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Spigolature di attualità, politica e religione
politica estera
11 dicembre 2006
L'ULTIMA SCIOCCHEZZA DEI PARTITI INTEGRALISTI ISLAMICI: IN ALGERIA CHIEDONO LA MESSA AL BANDO DEL VINO
E' comunque probabile che il buon senso (ossia l'interesse economico) induca alla ragionevolezza. Perdere il mercato enologico significherebbe per l'asfittica economia algerina rinunciare a tante risorse che puntellano il sociale.
I due articoli, il primo integrale, il secondo solo per la parte interessata.




A la une le 30 novembre 2006

IL PARTITO HA APPENA DEPOSITATO UN PROGETTO DI LEGGE ALL’APN

Il MSP vorrebbe vietare le bevande alcoliche.

Il gruppo parlamentare del Movimento per la Società e la Pace (MSP) ha diffuso un comunicato stampa nel quale informa di aver presentato all’ufficio dell’Assemblea Nazionale Popolare (ANP) un progetto di legge che vieterebbe la produzione e la vendita del vino, nonché la sua commercializzazione, importazione ed esportazione.

Questa manovra politica sopraggiunge, non a caso, alla vigilia della prossima tornata alle legislative 2007 ed è interpretata dagli osservatori come un’apertura calcolata ai movimenti islamici, nell’evidente intento di raccoglierne i voti.

Tuttavia, è bene sapere che se anche il parlamento accordasse, nei suoi due rami istituzionali, il proprio favore, la conseguenza prima sarebbe l’emarginazione dell’Algeria dal contesto internazionale.

Questo progetto di legge, infatti, rimette in discussione tutti gli impegni che l’Algeria ha assunto verso la Comunità Europea e l’Organizzazione Mondiale per il Commercio. Con l’attuazione di una legge simile, l’Algeria verrebbe etichettata immediatamente come “non grata” dai principali attuali partner stranieri.

Ma le conseguenze interne non sarebbero meno devastanti. Basti pensare al gettito fiscale sul vino (che scomparirebbe), alle migliaia di posti di lavoro bruciati (su una rete di ben 2.600 viticoltori).

L’Algeria produce attualmente 400.000 ettolitri di vino di buona qualità, su vitigni che si estendono per oltre 50.000 ettari (ed ogni ettaro di vitigno offre 170 giornate lavorative), con un ranking mondiale qualitativo che la pone al quarto posto nel mondo.

Le esportazioni rappresentano circa il 25% della produzione agricola nazionale.

In passato, precisamente nel gennaio 2004, il partito di Boughuera Soltani aveva già introdotto un progetto di legge che vietava l’importazione del vino. Tuttavia, nel luglio dello stesso anno, il capo del governo, Ahmed Ouyahia, aveva tolto questo divieto sull’importazione di prodotti alcolici commentando: “l’articolo verrà eliminato. La nostra religione non è mai stata una religione di coercizione”.

Da parte sua il ministro delle finanze, Abdelatif Benachenhou, aveva criticato il divieto, giudicandolo compromettente per gli impegni presi dall’Algeria di fronte alla comunità internazionale, soprattutto per gli effetti negativi in vista dell’adesione del paese all’Organizzazione Mondiale per il Commercio.

 




Edition du 2 décembre 2006

GHLAMALLAH SI OPPONE ALLA PROPOSTA DEL MSP

Ma anche il ministro degli affari religiosi e del Waqf non sembra accettare la proposta del MSP: “Siamo un paese musulmano. Ciò nonostante ci sono comunità straniere che vivono nel nostro tessuto sociale e sarebbe bene rispettare le loro tradizioni ed il loro modo di vivere”.




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politica estera
10 dicembre 2006
IL PROGETTO DELLA GRANDE ALBANIA NON PIACE ALLA RUSSIA (E LO MANDA A DIRE!)...

L’Italia ha da sempre avuto una naturale predilezione alla interazione politica nei balcani.

Nei secoli, magari perchè crocevia di interessi commerciali, o perché terra ospitante popoli tosti da tenersi conveniente amici. O ancora perché terra di colonizzazione o giardino di casa. O, come ora, grande chance per riscuotere consenso internazionale, l’Italia ha sempre reclamato (preteso?) una voce in capitolo.

Nel 1999 D’Alema non mancò di impelagarsi in un gesto che i serbi non dimenticheranno mai facilmente. E quando parli di Serbia, parli (oggi più di ieri) di Russia.

