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Spigolature di attualità, politica e religione
POLITICA
8 dicembre 2006
A TEHERAN IN SCENA IL NANISMO POLITICO DI HANIYEH

Appena messo piede nell’aeroporto di Teheran, Ismail Haniyeh ha dichiarato che “il governo guidato da Hamas non riconoscerà mai Israele e continuerà a combattere per la liberazione di Gerusalemme”. Poi, parlando davanti a migliaia di fedeli riuniti in preghiera, ha aggiunto: “L’arroganza del mondo (gli Stati Uniti) e i sionisti vogliono che noi riconosciamo l’usurpazione della terra palestinese, interrompiamo la Jihad e il movimento di resistenza e accettiamo gli accordi raggiunti in passato con i nostri nemici sionisti. Bene, da questo podio insisto, ciò non accadrà mai. Non riconosceremo mai un governo sionista usurpatore e continueremo la Jihad fino alla liberazione di Gerusalemme”.

Dunque, se non ho già seri problemi di memoria, Haniyeh con il suo blitz a Teheran è di fatto alla sua prima visita all’estero da quando è al governo con Hamas. E, sempre se non sbaglio, sarebbe la stessa persona (non una controfigura, dico) che D’Alema e la paccottiglia dell’ultrasinistra giudicherebbero come politicamente affidabile per dialogare con Israele.

Volendo pure ammettere qualche attenuante, come per esempio l’humus politico di Teheran che induce a visioni nazi-islamiste piuttosto che islamiche (che già di loro non scherzano affatto) o l’erosione di consenso interno alle fazioni palestinesi, determinata dallo scontro fra oltranzisti e pragmatici, riesce proprio difficile a comprendere l’utilità politica di questo gesto.

Il premier (fa un certo effetto chiamare questo terrorista così) palestinese si appiattisce di fatto sulle posizioni del nazi-islamista e millenarista Mahmud Ahmadinejad. Un ripiego che formalizza la reale debolezza del movimento Hamas e la sua mancanza di pragmatismo (e di fondi). Da queste “sparate” gli unici che traggono grande giovamento sono gli ayatollah Khamenei e lo scaltrissimo Nasrallah.

Chi ci rimette è sicuramente la causa palestinese, popolo in testa e, in termini macropolitici, l’intero movimento sunnita, già fortemente ridimensionato dall’espansionismo vincente di Hitzbullah.

Di fatto, al di la del bau-bau antiamericano, anti-israeliano ed anti-occidentale (veicolato a volte ad arte, a volte spontaneamente, dalle masse) a Riad come al Cairo, ad Algeri come a Tunisi, quello che balza agli occhi sono gli effetti dell’attivismo iraniano: una progressiva “cannibalizzazione” dell’universo islamico con la crescita esponenziale dell’influenza sciita anche nella stessa penisola arabica.

Resta difficile che Haniyeh potrà mai patrimonializzare qualcosa di serio con un atteggiamento del genere. Quello che interessa a Teheran attualmente è il Libano. Punto. Niente di più.

Altri progetti (ed altra organizzazione) per un popolo che ha sempre detestato cordialmente gli arabi.

Cosa da tenere in conto. Da parte di un altro popolo, quello palestinese, marginalizzato dagli stessi arabi, finchè questi non hanno scoperto quanto fosse utile strumentalizzarlo per le rispettive politiche (andare a chiedere a Damasco).



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8 dicembre 2006
ISLAM EUROPEO? DALLA FRANCIA UNA PREOCCUPANTE FUMATA NERA

Le Figaro

La formazione degli imam sfugge al controllo dello Stato.

 

 

La formazione degli imam doveva essere la chiave di volta di un Islam moderato, integrato nella Repubblica, di un Islam francese. Ebbene questo progetto denuncia tutta la sua precarietà.

A Lilla, l’ex presidente della Federazione dei Musulmani di Francia (formazione prossima al Marocco) ha aperto l’Istituto Avicenna.

