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IL LUPO PERDE IL PELO, MA NON IL VIZIO. L'ISLAM ALGERINO VOMITA ANCORA SUI CATTOLICI.



        La Tribune (Algeria)

 

30 décembre 2006

http://www.latribune-online.com/

 

265° capo della Chiesa cattolica dal 19 aprile 2005, Papa Benedetto XVI° non ha certo profittato del 2006 per incoraggiare il dialogo fra civiltà.

Peggio, ha deliberatamente evitato di ricevere la comunità musulmana d’Italia all’indomani della propria elezione e scioccato un miliardo di musulmani a Ratisbona il 12 settembre scorso. Nel corso della propria visita alla terra natìa, l’ex cardinale Joseph Ratzinger ha brillato per la propria requisitoria contro l’Islam citando i propositi di un vecchio imperatore bizantino.

Ne i velati pentimenti, pronunciati pochi giorni dopo, ne la visita alla moschea blu di Istambul faranno dimenticare alla comunità musulmana l’arroganza palesata contro di essa.

Chiamato a rispettare tutte le culture e ad operare per il dialogo fra le religioni monoteiste, papa Benedetto XVI° verrà ricordato proprio per l’opposto.

Dopo ventisette anni di pontificato di Giovanni Paolo II, il mondo dovrà sopportare gli ardori di colui che affronterà da solo la decadenza della Chiesa cattolica nel mondo.

 

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Pensierini:

 

1 - Che Benedetto XVI° non sia tipo che la “mandi a dire” era già risaputo. Che abbia indubbie qualità teologiche (nel senso che sia un po’ difficile prenderlo in difetto) lo dimostra la storicità di un Giovanni Paolo II che si adoperò sempre per la sua permanenza al suo fianco.

Detto ciò sul papa la riflessione si estende sia al luogo di provenienza dell’articolo, sia al suo mero contenuto.

Voglio dire che se il rimbrotto fatto a Benedetto XVI° debba essere formulato da una terra, l’Algeria, patria di S. Agostino (per carità, ciò che è giusto è giusto) e di un cristianesimo di cui s’è oramai disperso il profumo, ci può stare. Appare semmai un tantino irritante che le bacchettate sulle mani del papa, quale rimprovero per il suo pessimo contributo al dialogo religioso, vengano inflitte da un quotidiano filo governativo, filo islamista e che, soprattutto, ha largamente condiviso le recenti leggi anticristiane (dicasi LEGGI di Stato, non dei post-it), entrate in vigore lo scorso mese di aprile e che perseguono chiunque si azzardi a fare proselitismo per Gesù Cristo, con pene detentive contemplanti fino a 10 anni di carcere.

 

2 – Circa il discorso di Ratisbona (che poi avvenne a Regensburg) si è chiacchierato con sin troppa perfidia. L’insieme del discorso recitava così: il dialogo si fa in due. Quello fatto sinora è un monologo di buona volontà da parte della Chiesa cattolica. Cosa fa l’Islam per favorire il dialogo? Nulla. Chiede e basta. Non risulta migliorata di un nulla la situazione dei cristiani nell’Islam. Il riferimento a Michele Paleologo [1] era in questo senso. Il dialogo non può avvenire se gli enunciati dell’Islam restano quelli di cinque secoli fa. E forse l’imperatore non aveva tutti i torti, visto com’è finito l’Impero bizantino e quale fine abbiano fatto in quelle lande, prima i cristiani e poi i loro luoghi di culto [2].

 

3 -  Sempre restando al discorso di Regensburg vorrei annotare un altro importante concetto.

E’ senz’altro un atto di arroganza musulmano, non l’inverso, il pretendere che il discorso fatto in Germania fosse diretto all’Islam, o comunque principalmente ai musulmani. Questa percezione, raccolta dalla maggior parte dei media e dei musulmani stessi (europei e non) è un sintomo del “superiority complex” del quale soffre l’Islam da sempre.

Il riferimento a Michele Paleologo non era fine a se stesso, ma va letto soprattutto per cosa rappresentò quest’imperatore nel rapporto fra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa. In prospettiva di un dialogo di riavvicinamento che all’epoca fallì, ma che ora è fermamente cercato da tutti i cristiani minacciati dall’aggressività musulmana [3].

 

4 – E veniamo all’ennesimo atteggiamento di offesa espresso dal quotidiano algerino. La Umma non dimenticherà lo sgarbo di Ratisbona. E vabbè. Allora proviamo a chiedere loro: quale papa sta bene ai musulmani?

Un Giovanni XXIII,  che aprì un Concilio che salvò la Chiesa dalla implosione? Un Paolo VI, dallo spessore teologico simile a quello di Ratzinger, capace di saper chiudere positivamente lo stesso Concilio, malgrado le millanta correnti avverse? Un Giovanni Paolo II, che arrivò a baciare il Corano e a visitare la moschea di Damasco? E che accettò supinamente che, mentre leggeva il suo discorso alla Natività, il muezzin della moschea dirimpetto lo sovrastasse con la sua litania di richiamo alla preghiera?

Cosa cercano i musulmani dal Vaticano?

Un papa e dei fedeli in quiescente dhimmitudine?

E loro? Cosa offrono oltre alle risentite proteste? Saranno mai capaci di entrare in una chiesa cattolica e pregare umilmente senza starnazzare a squarciagola che Allah_u akbar? Arriveranno a baciare la bibbia senza “infartare” prima di averlo fatto?