L’Italia ha profuso sicuramente un impegno di presenza militare che l’intera comunità internazionale gli ha riconosciuto. Anche se non è riuscita a “monetizzare” quanto investito nella misura che sperava. Germania e Francia ci hanno regolarmente soffiato i migliori accordi economici.

In compenso abbiamo “marcato visita” già in un caso: quello del Montenegro, oramai definitivamente sotto l’orbita russa, che ha provveduto, rilevando la più grande industria del paese, indebitata fino al collo, a entrare nel serraglio (con tanti saluti all’influenza italiana).

Ora rischiamo di ripeterci con la faccenda del Kosovo, praticamente una prominenza dell’enclave musulmana nel cuore dell’Europa e che promette solo rogne.

E anche in questo bollente scenario Roma dovrà, a prescindere dal colore del governo, tornarsene con le famosissime pive nel sacco.

Soprattutto rischia di emergere una problematica troppo sottovalutata dalla stessa EU (noi in testa nei proclami): quella dell’indipendenza del Kosovo (per un successivo inglobamento alla Grande Albania).

E così ecco un’interessante dichiarazione rilasciata dall’ambasciatore russo accreditato a Belgrado, Aleksandar Alekseiev, che riguardo alla questione del Kosovo pensa a chiarire subito come saranno le regole del gioco.

L’ambasciatore ha dichiarato senza peli sulla lingua, in un’intervista concessa il 5 dicembre scorso al “Courrier del balcans” che: “se la soluzione sul Kosovo non risulterà bene accetta a tutt’e due le parti, ossia Belgrado e Pristina, la Russia non esiterà ad utilizzare il proprio diritto di veto. La questione del Kosovo dovrà essere necessariamente risolta in conformità del diritto internazionale, i principi di sicurezza europei e la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle nazioni unite”.
Per la risoluzione vedi:

http://it.geocities.com/unmik2/cap1.html

Riferendosi poi al mediatore internazionale Martti Ahtisaari, Alekseiev ha aggiunto che “da quanto sono a conoscenza i colloqui diretti fra le parti non sono durati che due ore. Le parti non sono riuscite nemmeno a comunicare le proprie intenzioni e non si è andati oltre la dichiarazione di intenti. Il metodo di lavoro serio è tutt’altro”.

Difficilmente la Russia svenderà il Kosovo all’Albania (la quale farebbe bene a mantenere il basso profilo avuto, intelligentemente, sino ad ora). E francamente non vedo proprio come l’Italia (che meno di un mese fa è andata a mendicare gas da Putin) possa interferire per facilitare il progetto di Tirana.



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CULTURA
10 dicembre 2006
La coscienza sporca dei movimenti pacifisti, animalisti e femministi.

Riflessione lampo

 

Dunque il cambio di governo è riuscito a compiere il maggiore miracolo politico mai registrato nella storia dello stivale.

E’ riuscito, in un battibaleno, a far sparire (per apparente soddisfazione o raggiungimento dei rispettivi obiettivi) tutti i pacifisti (anche se nel Libano si preannuncia un carnaio niente male), femministe (anche se l’Islam ci propone un modello di vita diverso che, per carità, va solo capito. In fondo cosa vuoi che sia un po’ di poligamia, un pizzico di matrimonio forzoso, magari minorile, ed un “friccico” di botte?) ed animalisti (guai se abbandoni il cane, ma se poi un musulmano scanna i vitelli alla maniera di Abramo lasciamo stare. E’ una questione di cultura diversa).

E così, abbiamo imparato che il nostro sistema sociale era perverso e deficitario.

Per fortuna sono giunti gli imam dei Fratelli Musulmani. Che parleranno un italiano impossibile, ma sanno farsi capire bene lo stesso. Tanto che nella sinistra (estrema e non) hanno perfettamente compreso che, pur di investire sui loro voti in futuro, conviene chiudere un occhio su queste stridenti contraddizioni dovute a “diversità culturali”.

Anche perché questi portatori di civiltà (finalmente i lumi, finalmente usciamo dall’oscurantismo, grazie … o Islam) hanno dimostrato ampiamente che sennò, gli occhi, te li chiudono tutt’e due.

Per sempre.