Mohammed Bechari ha a lungo saltabeccato nel CFCM, dove non si riusciva a collocarlo in qualche funzione. Di colpo, profittando dei lauti finanziamenti della Lega Islamica Mondiale ha anche lui intrapreso la stessa strada. Qatar e Libia hanno promesso 330.000 euro di budget annui senza stare troppo a sottilizzare sui programmi. Nel frattempo il sindaco di Lilla, molto sensibile ai voti dei musulmani, ha concesso un palazzo nel pieno centro della città a prezzo simbolico. Un regalo del PS del quale, forse, Mohammed Bechari si vanta un po’ troppo.

 

In questo istituto (come in altri in Francia in corso d’opera, grazie ai finanziamenti in petrodollari e alla notevole “sensibilità” dei politici ai voti musulmani) verranno formati i quadri religiosi del futuro (imam in particolare). Saranno formati “anche” (si presti attenzione all’”anche”) in lingua francese ed iniziati all’educazione civica per favorire l’integrazione nella Repubblica laica francese.

In una logica più accademica, gli universitari sono alla ricerca di un concordato per creare un’università islamica privata a Strasburgo, che ruoterebbe attorno allo specialista Antoine Messner e numerosi altri collaboratori inviati da altre università islamiche.

Infine a Lione, il centro Shatibi funziona dal mese di settembre, inaugurato dai fratelli Ramadan. Forma anch’esso quadri musulmani, destinati a diventare imam, i un islam che non funziona sul modello del clero cattolico ed autorizza il più sapiente a guidare l’assemblea e la preghiera.

Queste iniziative rilanciano tutti i timori di vedere in Francia un’importazione permanente di imam tradizionali, spesso fondamentalisti ed impermeabili alle realtà della società occidentale.

E’ il “flop” del Consiglio francese del Culto Musulmano, creato da Nicolas Sarkozy nel 2003 e svuotato di ogni significato dal desiderio del movimento dei Fratelli Musulmani di non rinunciare alla loro influenza all’interno delle moschee.

 

Fin qui l’articolo.

 

Un avvertimento da non poco per noi italiani. Soprattutto perché il percorso nostrano della Consulta Islamica, tanto voluta dall’allora ministro Pisanu, sembra ricalcare in copia carbone il percorso della sfortunata progenitrice francese.

Se consideriamo che anche il movimento dei giovani musulmani italiani è finito sotto il controllo dei Fratelli Musulmani c’è davvero da stare poco allegri. Non è nemmeno allarmistico ritenere che, nel medio periodo (due o tre anni) ci sia da aspettarsi un inasprimento dei contrasti culturali nella nostra società. E ammetto di essere particolarmente curioso di sapere come la sinistra riuscirà a coniugare i valori democratici, etici (ed anche religiosi, sissignore) con le categorie mentali dei musulmani radicali (cioè con un pensiero che viaggia peggio delle ferrovie dello Stato, ossia con un ritardo di qualche secolo e, quel che è peggio, impermeabile ad ogni lagna buonista).



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8 dicembre 2006
ISRAELE: IL CORAGGIO DI GUARDARE AVANTI

Le Courrier International
7 décembre 2006

Israele: Nei libri di testo Israele sarà rappresentato con le frontiere del 1967.

 

Il ministro dell’educazione israeliano, Yuli Tamir, ha annunciato martedì scorso 5 dicembre, la sua decisione di riportare sui libri di testo scolastici il Paese con le frontiere del 1967, abitualmente evidenziate come Linea Verde. Una decisione che ha scatenato le proteste della destra parlamentare. La notizia è riportata dal Jerusalem Post.

“Credo sia importante che non sia trasmesso un segnale di ignoranza. Le frontiere israeliane sono tutt’oggi raffigurate come non dovrebbero essere – ha poi replicato seccamente il ministro – definendo non pertinenti le obiezioni sollevate”.