 

5 - Ma perché parlare di simili sottigliezze? Perché non dire l’ovvietà. Che il dialogo non esiste.

Che esiste solo una progressiva ed ineluttabile rinuncia da parte di una delle due religioni, non solo a livello di fede, ma a livello di cultura. Anche per le nette differenze strutturali.

La Chiesa è organizzata in senso verticistico. L’Islam ha conservato la sua struttura tribale multicefala (ad eccezione degli sciiti che hanno creato un clero fortemente gerarchizzato).

In fondo la Chiesa cattolica è facilmente individuabile nel papa.

L’Islam no. Non prevede che si possa discorrere con uno che rappresenti tutti. Se l’Ulema turco dice una cosa, che importa se quello egiziano o algerino dicono l’opposto?

L’Islam non ha un Magistero che fissi l’interpretazione della scrittura. Il Corano è quello . Punto. Non c’è nulla da interpretare. Né da attualizzare.

Giocando, nemmeno tanto velatamente, su queste dicotomie l’Islam si mette in tasca l’intero resto del mondo. Perché pretende “il tutto” brandeggiando un libro che glielo permette. Per un musulmano ogni rinuncia ad esercitare tale “diritto” è una liberalità sopprimibile non appena si presentino le circostanze per ripristinarlo [4].

Aspettate che in Gran Bretagna ed in Francia i musulmani varchino la soglia del 15% e ne vedremo delle belle. Specie se la concentrazione confessionale in certi dipartimenti francesi (come a Marsiglia) supererà il 50%.

Se ne accorgeranno presto soprattutto quei movimenti ateo-marxisti, verdi e quant’altro, che caldeggiano, ufficialmente nel nome di diritti costituzionali e democratici (ufficiosamente per acquisire futuri voti alla sinistra), l’immissione di una cultura che non è mai scesa a patti con nessuno [5].

Ne riparleremo quando si tratterà di affrontare, anche in Italia,  problematiche come quelle dei gay, delle lesbiche, dei trans in genere (te li danno loro i  bagni in comune, cara/o Luxuria) dell’eutanasia (attiva o passiva che sia), del diritto matrimoniale (con tanti saluti agli articoli sulla parità di diritti e doveri), della poligamia, del riconoscimento delle festività islamiche (mentre fino a ieri Rifondazione godeva nel sopprimere quelle cristiane), ecc. In Olanda, dove hanno già zone come Rotterdam con percentuali islamiche prossime al 40%, se ne sono accorti.

Vita grama per luxurie e platinettes. Altro che bagni unisex….



[1] Michele VIII di Bisanzio, detto Michele Paleologo nacque nel 1225 e morì a Costantinopoli l'11 dicembre del 1282, Imperatore bizantino.

 

[2] Per farci comprendere bene il rispetto che questa “sublime religione” ha del cristianesimo, basterebbe andare a vedere quella sorta di “replica di Bisanzio” operata dai turchi a Cipro. I “rispettosi” musulmani non si sono certo fatti scrupolo di destinare chiese e conventi a stalle e rimesse. E allorquando gli elementi architettonici erano pregiati, non hanno esitato a cambiare la destinazione d’uso. Magari in albergo con piscina al posto del chiostro.

 

[3] Nonostante l'opposizione della sua chiesa, nel 1273 Michele si accordò con il legato papale e riuscì a convincere una parte della chiesa ortodossa ad accettare l'unione. Lo storico atto venne perfezionato durante il Concilio di Lione il 6 luglio 1274 e prevedeva il riconoscimento da parte della chiesa ortodossa del primato romano e della sue fede. Tuttavia il prezzo che Michele dovette pagare fu una grave crisi interna. La popolazione bizantina, per la quale l'ortodossia era la cosa più sacra ed inviolabile, si ribellò all'imperatore. La frattura e la contestazione coinvolse anche la stessa famiglia imperiale. Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Michele_VIII_di_Bisanzio.

 

 

[4] I Paesi confessionalmente islamici praticano la “moderazione” nei confronti delle minoranze cristiane esistenti al loro interno (penso soprattutto all’Egitto) solo quando sono governati da una classe politica che si professa islamica, ma non pratica la legge coranica nella sua integralità; questa classe politica preferisce rinunciare all’appoggio incondizionato delle autorità islamiche e dei gruppi estremisti, piuttosto che rinunciare alla propria libertà di manovra, sia nella politica interna che in quella internazionale. Cfr. http://www.enricomariaradaelli.it/.

 

[5] Le categorie politiche “destra” e “sinistra” in relazione alle società musulmane dovrebbero essere utilizzate con grande cautela, non essendo mai le situazioni perfettamente sovrapponibili a quelle occidentali. Molto interessante sotto questo aspetto: http://www.editriceilponte.org/_files/Karshenas.pdf.

Gli occidentali, nutriti di cultura cristiana, chiamano questa situazione politica “laicità”, senza rendersi conto dell’assurdità di applicare all’Islam – che non può conoscere la distinzione tra “clero” e “laici” – una categoria che ha senso solo nel cristianesimo. Cfr. http://www.enricomariaradaelli.it/.

 

 

 


Pubblicato il 30/12/2006 alle 17.12 nella rubrica Religioni e critica esegetica.

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