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politica estera
10 dicembre 2006
I PAESI DEL GOLFO (SUNNITI) COMINCIANO A SENTIRE IL FIATO SUL COLLO DEGLI SCIITI

AFP Agence France-Presse

9 décembre 2006

 

Il re Abdallah preoccupatissimo per la situazione nel mondo arabo

 

Ryad – Il re Abdallah d’Arabia Saudita, nel corso dell’apertura dei lavori del Consiglio di cooperazione del Golfo, ha dichiarato tutta la sua apprensione per la situazione nel mondo arabo, che non ha esitato a comparare ad un barile di dinamite pronto ad esplodere, riferendosi particolarmente ai territori palestinesi, all’Irak e al Libano.

“I palestinesi fronteggiano una orribile (…) occupazione” da parte di Israele mentre la comunità internazionale “sta a guardare come uno spettatore questa sanguinosa tragedia”. Ma “ciò che è più pericoloso per la causa palestinese sono i conflitti fratricidi” ha aggiunto il re, facendo chiaramente riferimento alle serie divergenze che permangono fra i movimenti Hamas di Ismail Haniyeh e Fatah di Mahmoud Abbas.

In Irak “fratello uccide fratello”, ha aggiunto il sovrano, riferendosi alla guerra di religione che oramai lacera il paese in ogni latitudine.

Re Abdallah ha anche ricordato che il Libano, già sconvolto dalla guerra civile dal 1975 al 1990 è sull’orlo di una nuova tragedia.

Ma una particolare inquietudine il re l’ha esternata per i paesi del Golfo dove è impiantata una comunità sciita (maggioritaria in Bahrein, minoritaria negli altri paesi), che appare sempre più influenzata dalle confraternite irachene ed iraniane.

Nell’ambito dello stesso Consiglio, il segretario generale, Abderrhamane Al-Attiya, ha cercato di minimizzare i timori espressi dal re saudita, riferendo che “i responsabili iraniani ci hanno assicurato che il loro progetto nucleare è di natura pacifica (….) per cui non si ravvedono concreti rischi militari per il nostro paese”.

Infine, i dirigenti del Consiglio di cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar ed Emirati Arabi Uniti) hanno annunciato che avrebbero durante i lavori esaminato nei dettagli “il degrado della situazione della sicurezza in Irak” al fine di poter quindi “preparare un piano comune di azione per fronteggiare le conseguenze di questo degrado quali: l’esodo massiccio di rifugiati, traffico di armi e di esplosivi, il rischio di attentati e di esportazione della violenza fra sciiti e sunniti nei Golfo”.

 

Pian piano i nodi vengono al pettine. L’Occidente potrà essere pure accusato delle maggiori turpitudini ma alla fine verrà cercato proprio dalle autarchie che hanno prosperato sul petrolio. Quelle stesse autarchie, designate alla caduta della sublime porta da Gran Bretagna e Francia, che foraggiano con i proventi dell’oro nero tutto, meno che il sociale, o un orizzonte programmatico che superi il momento d’oro degli idrocarburi (che, più prima che poi, finirà), ma bensì una fittissima rete di scuole coraniche, moschee (andare a chiedere in Kossovo ed in Bosnia) e fondazioni religiose, che contribuiscono ad ancorare paesi e credenti musulmani nel medioevo più oscurantista che esista.

Che poi il re saudita venga a parlare di dialogo agli sciiti, dopo aver contribuito direttamente (o indirettamente al loro massacro, mi sembra una forzatura venata da una lievissima ipocrisia.

Fare una passeggiatina, prego:

http://www.state.gov/g/drl/rls/irf/2002/14012.htm

 

Ed il segretario Al-Attiya resti pure tranquillo. L’Iran avrà prestissimo il suo nucleare. E sarà un nucleare anche militare. Con il quale eserciterà una formidabile pressione sul mondo sunnita per la supremazia interna al mondo islamico.

Il resto è aria fritta.



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politica estera
10 dicembre 2006
UNIONE EUROPEA: NO AL "PACCO" TURCO

 

Dunque Bruxelles ha finalmente deciso che la “mossetta” tentata da Erdogan, proponendo a sorpresa (così tanto a sorpresa da irritare non poco militari e partiti religiosi) l’apertura di un porticciolo a proprio piacere.

La presidenza finlandese dell’Unione Europea, invece, dopo aver a lungo tirato la volata ad Ankara ha deciso che il “pacchetto turco” (da intendere in tutte le sue poliedriche interpretazioni) non era sufficientemente calibrato alle chiarissime richieste che l’UE aveva già formulato a suo tempo sulla questione cipriota.