Il progetto del ministro ha subìto le critiche feroci sia del Partito di Unione Nazionale che dei partiti religiosi dell’estrema destra, i quali hanno però un’esigua rappresentanza al parlamento (9 seggi su 120).

Mercoledì 6 dicembre, nel corso di una sessione parlamentare, il Likud, principale partito di opposizione della destra, diretto da Benyamin Netanyahu, ha anch’esso fortemente osteggiato l’intento del ministro dell’educazione, proponendo una mozione di censura. Lo stesso Netanyahu ha sollecitato il primo ministro Ehoud Olmert a non procedere con questo cambiamento dei testi scolastici. Olmert ha risposto semplicemente che “non c’è ragione per non far figurare la Linea Verde che evidenzia le frontiere israeliane del 1967”.

 

 

Un invito ad una seria ed articolata riflessione:

intanto ammirare l’unico vero paese democratico della regione, dove ebrei, cristiani e musulmani possono pregare il loro Dio senza rotture di balle.

Poi un invito alla gran massa di relativisti ossessionati dal “politicamente corretto” ad andarsi a leggere sia i libri di testo propinati nelle scuole palestinesi, sia quelli che accompagnano i giovani musulmani arabi. Testi che non rispettano i criteri di base raccomandati dall'UNESCO, come il riconoscimento del valore dell'altro, l'onesta rappresentazione delle contese politiche, l'uso di un linguaggio che non crei pregiudizi.

Segnalando l’aggravante che quei testi che trasudano odio antiebraico (ma anche anticristiano visto le castronerie ivi scritte che offendono la fede cristiana), notevolissime imprecisioni storiche e teologiche (Abramo segnalato come un monoteista musulmano è da sottoporre subito a Forattini) li abbiamo finanziati anche noi italiani (e sarebbe da vedere con quali criteri).

 

Fatevi un giretto e vedete se che roba:

 

http://italy.indymedia.org/mail.php?id=466106&comments=yes

 

http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=&sez=50&id=7317

 

http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Aprile-2001/pagina.php?cosa=0104lm10.01.html&titolo=I%20manuali%20di%20storia%20palestinesi%20sotto%20accusa

 

http://www.fattisentire.net/modules.php?name=News&file=article&sid=216

 

http://www.unesco.it/document/archivi/testi/arc_seriED.PDF

 

http://digilander.libero.it/thatsthequestion/Traduzione%20Libri%20di%20testo.pdf

 

http://www.acton.org/ital/ppolicy/scuola/2004/Scuola_04_15.pdf




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7 dicembre 2006
STATI UNITI: POLEMICHE SUL DEPUTATO MUSULMANO CHE VUOLE GIURARE SUL CORANO

 

Keith Ellison, primo musulmano mai eletto prima al Congresso statunitense, vuole prestare giuramento, il prossimo 4 gennaio, non sulla Bibbia ma, bensì, sul Corano. Immediati gli strali dei commentatori repubblicani che non hanno mancato l’occasione per suscitare polemiche al calor bianco su questa cerimonia tradizionale.



Un membro del Congresso che giura sul Corano? L’America non aveva mai sperimentato questo, eppure è proprio ciò che chiede Keith Ellison. Quest’avvocato democratico di 42 anni, eletto nel Minnesota lo scorso novembre, vorrebbe entrare nelle sue funzioni, il prossimo 4 gennaio, posando la sua mano sul libro sacro dei musulmani e non sulla Bibbia, com’è d’uso.

Un musulmano al Congresso.

Già durante la campagna elettorale Keith Ellison non aveva mancato di attirare l’attenzione dei media. Proveniente da una famiglia cattolica praticante, convertito all’Islam all’età di 19 anni, è il primo musulmano eletto al Congresso americano ed il primo afro-americano a rappresentare lo Stato del Minnesota. Due ragioni sufficienti per far convergere su di lui le luci della ribalta, anche perché ha avuto un bel da fare per rassicurare la platea degli elettori che le ragioni etniche e religiose fossero per lui  molto meno importanti della guerra in Irak o della previdenza sociale.

