato il primo ministro finlandese Matti Vanhanen, in qualità di presidente di turno della Ue, nell'invito ai suoi colleghi.


Costituzione europea. Vanhanen presenterà un'analisi sul processo di ratifica dei Trattati costituzionali, bloccato dopo le bocciature referendarie in Francia e in Olanda l'anno scorso. Una matassa che toccherà alla Germania sbrogliare nel suo semestre di presidenza che inizierà il prossimo gennaio.

La prima giornata del Vertice, dopo il tradizionale scambio di vedute con il presidente del Parlamento europeo Josep Borrell, è dedicata all' immigrazione, uno dei temi più caldi per i Paesi della frontiera Sud, con Italia e Spagna in prima linea.


Immigrazione e Medio Oriente. Disinnescato il dossier più spinoso, quello relativo ad Ankara, in tema di allargamento il Consiglio Ue torna di nuovo sulla questione della capacità di assorbimento di nuovi candidati (Croazia e Macedonia) e potenziali candidati (Serbia in testa) dei Balcani occidentali, oltre agli altri Stati che nei prossimi anni busseranno alle porte della Ue.

A sorpresa è arrivato, lunedì 11 dicembre, il compromesso tra i "25" sulla Turchia per la questione di Cipro (che però non accontenta Ankara), frutto anche questo in gran parte proprio dell'abile mediazione dei finlandesi.

Il vertice europeo approverà anche “una dichiarazione sul Medio Oriente che riprenderà gli elementi essenziali della iniziativa presentata da Spagna, Francia e Italia” lo scorso novembre. Secondo Madrid la dichiarazione avrà lo scopo di “accrescere il ruolo dell'Europa nel conflitto e iniettare energia politica a favore della pace in una regione cruciale per la stabilità dell'Europa e del resto del mondo”.

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13 dicembre 2006
A QUANDO I JIHADISTI ITALIANI?


            Irak: questi jihaisti francesi

                Eric Pelletier et Jean-Marie Pontaut

12 décembre 2006

 

Sempre più giovani francesi, musulmani, alcuni dei quali freschi di conversione, sono pronti a fare il Jihad contro le truppe americane in Irak.

 

Il conflitto iracheno attira sempre più giovani francesi. Secondo un ultimo conteggio della DST, nove di essi sono stati trovati morti sul posto, due dei quali come kamikaze. Altri due sono detenuti nelle prigioni irachene. Dieci altri mancano all’appello dopo che le ultime tracce si sono perse nei paesi limitrofi all’Irak.

 

Come se non bastasse, 34 sospetti sono stati incarcerati in Francia, nel quadro di un’inchiesta sull’”associazione a delinquere in relazione all’organizzazione terroristica”. Un gruppo, detto “di Buttes-Chaumont” (dal luogo dove era radicato ndr), sotto la guida di Farid Benyettou, ha fornito il grosso delle truppe volontarie in Irak nel corso del 2004.

Più recentemente, metà ottobre 2006, tre giovani di Tours (Indre-et-Loire) erano stati arrestati in Siria ed estradati a Parigi.

Il 1° dicembre, l’Egitto, a sua volta, ha arrestato dieci studenti francesi iscritti all’Università di Al-Qortoba. Le autorità locali ritenendoli implicati nell’organizzazione della rete jihadista che li destinava all’Irak. Otto di loro sono stati estradati in Francia. Interrogati, sono stati rimessi in libertà tra il 9 ed il 10 dicembre. All’inizio di questa settimana tre francesi restavano nelle celle delle prigioni egiziane.



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diritti
13 dicembre 2006
IN NOME DI ALLAH, IL COMPASSIONEVOLE, IL MISERICORDIOSO (Sura I - L'aprente)

Due argomenti per riflettere sulla religione dell'amore e della mitezza.

Iran - Fatwa contro uno scrittore azero per critiche all'Islam e a Maometto

di Peace Reporter

30-11-2006 11:25

Il Grande Ayatollah iraniano Mohammed Fazel Lankarani ha lanciato oggi una fatwa contro lo scrittore azero Rafiq Tagi, impiegato presso il giornale Senet, reo di aver presentato il Cristianesimo e l'Europa come superiori all'Islam e al Medio Oriente. Inoltre, Tagi avrebbe illustrato un suo articolo con alcune delle vignette danesi raffiguranti Maometto. La fatwa di morte dà la possibilità a qualsiasi musulmano di uccidere Tagi, già condannato a due mesi di carcere in patria per l'utilizzo delle vignette nell'articolo.