Un pacchetto molto strano, dato che il Sig. Vanhanen ha poi di fatto ricevuto dalla Turchia una proposta orale (capito?), della quale circola un documento informale nei meandri di Bruxelles (http://www.lexpress.ch/ats/depeche.php?id=20061208181448645172194810700) che contempla l’apertura di un solo porto destinato alle navi greco-cipriote che trasportino solo prodotti greco-ciprioti.

Il Primo ministro finlandese Matti Vanhanen, benché particolarmente incline al dialogo ad oltranza, aperto a tutte le possibili proposte, anche le più scalcagnate, ha però preferito porre un punto fermo e chiarificare subito le cose, dato che questa mossa-lampo di Erdogan stava generando non poca confusione all’interno del Consiglio dei 25.

Ha così dichiarato che “la Turchia non ha rispettato il programma concordato”.

Un programma, ricordo, che prevedeva l’apertura di tutti i porti e gli aeroporti alle navi e agli aerei provenienti da Cipro e che la Turchia aveva fatto proprio firmando il Protocollo di Ankara. Contravvenendo a questo impegno, essa ha dunque disconosciuto tutti i diritti ed i benefici che l’unione doganale riconosce ai propri Stati membri.

Altro che porticciolo.

Dunque l’esecutivo europeo sospenderà il negoziato su 8 dei 35 capitoli in discussione. E sono capitolati di non trascurabile importanza, visto che coinvolgo settori quali l’agricoltura (dove la Turchia è fortemente sensibile).

La Gran Bretagna, conservando un profilo favorevole all’ingresso della Turchia, ha invece sottolineato il coraggio dell’offerta fatta da Erdogan, invitando a valutarla per quello che è. Appunto.

Per quanto occorra riconoscere che un gigante di 75 milioni di abitanti, rispetto a Cipro, possa indurre facilmente a deroghe del diritto internazionale, sarebbe bene che a Londra, come ad Ankara, si riflettesse maggiormente sugli altri diritti. Quelli che hanno gli altri 450 milioni di abitanti europei di vedere rispettate le loro prerogative. Si potrà forse derogare sulle modalità di scannamento di un animale, al fine di permettere ai musulmani di vivere felici e vincenti (come successo in Germania). Ma i diritti delle persone, anche se non musulmane, sono sacrosanti. E grazie a Dio (il nostro) lo stato di servilismo l’abbiamo seppellito con l’ultimo califfo.

Ankara, civiltà millenaria o meno, dovrà fare moltissimi passi avanti. Non si illuda.

Dalla libertà religiosa a quella politica. Dal riconoscimento dei propri genocidi al diritto dei Curdi (che hanno il solo torto di non avere Israele o l’Occidente come interlocutori e quindi sono ignorati dai filibustieri della sinistra mondiale).

Francia e Germania, invece, la pensano diversamente. E ritengono che la Turchia debba crescere e smetterla di tirare la corda. Un patto è un patto. Specie quando è scritto e non orale (vero Erdogan?) e prevede l’applicazione di tutti gli impegni.

La Turchia può essere senz’altro un partner importantissimo per l’Europa. Ma non questa.



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SCIENZA
9 dicembre 2006
SVIZZERA: CLAMOROSA RIVELAZIONE. IL TERREMOTO VERIFICATOSI IERI ORIGINATO DA UN ESPERIMENTO GEOTERMICO.

L'Express.Ch
Samedi, 9 décembre 2006 - 15:45

Basilea: lavori nel sottosuolo per lo sfruttamento geotermico all’origine di un sisma.

 

I lavori di ricognizione sotterranea per lo studio della fattibilità  dello sfruttamento di una centrale geotermica sono la causa di un terremoto, magnitudo 3,4 della scala Richter, verificatosi ieri a Basilea.

A questo proposito la procura elvetica ha aperto un’inchiesta ufficiale.

L’iniezione ad altissima pressione di acqua, alla profondità di 5 chilometri nel sottosuolo, è all’origine del terremoto. Questo è quanto ha dichiarato alla stampa il responsabile della società Geopower, incaricata di sviluppare il progetto “Deep Heat Mining”.

Al momento del terremoto, ore 17:48, i lavori di iniezione dell’acqua erano stati bloccati. Già un precedente, con conseguenze magnitudo 2,7 scala Richter, erano stati registrati nello stesso luogo.

Le autorità avevo avvertito del rischio che si producessero delle micro-scosse di assestamento, ma nulla lasciava presagire la possibilità di conseguenze così importanti.