Ora la polemica rinvigorisce, sotto la spinta dell’editoria conservatrice, come Dennis Prager sul sito Townhall.com, dove polemizza sulla richiesta di giuramento: “non dovrebbe essere autorizzato a farlo, non per una particolare ragione degli Stati Uniti contro il Corano, ma perché ciò spazzerebbe via la cultura americana”. E proseguendo: “la Bibbia è il libro sacro degli Stati Uniti d’America. Se non è capace di giurare con la mano su questo libro, non si presenti al Congresso. L’America se ne frega della fede di Keith Ellison”.

Ma un altro editorialista prende di contropiede Dennis Prager  e tutta l’effervescenza che pervade l’intero movimento repubblicano. Adri Mehra si chiede, nel Minnesota Daily, giornale con il quale Ellison ha collaborato a lungo in gioventù, se il congressman non sia piuttosto “l’agente provocatore di turno” che favorisce “la manifestazione dell’odio e della bigotteria americana”. L’autore, inoltre, non manca di criticare le “componenti anti-islamiche, anti-Ellison e antiamericane di questo Reichstag religioso che controlla il dibattito fra i conservatori”.

Viene così evidenziato così il problema clou del dibattito: “Perché prestare giuramento su un testo che non sia la Costituzione e la Dichiarazione dei diritti dell’Uomo? Non sono queste le fonti del nostro sistema di valori democratici?”.

Altri, prima di Ellison, hanno giurato su testi che non fossero la Bibbia prima di iniziare un mandato. E non mezze figure. Così, scartabellando fra gli archivi del Congresso, salta fuori che Theodore Roosvelt divenne presidente degli USA nel 1901 senza giurare sulla Bibbia perché….non se ne trovò una nella cerimonia che seguì immediatamente l’assassinio del suo predecessore, William McKinley. E che dire di Lyndon Johnson che, succedendo all’appena assassinato John F. Kennedy, nel 1963, prestò giuramento su di un semplice messale.

Per di più l’articolo 4 della Costituzione statunitense è chiaro: i nuovi presidenti devono prestare giuramento e difendere la Costituzione, ma nessuna caratteristica religiosa sarà richiesta come condizione preliminare per esercitare il proprio mandato.

 

Solo due righe per esprimere alcune ovvietà. Mi pare chiaro che uno Stato che si vuole davvero libero dovrebbe imporre il giuramento sulla sola Costituzione e sulla carta del diritti dell’uomo. Volendo poi mantenere una usanza oramai consolidata e non cambiarla sotto la spinta dei tempi, si dovrebbe  consentire ad Ellison di giurare sul Corano piuttosto che sulla Bibbia per due ottime ragioni.

Primo, perché il deputato sarebbe vincolato da un giuramento prestato sul libro cardine della sua fede e non su un testo religioso che, almeno per lui, dovrebbe valere poco meno di nulla.

Secondo, perché darebbe un segnale forte di reale multiconfessionalità verso un mondo, quello musulmano, così incline al vittimismo e alla persecuzione del diverso, contribuendo a togliere ogni argomento strumentale alla radice e tentando di dare un concreto contributo alla nascita di quell’Islam moderato (semmai fosse vero che esista) in occidente.



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6 dicembre 2006
DONNE ED ISLAM: UNA FOTO CHE DICE TUTTO


SECONDO VOI, QUALE DELLE QUATTRO SE LA RIDE?......



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6 dicembre 2006
FRANCIA: VICINI ALLA RESA DELL'ISLAM MODERATO

 

http://www.france-echos.com/actualite.php?cle=10620

 

Boubakeur denuncia l’abuso d’Islam

 

Reagendo alle aggressioni subite da due ginecologi parigini da parte di musulmani, colpevoli di aver osato assistere le loro congiunte al momento del parto, il rettore della moschea di Parigi (non un Adel Smith qualsiasi), che di professione è medico (che nemesi), ha condannato il gesto, denunciando la talibanizzazione dell’Islam in Francia.