Iran - Un ripassino per vagliare il livello di civiltà di chi vuole l'arma nucleare e nega l'olocausto.







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politica estera
13 dicembre 2006
SARKOZY RISPONDE ALLA ROYAL. ORA IL TEMA SCOTTANTE (COME IN OLANDA) E' L'IMMIGRAZIONE.

            

Nadjia Bouzeghrane

13 décembre 2006

 

Indossando il berretto del Ministero degli Interni, Nicolas Sarkozy ha annunciato, nel corso della conferenza stampa da lui indetta lunedì scorso, il proprio programma. Tra le righe si stagliano alcuni obiettivi che, tempo fa, sarebbero parsi di secondo piano o di ripiego, in particolare la creazione di un ministero per l’immigrazione e l’adozione nella legge dello Stato di un trattato internazionale.

Sarkozy è andato subito al dunque: “il dibattito sull’immigrazione ha da tempo coinvolto (e forse troppo) le frange più estreme dell’arco politico, con proposte che vanno dall’immigrazione zero a quelle che propugnano l’immigrazione libera e senza limiti”.

Secondo Sarkozy, le difficoltà derivano non dall’immigrazione in sé per sé, ma dal modo nel quale si è sviluppata per quarant’anni. “Quello che ha prevalso è stata un’immigrazione senza lavoro, senza qualifica professionale”. Per il candidato dell’UMP per la presidenza francese, la Francia sconta ancora le conseguenze “delle politiche di regolarizzazione di massa decise dai governi di sinistra” dal 1981 al 1997.

“La regolarizzazione di 80.000 clandestini nel 1997 ha dato un segnale forte al mondo intero. Ora, però, la Francia non ha modo di accogliere tutti coloro che desiderano venirci a vivere”, ed ecco la sottolineatura della carenza di circa 500.000 alloggi popolari e del tasso di disoccupazione degli immigrati attestato intorno al 20%.

 

Il ministro dell’interno presume di essere il promotore di una “rottura” con la politica dell’immigrazione, gettando le basi per l’affermazione del criterio favorevole ad una immigrazione mirata”. “E’ una rottura figlia diretta della nostra politica improntata alla fermezza ed al rigore”. Sarkozy ha poi snocciolato alcuni dati: “Le cifre dell’immigrazione regolare dimostrano che il 2005 è stato un anno di rottura.

I permessi di soggiorno si sono stabilizzati a 187.000, ossia – 2,6% in rapporto al 2004.

Dal 2000 al 2003, in compenso, il numero dei permessi di soggiorno era cresciuto considerevolmente. Da 150.000 a 191.000”.

Inoltre, Nicolas Sarkozy ha annunciato che “33.000 immigrati clandestini sono stati rimpatriati nei primi 11 mesi del 2006, mentre l’accompagnamento alla frontiera degli indesiderati è passato da 10.000 nel 2002 a  20.000 nel 2005”.

 

Polemico il segretario nazionale del partito socialista incaricato dell’eguaglianza e la solidarietà, Faouzi Lamdaoui, che ha ritenuto la proposta di Nicolas Sarkozy di creare un ministero ad hoc per l’immigrazione rifletta l’ignoranza del problema. “Dovrebbe piuttosto migliorare i mezzi della propria amministrazione”, ha detto Lamdaoui, ricordando che “il PS ha in progetto la regolarizzazione non massiva dei clandestini, ma dopo una valutazione caso per caso al termine di 10 anni di presenza effettiva sul territorio nazionale”.

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Fin qui l’articolo.

E’ lecito notare qualche passaggio di rilievo.

Il primo è determinato indiscutibilmente dal progetto di immigration ciblée (immigrazione mirata). Un piano che prevede di scremare in partenza le orde di disperati che oramai invadono il territorio. Proposta che, occorre dirlo, è nell’agenda dei partiti britannici ed olandesi da molto tempo. Le conseguenze dell’applicazione di questo dispositivo discriminante sarebbero dirette (per la Francia) in quanto permetterebbero l’afflusso della sola manodopera necessaria al mercato. Con una drastica compressione di tutti i costi di formazione che, malgrado quel che si pensa, incidono moltissimo ed una riduzione altrettanto forte degli indici di devianza sociale.

 Ma anche indirette. Perché la massa “scremata” respinta dai paesi che adottano questo sistema, si riverserà ineluttabilmente nelle aree europee che invece basano la loro politica sull’accoglienza indiscriminata.