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politica estera
9 dicembre 2006
ULTIMISSIME PALESTINA: SI ACUISCE LA CRISI FRA HAMAS E FATAH


L'express. ch

Samedi 9 décembre 2006 - 18:33

Medio Oriente: Abbas favorevole alle elezioni anticipate. L’ira di Hamas.

 

Ramallah – Il presidente palestinese Mahmoud Abbas, appoggiato dal Comitato esecutivo dell’OLP si è pronunciato a favore di elezioni anticipate al fine di uscire dalla perdurante crisi politica. Opzione, questa, immediatamente rifiutata da Hamas.

M. Abbas ha dichiarato ai dirigenti dell’OLP e ai deputati di Fatah di aver fatto tutto quello che era nei suoi poteri nel tentativo di formare un governo di unità nazionale ma di aver preso atto che non v’è altra scelta che quella di rimettersi ad una nuova tornata elettorale.

“Non chiudo la porta al dialogo, ma non vi prenderò parte personalmente” ha aggiunto riferendosi al fallito negoziato con il movimento islamista Hamas per la costituzione di un governo di unità nazionale.

Questa dichiarazione è stata subito contestata, con termini piuttosto accesi, da Hamas. “Non lasceremo fare un colpo di Stato a questo governo” ha dichiarato il portavoce di Hamas, Ismail Roudouane, aggiungendo che “qualsiasi opzione che non sia un governo di unità nazionale porterà ad un gravissimo deterioramento della situazione palestinese. Si tratta di un colpo di Stato contro la democrazia, con il preciso scopo di eliminare Hamas dalla scena politica”.



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CULTURA
9 dicembre 2006
ISLAM: SEMPRE LA STESSA STORIA. ANCHE IN SVIZZERA TOLLERANZA SEMPRE A SENSO UNICO
Ancora una volta l'Islam protagonista nelle scuole pubbliche per la sua vergognosa intolleranza. Ma stavolta hanno avuto una risposta diversa. Non avere tra i piedi neoplasie politiche del livello di Paolo Ferrero o Giordano & C. aiuta molto .....

Samedi 9 décembre 2006

 

Natale: i genitori di alunni musulmani protestano.

 

A Neuchatel i genitori di scolari musulmani rifiutano che i professori evochino la tradizione natalizia nelle classi elementari. Nel cantone del Vaud cìè contrasto fra le autorità pubbliche circa le dispense alla frequenza da concedere agli alunni musulmani.

 

In Svizzera è esplosa, come avvenne in Italia già tempo fa, la polemica sulla religione. All’origine di questa polemica l’iniziativa di Sandrine Nobs, abitante di Nods, vicino Bienne, che ha scritto ad un quotidiano rendendo note le intenzioni frustrate di alcune insegnanti delle scuole elementari di poter festeggiare, come nel passato (diciamo da sempre), il Natale in classe.

A “stoppare” il progetto, la protesta di alcuni genitori di scolari di fede musulmana che hanno dichiarato di poter tollerare il solo albero di Natale (in quanto molto decorativo) ma non che si parlasse di Gesù in classe.

Al termine di una riunione con i genitori degli alunni delle classi elementari più avanzate, un’altra maestra avrebbe ricevuto numerose proteste da molti genitori di alunni musulmani, che giudicavano inaccettabile il festeggiamento del Natale in classe.

Il responsabile del provveditorato agli studi del cantone, Jean-Claude Marguet ha dichiarato in proposito che: “il cantone di Neuchatel è laico, ma è legittimo che le maestre utilizzino la forte tradizione del Natale nelle loro attività scolastiche, pur nel rispetto delle convinzioni religiose di ogni allievo. Proporre una scelta nelle attività è possibile. Non si chiederà mai ad un allievo musulmano di imparare un poema sul Natale se i suoi genitori non lo desiderano”.

Da parte sua, il Gruppo di lavoro per il dialogo interreligioso del dipartimento vaudese ha lasciato intendere che se la scuola è neutrale dal punto di vista confessionale e deve tenere dovutamente in conto del rispetto della fede di tutti i bambini presenti, non è possibile però astrarla dal contesto storico-sociale, comprese le feste civili e religiose che caratterizzano l’anno scolastico.