Ora, che una denuncia di questa gravità venga fatta proprio da chi rappresenta ufficialmente l’Islam in Francia, oltre che il Consiglio Francese del Culto Musulmano, pare quantomeno singolare. Di fatto il franco-algerino Dalil Boubakeur ha condannato….la propria impotenza dinanzi alla radicalizzazione dell’Islam.

Una radicalizzazione sotto gli occhi di tutti, che oramai pervade un po’ tutti i paesi europei, dall’Olanda alla Danimarca, dal Belgio alla Gran Bretagna, ma che certi movimenti pacifisti e iper-dialoganti si ostinano a non voler rilevare. Sorvoliamo sui movimenti dell’ultra-sinistra o quelli anarchici che da tempo hanno sposato non la causa palestinese (come i gonzi credono) ma la devastante potenzialità che ha in se l’Islam in quanto strumento antisistemico occidentale.

Tanto per rendersi conto della gravità è come se il rappresentante della Lega Mondiale Musulmana in Italia (il nostrano Mario Scialoja, tanto per capirci) denunciasse una talebanizzazione dell’Islam italiano.

Ma poi che senso ha definirlo italiano o spagnolo? Francese o britannico? Visto che nel 90% delle moschee o luoghi di preghiera si ciancia in arabo?

Il comico stà nel fatto che Dalil Boubakeur invita i propri confratelli ad essere musulmani, si, “mais pas trop!”.  Senza esagerare insomma, sulla linea che fa molto trendy in Francia (anzi, pardon, à la page), quella dell’Islam light.

Boubakeur, difatti, nella sua denuncia ha avuto l’imperizia di ammettere (e credo che per un musulmano sia piuttosto grave) che i talebani da lui stigmatizzati abusano dell’Islam, ossia sono “troppo musulmani”. Ed utilizzano la religione come un pretesto. Il che è altrimenti ignorare, volutamente, che l’Islam E per eccellenza la religione che accorpa in se le funzioni spirituali, politiche e giurisdizionali.

Il moltiplicarsi di questi fenomeni di intolleranza (altro che islamofobia) e di violenza non sono affatto legati solo all’ignoranza. Molti degli aggressori hanno cultura e formazione sufficienti per capire cosa fanno in tutte le loro implicazioni.

Il problema è che l’Islam in Francia ha raggiunto i numeri sufficienti per formare quella massa critica che permette di attuare la richiesta di un sistema parallelo (come in Malesia, in India ecc.) che deroghi ampiamente alle leggi repubblicane.

Non sarà certo Boubakeur ad attuare questa via. Non ne ha lo spessore umano e politico.

Ma tenete bene in mente una cosa, Francia, Gran Bretagna ed Olanda ci hanno largamente anticipato nella gestione di questa problematica. E, più prima che poi, dovremo tenere conto delle loro rogne, dei loro errori e delle loro soluzioni.



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6 dicembre 2006
ULTIME SUL LIBANO VISTO DAI PAESI ARABI


LA TENSIONE RESTA VIVA A BEYRUTH

-         Sciiti e partigiani del generale Nichel Aoun proseguono i loro sit-in sotto gli uffici del primo ministro.

-         La tensione grava sulle capacità dell’esercito e ne minano la resistenza – dichiara il capo di stato maggiore, il generale Souleiman.

  Secondo L’Agenzia di stampa libanese Al Markasiyah, che cita fonti attendibili, il comandante in capo dell’esercito libanese, il generale Michel Souleiman, ha dichiarato di temere che le manifestazioni finiscano per lo sfuggire al controllo dei vertici sciiti, trascinando il paese nel caos. Per questa evenienza ha già provveduto a mettere in guardia il primo ministro. Le reti televisive di Hitzbullah e quelle sannite del leader Saad al Hariri, figlio del defunto primo ministro assassinato nel febbraio dello scorso anno, hanno diffuso comunicati con reciproche accuse di istigazione allo scontro e alla violenza nel paese.