Un secondo elemento, che non ha rilevanza minore del primo, è il progetto dei socialisti di accettare la naturalizzazione. Ma dopo dieci anni e valutando caso per caso. Un modo di pensare che, non più tardi di un lustro fa avrebbe fatto gridare la sinistra ad una discriminazione fascista e settaria.

Ma evidentemente il disastro delle banlieues francesi qualcosa ha insegnato.

Per esempio di rispolverare quel concetto che proprio un sociologo francese insigne, Emile Durkheim (ebreo, toh…) teorizzò, che sociologi altrettanto insigni discussero e poi riconobbero valido e che la sinistra ha velocemente seppellito sulla spinta dei suoi numerosi “tuttologi”. Diceva semplicemente che, allorquando in un insieme sociale, un gruppo raggiunge una forte visibilità ed è portatore di “alterità” non negoziabili, allora scatta la violenza.

Dunque non tutto è “sociale” in una società: e il fatto sociale – ossia “l’integrazione degli individui in una comunità morale di significazione” - è poi  irriducibile ai fatti psicologici e biologici. Si tratta di un fatto collettivo, obiettivo, non soggettivo né mentale, e rispondente a “leggi sociali” autonome dalla   psicologia e dalla biologia. D’altra parte, una società si manifesta come un “tutto”: in ciò riposa l’olismo durkheimiano.

http://www.filosofico.net/durkheim.htm

Ma oggi i partiti guardano i voti, non “chi” vota. Anche se non è di moda dirlo, anche se è così poco trendy, anche se osi dirlo subito ti tacciano di razzista ed islamofobico (intanto per festeggiare il Natale bisogna chiedergli il permesso), i disagi delle grandi democrazie olandese, britannica, francese, danese (e presto tedesca) sono direttamente proporzionali alla crescita della componente musulmana nella società.

Con tanti saluti al Consiglio degli ulema … e al suo mentore neoconvertito. D’Alema.




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12 dicembre 2006
STAMPA ARABA: ANCHE LA MODERATA TUNISIA COMINCIA A TEMERE HITZBULLAH

            

            IL LIBANO SULL’ORLO DEL PRECIPIZIO

Par Hmida ben Romdhane

                 (sottolineature mie)

Eccezion fatta per il terribile periodo della guerra civile (1975-1990) che distrusse il Libano, il paese dei cedri è sempre stato un esempio di coesistenza confessionale ed etnica. (…) L’aggressione israeliana della scorsa estate e la resistenza di Hitzbullah per più di un mese alla perfetta macchina da guerra dello Stato ebreo ha creato un nuovo clima nel Libano, anche oltre i suoi confini.

L’influenza di Israele, come prima potenza militare regionale è stata subitaneamente ridotta nella misura in cui non è stata capace di raggiungere i suoi obiettivi. Israele non è riuscito neanche a liberare i soldati sequestrati da Hitzbullah ed Hamas, ne tanto meno a far cessare il lancio dei missili artigianali “Al Qassam” da parte della resistenza palestinese.

Conseguentemente a questo scacco subito, anche l’influenza degli Stati Uniti in Libano è stata seriamente ridimensionata, proporzionalmente all’indebolimento degli alleati del Primo ministro Fouad Siniora e delle forze politiche riunite intorno al patto 14 marzo.

Parallelamente, l’influenza di Iran e Siria si è rinforzata, altrettanto proporzionalmente alla crescita dei propri alleati, gli Hitzbullah, appunto, ed il movimento cristiano di Michel Aoun.

Sfruttando al massimo le difficoltà americane in Irak, Teheran e Damasco sembrano privi di qualsivoglia esitazione nel calare i propri assi.

(…) Il gioco al massacro al quale si dedicano sunniti e sciiti iracheni sta esacerbando progressivamente il rapporto fra sunniti e sciiti libanesi. Peggio, questo contenzioso sta progressivamente cambiando essenza, diventando sempre meno politico e sempre più religioso. E’ evidente che le notizie drammatiche, il conto quotidiano dei morti ammazzati nei massacri interconfessionali avvenuti in Irak lasciano il segno anche in Libano. Ciò che la televisione quotidianamente veicola nelle case libanesi non può lasciare indifferenti sunniti e sciiti del Libano.

Già due canali televisivi libanesi, Al Manar (controllata dagli sciiti di Hitzbullah) e Al Mostaqbal (controllata dai sunniti che appoggiano il governo Siniora) hanno imboccato la pericolosissima china dell’incitamento all’odio religioso.

