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UNA DELLE POCHISSIME AUTOCRITICHE ARABE. HA TRE MESI, MA E' RARA ED ATTUALE (dedicata a G. Migliore e F. Giordano)

        Le responsabilità di Hezbollah

di Hassan Haydar, traduzione dall’inglese di Alessandro Chimenti

 

Il segretario generale di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah ha ammesso di aver sbagliato nel non aver previsto la reazione di Israele al rapimento dei due soldati. Ciò riporta alla mente il famoso discorso del presidente egiziano Gamal Abdel Nasser dopo la disfatta del 1967. Allora Nasser disse di essersi aspettato un attacco israeliano da oriente, quando questo invece fu sferrato da occidente. Nessuno, comunque, dubitò mai del reale patriottismo dell’eloquente oratore e leader della nazione araba. Anche Nasrallah ha combattuto contro Israele e ha sollevato la questione nazionale, ma c’è una profonda differenza tra le intenzioni e i risultati.

C’è soprattutto una differenza sostanziale tra i due casi, nonostante essi abbiano provocato un risultato piuttosto simile: un rovinoso terremoto in Egitto e soprattutto in Libano, e di conseguenza in tutto il mondo arabo.

Tra le due guerre intercorrono quattro decenni; eppure le giustificazioni adottate dai due uomini a proposito della terribile devastazione subita vertono sullo stesso punto: accrescere in modo spropositato l’idea di aver dovuto affrontare una devastante macchina da guerra.

Così queste esperienze dovrebbero indurre a evitare un’aggressione di Israele eccessiva e inumana. Decisioni improvvisate e frettolose erano all’ordine del giorno nella condotta emotiva di Nasser, quando ha affrontato per la prima volta Israele. D’altra parte si può supporre che Hezbollah avesse già maturato una certa esperienza negli anni della lotta contro l’occupazione israeliana nel sud del Libano, e abbia capito la lezione del passato. Ma così non è stato.

Nasser ammise il fallimento e volle assumersi le proprie responsabilità, tanto da decidere di lasciare il potere in Egitto. Accertamento delle responsabilità e commissioni d’indagine erano allora assenti all’interno del mondo politico arabo. Tuttora sono assenti a un livello ufficiale, ma quella richiesta di chiarezza non è lontana dalle mente della gente comune e dai suoi desideri, benché lasciata sola dai politici.

I nostri avversari ricorrono a queste idee dopo ogni fallimento. Questo accadde in Israele dopo la  guerra del 1973, e avviene anche ora. Perché dobbiamo sorvolare sulle nostre responsabilità, specie quando le risposte alle nostre azioni affliggono intere nazioni e interi popoli? Ci sono scrittori che hanno provato a fare un paragone tra i due eventi storici. Ma perché gli scrittori che hanno voluto paragonare Nasrallah a Nasser si sono limitati a incitare l’entusiasmo delle masse, senza spingersi però fino a trarre le necessarie conseguenze?

Tra i libanesi ci sono migliaia di persone che hanno visto i propri bambini uccisi, le proprie case distrutte, i propri beni andare in rovina. Gli sfollati hanno sofferto per il blocco israeliano dei cieli e dei mari, blocco che ha impedito a lungo il ripristino di normali condizioni di vita [il blocco aereo e navale, decretato il 13 luglio, è stato revocato solo il 7 settembre, NdR].

Questa gente non ha forse il diritto di sollevare la questione della responsabilità per quanto è successo? Non ha forse il diritto di pretendere che la leadership di Hezbollah tragga le logiche conclusioni e ammetta i propri errori?

A suo tempo, Nasser ottenne un forte sostegno nel mondo arabo. Le masse lo considerarono il proprio leader, e conquistò la loro simpatia quando riconobbe i propri errori.

Hezbollah è un’organizzazione locale di natura settaria, sebbene sia riuscita a ottenere il sostegno della maggioranza dei libanesi per aver resistito all’occupazione israeliana nel sud del paese.

La linea politica di Hezbollah è stata formulata a Damasco e a Teheran, o al massimo in stretta collaborazione con il volere dei rispettivi governi.

Ma Damasco e Teheran sono due regimi che fanno i loro calcoli, hanno i loro interessi e una propria agenda politica che ha davvero poco a che fare con gli interessi del popolo libanese e del Libano inteso come Stato plurale.

Gli arabi, e specialmente i libanesi, stanno ancora pagando per il fallimento della Guerra dei sei giorni  e per le sue conseguenze. Qualcuno sa dire quanto a lungo pagheranno per la “vittoria” di cui parla Nasrallah?           

(da “Al-Hayat”, 31 agosto 2006)

Pubblicato il 30/12/2006 alle 21.46 nella rubrica Politikitch.

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