 
LE TEMPS DE TUNIS

L’opposizione pro-siriana ha seppellito ieri a Beyruth il giovane militante sciita ucciso domenica in un quartiere sunnita della capitale libanese mentre era di ritorno da una manifestazione contro il governo Sinora.

La tensione resta viva in città dove sciiti e partigiani del generale cristiano Michel Aoun proseguono la loro manifestazione di protesta contro il governo antisiriano, chiedendone le dimissioni.



 

    LIBAN
 

SI MOLTIPLICANO LE MEDIAZIONI, PERMANE L’IMPASSE

Anche se ieri non ci sono stati scontri fra le opposte fazioni rimane elevato il livello di tensione mentre l’esercito ha rinforzato il suo spiegamento per prevenire nuovi tumulti.

Nel marasma generale proseguono gli sforzi per tentare di trovare una via di uscita alla crisi anche se i risultati la titano e rimane solo una realtà sconveniente, poco rassicurante, vedi inaccettabile: le trattative sono ferme.

In questo scenario il segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, ha proposto una formula di compromesso che coinvolge le due parti e che avrebbe già raccolto il consenso della maggioranza ma che attende l’avallo del movimento dell’8 marzo e dei suoi alleati regionali. Moussa ha dichiarato di intravedere una flebile luce di speranza.

Parallelamente si registra l’iniziativa di un attore interno, l’anziano deputato Fathi Yakan, che ha trasmesso in serata al governo una proposta suggerita dal segretario generale di Hitzbullah, Hassan Nasrallah, per risolvere la complessa questione del gabinetto di unione nazionale. In tarda sera la maggioranza ha consegnato una contro-proposta a  Yakan.

Speranze sono riposte anche nel viaggio attualmente in corso del primo ministro turco Erdogan, oggi a Damasco proprio nel quadro della soluzione di questa crisi regionale.
 

 

SANA SIRIA

 

IL PRESIDENTE AL-ASSAD RICEVE ERDOGAN

Il presidente Bachar al-Assad ha ricevuto nel primo pomeriggio il Primo ministro della Turchia Recep Tayyip Erdogan, con il quale si è intrattenuto a lungo da solo.

Nella riunione aperta hanno invece preso parte tutti gli altri dignitari.

 

IL FORUM DI AMMAN CHIAMA A SOSTENERE OGNI FORMA DI RESISTENZA

Il Forum di Amman delle organizzazioni arabe che si oppongono all’egemonia ha chiamato al sostegno di qualsiasi forma di resistenza araba in Palestina, in Irak e nel Libano, nonché a promuovere una resistenza popolare capace di affrontare i piani americani previsti nella regione.

Nel comunicato finale pubblicato ieri il Forum ha affermato che la lotta all’occupazione è un diritto ed un dovere garantito da tutte le legislazioni e le carte internazionali.

I rappresentati di ben 90 organizzazioni non governative di Siria, Egitto, Palestina, Giordania, Qatar, Bahrein, Turchia, Grecia, Norvegia e Francia erano presenti.


 
L'OPINION (MAROC)

Il primo ministro ha insistentemente ripetuto di non voler dimissionare sotto la pressione della strada. Il capo della maggioranza parlamentare anti-siriana, Saad Hariri, ha richiamato i propri partigiani a “non rispondere alle provocazioni”. Il governo Sinora ha ricevuto negli ulti giorni numerosi attestati di stima dei paesi arabi (ad eccezione della Siria) ed occidentali.

Lunedì gli Stati Uniti hanno accusato l’opposizione di tentare di bloccare l’inchiesta per l’assassinio di Rafic Hariri, l’anziano primo ministro libanese ucciso il 14 febbraio 2005.




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5 dicembre 2006
ISLAM: QUESTA PROPRIO CI MANCAVA

Non volevo crederci, ed invece l’hanno detto davvero!