(…) Hassan Nasrallah, ha lanciato una gravissima accusa al governo libanese che, secondo lui, avrebbe collaborato con Israele contro Hitzbullah”. Una tale accusa può incendiare una polveriera come lo è ora il paese, gettandolo in un infernale ciclo di violenza e morte. E su ciò, Nasrallah, è tenuto all’onere della prova. A produrre cioè le prove di queste infamanti accuse, o altrimenti presentare le proprie scuse, per disattivare la bomba ad orologeria che minaccia di esplodere in qualsiasi momento.



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12 dicembre 2006
FINANZIARIA 2007 IN VIGNETTE











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ECONOMIA
12 dicembre 2006
L'OCCIDENTE OSTAGGIO DEI VERDI. IL PARTITO DEL NO (E GLI ALTRI NE APPROFITTANO)

ANSA – 12 dic ore 09:45

Teheran – L’Iran cercherà di fare approvare un taglio nella produzione di greggio nella riunione dei ministri Opec che si svolgerà in Nigeria il 14/12. Lo ha detto oggi il ministro del petrolio di Teheran, Kazem Vaziri-Hamaneh. L’Opec ha già tagliato di 1,2 milioni di barili al giorno la propria produzione complessiva in una riunione nell’ottobre scorso in Qatar. “L’Iran, come la maggior parte degli altri membri dell’Opec non considera accettabile un prezzo al di sotto dei 60 dollari al barile”.

 

Una riflessione si impone. Oggi l’Europa (in particolar modo l’Italia, che dipende per l’80% dagli idrocarburi importati) è letteralmente ostaggio dei paesi produttori. Ed in egual misura dei Verdi che, a ben pensarci, sono i primi antiecologisti del pianeta. Perché opporsi ostinatamente alla scelta del nucleare appare oggi, più di ieri, una presa di posizione dogmatica.

Qui finisce che persino i paesi produttori di petrolio ricorreranno massicciamente all’atomo (che, piaccia o no ai succitati Verdi, è il futuro energetico), mentre noi proseguiamo ad inquinare (ed inquinarci) con il famigerato petrolio.

I Verdi propongono il gas, dimenticando che è interamente importato e, giustappunto, da paesi che non sono la quintessenza dell’affidabilità: la Russia di Putin (30%), l’Algeria semitalebana (33%) e la Libia di Gheddafi (quello della strage di febbraio per 4 scarabocchi 4).

Considerando che l’alternativa successiva, quella di ricoprire una superficie territoriale pari alla provincia di Verona di pale rotanti appare praticabile fra mezzo secolo, ringraziamo il partito del sole che ride.

Se a noi ci tocca piangere.



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politica estera
11 dicembre 2006
IL TRAMONTO DEL MITO LAICO FRANCESE - Ségolène Royal: una donna all'Eliseo? Forse. Ma al guinzaglio dell'Islam.

            LE FIGARO. fr


8 décembre 2006

Le bloc notes d’Ivan Rioufol

n.b. L’evidenziato è mio

 

Ségolène Royal, in empatia con Hitzbullah: uno degli effetti della politica araba della Francia. Rispondendo venerdì scorso a Beyruth, ad un deputato del partito islamista che comparava la strategia americana nel Medio Oriente ad una “illimitata demenzialità” ed Israele al nazismo, ha dichiarato: “ci sono molte cose che condivido in quanto avete detto, soprattutto nell’analisi degli Stati Uniti”. Sono occorse 24 ore affinché assicurasse di non aver inteso l’insulto antisionista che, altrimenti, l’avrebbe indotta ad abbandonare l’aula.

Poco importa che l’offesa ad Israele, notata dai media presenti, non gli sia stata tradotta: Hitzbullah ha questo linguaggio e la Royal non poteva ignorarlo. Si è difesa, sostenendo di aver accondisceso alla sola critica della “catastrofica” politica di Bush in Irak (“anche Jacques Chirac lo pensa”), Stato di cui non più tardi di un mese fa ammirava i progressi compiuti. La vigilia del viaggio in Libano aveva addirittura assicurato di essere “in sintonia” con la politica estera del presidente.

Pensiero toccante.

In realtà, l’episodio rivela l’ambiguità della politica medio-orientale di Parigi. Una politica che dissimula la propria reticenza verso Israele e gli ebrei, come tempo addietro avvenne con i vari al Quai d’Orsay, quando un buon numero di diplomatici scrittori del XX° secolo, da Paul Morand a Paul Claudel, a Jean Giraundoux, alimentarono l’antisemitismo più virulento. Una politica che oggi spinge la Francia a cercare (e trovare consenso) fra i tiranni e a scalciare dinanzi agli Stati Uniti.