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9 dicembre 2006
PER CHI SI VERGOGNA DELLE PROPRIE RADICI. "UN RIPASSINO" .....
«Date retta a me, vecchio incredulo che se ne intende: il capolavoro della propaganda anti-cristiana è l'essere riusciti a creare nei cristiani, nei cattolici soprattutto, una cattiva coscienza; a instillargli l'imbarazzo, quando non la vergogna, per la loro storia. A furia di insistere, dalla riforma sino ad oggi, ce l'hanno fatta a convincervi di essere i responsabili di tutti o quasi i mali del mondo. Vi hanno paralizzato nell'autocritica masochista, per neutralizzare la critica di ciò che ha preso il vostro posto». Femministe, omosessuali, terzomondiali e terzomondisti, pacifisti, esponenti di tutte le minoranze, contestatori e scontenti di ogni risma, scienziati, umanisti, filosofi, ecologisti, animalisti, moralisti laici: «Da tutti vi siete lasciati presentare il conto, spesso truccato, senza quasi discutere. Non c'è problema o errore o sofferenza nella storia che non vi siano stati addebitati. E voi, così spesso ignoranti del vostro passato, avete finito per crederci, magari per dar loro manforte. Invece io (agnostico, ma storico che cerca di essere oggettivo) vi dico che dovete reagire, in nome della verità. Spesso, infatti, non è vero. E se qualcosa di vero c'è, è anche vero che, in un bilancio di venti secoli di cristianesimo, le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre. Ma poi: perchè non chiedere a vostra volta il conto a chi lo presenta a voi? Sono forse stati migliori i risultati di ciò che è venuto dopo? Da quali pulpiti ascoltate, contriti, certe prediche?»
Léo Moulin



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9 dicembre 2006
GERMANIA: ANCORA UNA DEROGA ALLA COSTITUZIONE NEL NOME DELL'ISLAM

 

La notizia giunge fresca fresca dalla Germania. Il tribunale amministrativo federale di Lipsia ha dato ragione ad un macellaio turco che chiedeva di poter sgozzare gli animali senza la preventiva anestesia.

Una scelta, quella del tribunale di Lipsia, che fa a pugni sia con il diritto tedesco, che impone che gli animali siano tutti preventivamente anestetizzati prima di essere uccisi, sia con la Legge Fondamentale, che dal 2002 conferisce valore costituzionale alla protezione degli animali.

L’impianto giustificativo di questa sentenza che deroga alle leggi germaniche è piuttosto contorto, ma si giustifica sostanzialmente in un passaggio: la necessità di rispettare il rito musulmano.

Dunque dobbiamo prendere atto che gli atti di deroga, che si moltiplicano sempre di più, in modo direttamente proporzionale all’aumento percentuale di musulmani nella popolazione, saranno oramai la normalità.

Apprestiamoci ad una babele giurisprudenziale dove ad una legge quadro corrisponderanno una marea di codici e codicilli in barba alla certezza del diritto. Oggi i musulmani. Ma poi, nell’imminente futuro, come scontentare Indù, Buddisti, Testimoni di Geova e compagnia cantante?

Sorge spontaneo il dubbio, che i principi propri dei lumi debbano cedere il passo al più retrogrado oscurantismo? Che la libertà religiosa di un gruppo sociale possa far retrocedere l’intero sistema di civiltà occidentale?

Essendo poi il soggetto vincitore della vertenza un turco, appare spontaneo chiedersi dove porterà l’allargamento dell’Europa alla Turchia. Siamo dunque noi a dover mutuare la giurisprudenza e le regole di vita piuttosto che loro?

Sono gli stessi turchi a risponderci (se vogliamo).

Qualche settimana fa il quotidiano turco Milliyet pubblicava i risultati di un proprio sondaggio, dai risultati tutt’altro che edificanti per l’Europa. Il 78,1% dei turchi esprimevano la loro sfiducia per essa. Il 70% avrebbe visto volentieri un rifiuto delle richieste europee su Cipro.

Ricordiamoci bene che, contrariamente al percorso contemplato dagli accordi, il governo turco si rifiuta di ratificare il Protocollo di Ankara, che costringerebbe la Repubblica turca di Cipro all’apertura entro il 1° gennaio 2007, di tutti i porti ed aeroporti al traffico greco cipriota.

La Commissione Europea, a fronte di questo atteggiamento, ha solo congelato parzialmente i negoziati. Verosimilmente il 14 e 15 dicembre i 25 decideranno uno stop più marcato, al di la della fumosa offerta di Erdogan (che già gli è costata uno scappellotto da parte dei militari e dei partiti religiosi).

Il gesto di Benedetto XVI nella Mosche blu, rischia di restare un inutile segno di mero dialogo religioso.



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11/09/2001