Troppo comico per pensare che una mente “normalmente” intelligente possa concepire un’idea così cretina che davvero inizio ad avere un po’ paura di questi medievalisti incalliti.

I musulmani si sono sentiti offesi (oh ma perbacco, che novità!!!) dalla costruzione cubica che la Apple ha allestito nella 5th Avenue, nel centro di Manhattan (più precisamente all’incrocio fra la 58th e la 59th), motivando questo “malessere” alla forte somiglianza con la Ka’ba della Mecca.

Ovviamente ne esigono la distruzione!





Traduzione per gli italioti buonisti:

http://www.france-echos.com/actualite.php?cle=10615

Come hanno osato costruire un cubo questi cani infedeli?

E’ haram! Per di più sono dei giudeo-sionisti americani!

Jihad! Jihad!

 

Ora, con tutta la buona volontà di comprensione, passi per lo scafandro denominato Burqa (purchè se lo mettano fuori dall’Italia), passi per la carne di maiale (che però mi risulta venga consumata da una moltitudine di, evidentemente, pessimi musulmani), passi per l’alcool (anche se dalle mie parti si segnalano la sera solenni sbronze fra i figli di Allah, e dalle vostre?), ma porre un copyright sulla forma del cubo è troppo da cartoon Simpson….

Eppoi, cosa dovremmo dire noi sul proliferare di quelle strane costruzioni, chiamate moschee, che sarebbero pure buona cosa se non fossero frequentate da loschi individui, spesso ignoranti anche nella lingua italiana, stipendiati poi da chi? Forse qualche confraternita egiziana o saudita?

E sorvoliamo sui sermoni che questi santi uomini propinano ai loro discepoli. Dai contenuti che sembrano saltar fuori dalle requisitorie e le arringhe che precedevano le battaglie di Lepanto e Mohacs.

Cosa dovremmo fare? Reclamare la distruzione di questi luoghi per blasfemìa anticristiana o per palese arretratezza culturale?

La vedo nera per il famoso dialogo fra civiltà. Anche perché il multiculturalismo è un progetto sviluppabile quando interagiscono più culture. E qui la cultura riescono a vederla solo i nostri cari amici dell’ultrasinistra.




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4 dicembre 2006
LIBANO. PRIMI SCONTRI, PRIME VITTIME. I DISORDINI ARRIVANO NELLA VALLE DELLA BEKAA.

Libano: l’esercito rinforza la sua presenza mentre la crisi fa la sua prima vittima.

 

L’esercito libanese era dispiegato in forze questo lunedì mattina, all’indomani dei primi scontri che hanno fatto un morto e 12 feriti tra partigiani del governo Sinora e manifestanti dell’opposizione, determinati a farlo cadere.

 

AFP AGENCE FRANCE-PRESSE

http://www.lematin.ch/nwmatinhome/nwmatinheadactu/actu_monde.html?newsaction=detailsubcateg&idnews=afp.com%3A20061204%3A061204111103.kupj8yva%3A3&newscateg=0&newssubcateg=2&newsnb=&status=

 

In questo clima tesissimo, la diplomazia araba ed occidentale sta moltiplicando i contatti al fine di trovare una formula politica capace di fare uscire tutti dalla crisi e, sopratutto, evitare una destabilizzazione del Libano.

Il capo della diplomazia tedesca, Frank-Walter Steinmeier, nel corso di una conferenza stampa a Damasco,  ha invitato quest’oggi la Siria “a fare tutto il possibile per impedire la destabilizzazione del Libano, in modo diretto o indiretto”.

Il presidente siriano Bachar al-Assad ha da parte sua rassicurato che Damasco “non interverrebbe mai in affari di Stato di paesi terzi” aggiungendo che è “importante realizzare una pace giusta e globale nel Medio Oriente” e che il suo paese “è parte della soluzione e non il problema” nella regione.

Il ministro tedesco era già stato sabato scorso a Beyruth per incontrarvi i dirigenti del governo  libanese.