E’ questa l’eredità rivendicata dal candidato del PS, partigiana di una “forte continuità”. Al Cairo, nel 1996, Chirac si era augurato altrettanto di “dare nuovo slancio alle intenzioni fortemente volute dal suo iniziatore, il generale De Gaulle”. Fino a consigliare Yasser Arafat, nel luglio 2000, di non impegnarsi nella pace negoziata, a Camp David, sotto il mandato di Bill Clinton.

Un angelo passò…..

Ora, la Francia non può più permettersi di sbagliare campo. La guerra contro l’occidente, dichiarata dal totalitarismo islamico, non vieta il dialogo. Ma vieta piuttosto di avallare coloro che vogliono cancellare Israele dalla carta geografica, insultano gli Stati Uniti, disprezzano l’Europa e palesano un solo scopo. Sostituire il più rapidamente possibile la fragile democrazia in Libano con una dittatura teocratica.

No. La Francia non può essere il botolo di Hitzbullah.

 

Un libro  (Chirac d’Arabie, Grasset) analizza il debole che ha Chirac per l’esotico. Eric Aeschimann e Christophe Boltanski: “Chirac non si ama (…) Non apprezza affotto l’occidente, questa civiltà sofisticata che lo annoia, e men che meno il suo frenetico vivere, nel quale si smarrisce. In Medio Oriente, epicentro di riti immemori e di guerre fratricide, si sente a suo agio”.

Testimonianza dello scrittore Denis Tillinac: “L’antiamericanismo come rifiuto di un occidente trionfante è cifra determinante che rappresenta le sue convinzioni essenziali”.

Si comprendono così le connivenze con i despoti col pelo sullo stomaco mentre, contestualmente, rifiuta il dibattito con Jean Marie Le Pen.

Si spiega anche la sua affermazione del 2003: “Le radici dell’Europa sono tanto musulmane che cristiane”.

Ma quest’intima avversione per l’occidente, per quanto se ne sappia, non dovrebbe appartenere a Ségolène Royal. Anche il suo mimetismo appare piuttosto incomprensibile, salvo leggervi un diffuso conformismo antiamericano, o la richiesta del voto musulmano.

O che non abbia già avuto la metamorfosi? Moltiplicando, già il lunedì, i gesti a favore di Israele: condanna del nucleare civile iraniano, approvazione della costruzione del muro, giustificazioni per i voli di Tshaal nel sud del Libano (dopo averli in un primo momento condannati), rifiuto di incontrare Hamas (dopo non aver escluso nessuna possibilità), ha poi mutato volto dinanzi ad Hitzbullah.

Qual è la vera Ségolène? 

 

Questa reticenza di alcune élites a palesare solidarietà verso l’occidente contribuisce non poco allo smarrimento identitario dei francesi. Questa crisi è il cuore stesso delle inquietudini alla stessa stregua dell’impoverimento progressivo della classe media (7 milioni di persone vivono oramai con meno di 788 euro al mese). Ma, come nota Edouard Balladur in un perspicace libro (“lasciamo in pace De Gaulle”, Fayard): “Sappiamo bene cosa occorrerebbe per raddrizzare (economicamente ndr) la Francia (…) La sfida è un’altra. Un malessere morale la sta minando: cos’è la Francia? La sua natura stessa appare alterata dalle diversità etniche che si installano sul suo territorio. Può ancora oggi la Francia imporre il proprio modello di sempre ed integrarle alla propria civiltà?”

 




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11 dicembre 2006
SFIZZERO?.... SI, MA LA LEGGE FUNZIONA!!!


http://www.nouvelliste.ch/

 

In Svizzera il tribunale cantonale di Losanna ha affibbiato 14 anni di reclusione ad un giovane ventiquattrenne, colpevole di aver tentato semplicemente di scannare una ragazza nel 2004.

A giustificare la durezza della pena (che da noi è oramai contemplata solo per le stragi con almeno trenta vittime) per il giudice è bastata l’intenzione. Non importa che l’omicidio non si sia compiuto. E’ bastato il reale tentativo esercitato da parte del delinquente.

In Italia avremmo subito qualche psicologo compiacente, o un assistente sociale “evoluto”, a sostenere che forse non sia proprio il caso di colpire così duro uno che vuole accoppare un’altra persona. E, soprattutto, che sarebbe comunque il caso di ammorbidire la pena. Per fornire all’imputato un’altra opportunità nella vita.

Di accopparti, appunto.



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11/09/2001