Il segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, subito dopo un incontro con Fouad Sinora, con il presidente e capo del movimento Amal Nabih Berri e con i responsabili degli Hitzbullah, aveva dichiarato che la situazione era gravissima. Moussa ha avuto un incontro anche con il generale Michel Aoun, capo della corrente patriottica libera (CPL), dell’opposizione cristiana alleata ad Hitzbullah cui è seguito un incontro con il capo delle forze libanesi Samir Geagea.

Sostegno al governo Sinora è giunto dal ministro degli esteri della Giordania Abdel Ilah Khatib. Così come è oramai delineato il fronte dei paesi arabi che appoggiano il governo Sinora, almeno stando ai messaggi inviati dal re di Giordania Abdallah II, dal monarca saudita Abdallah e dal presidente egiziano Hosni Mubarak.

Il giornale As-Safir (opposizione) prevedeva per oggi, lunedì, la possibilità di “trovare la formula per un accordo politico finalizzato alla formazione di un nuovo governo” visto che questo potenziale scontro non esprimerebbe né vinti né vincitori.

Malgrado il carattere pacifico della manifestazione, si registra una prima vittima. Uno sciita di 20 anni ucciso a colpi di arma da fuoco in una rissa scoppiata in un quartiere della capitale  a maggioranza sunnita mentre transitava un convoglio Hitzbullah.

I responsabili dei due schieramenti fanno appello alla calma proprio mentre l’onda lunga della manifestazione si sta estendendo in altre regioni del Libano. Soprattutto nelle regioni sunnite della valle della Békaa.




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4 dicembre 2006
PER THE OBSERVER E' VALIDA LA PISTA DELLA LISTA NERA DEI NOMI DA SOPPRIMERE

Voleva far “cantare” il Cremlino.

Il caso Litvinenko. Nuove rivelazioni sulla spia avvelenata. Litvinenko era in possesso di documenti comprovanti la corruzione di alcuni alti ufficiali russi.



Le Matin avec les agences

03 dicembre 2006-12-04

 

L’ex spia russa Alexander Litvinenko, morto il 23 novembre scorso a londra, progettava di scoprire i nomi dei maggiori responsabili del suo paese. Questo è quanto ha affermato ieri Julia Svetlichnaya, un’universitaria russa, scrivendo per The Observer.

Secondo il giornale britannico, Litvinenko, deceduto a seguito di un misterioso avvelenamento tramite Polonio 210, era entrato in contatto con l’universitaria a Westminster, proponendogli di concludere un affare. “Mi ha detto che sarebbe stato in grado di ottenere delle confessioni da un gran numero di potenti personalità, inclusi alcuni noti oligarchi ed ufficiali corrotti del Cremino”. Poi, ha continuato Svetlichnaya, “aveva stabilito in 10.000 sterline (circa 23.600 franchi svizzeri) il compenso per stoppare la pubblicazione dell’articolo avente come fonte l’FSB (ex KGB). Litvinenko era assolutamente certo di poter aver accesso a qualsiasi dossier”.

L’accesso a documenti di tale importanza avrebbe fatto di Litvinenko un nemico pericolosissimo per il Cremino. Fervido oppositore del presidente russo Putin, Litvinenko ha accusato della propria morte (e senza senza mezzi termini) proprio Putin in una lettera postuma.

Le rivelazioni sul caso non risparmiano d’altronde neanche la Svizzera. Una delle figure chiave, un russo, avrebbe dimorato a Ginevra. E su questa pista sta indagando l’Ufficio della Polizia Federale.

Sabato scorso la stampa britannica aveva affermato che Evgueni Limarev, un ricercatore residente in Svizzera, era l’autore di un documento importantissimo consegnato proprio a Litvinenko.

Il documento conterrebbe una lista di persone che un’associazione di veterani, attigua agli ambienti dei servizi segreti, avrebbe deciso di eliminare.






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11/09/2001