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Iran: Impiccagione-show per un attentato preordinato dal regime

        
           20 febbraio 2007
           Tradotto da: Kritikon


L’”attentatore preconfezionato” dei falsi attentati incorsi la scorsa settimana è stato dunque impiccato pubblicamente e le immagini dell’esecuzione diffuse dalla televisione di Stato. Secondo fonti locali, gli abitanti si sono dichiarati sconvolti dalla notizia perché la vittima (pur fior di delinquente comune ndr) era innocente circa i crimini imputatigli.

Il regime ha comunque messo in moto la propria macchina propagandistica per mettere in scena un’impiccagione plebiscitaria. Tipico modo di incedere di un regime che ha interesse a mantenere alto il terrore ed erogare punizioni esemplari.



Inizialmente l’attentato era stato attribuito al gruppuscolo Jundallah, molto vicino ai Talebani ed Al-Qaida. Il regime ha invece successivamente affermato che l’attentato aveva matrice sionista e wahabita. Il Jundallah ha rivendicato quest’attentato ma lo ha fatto con comunicati contraddittori e lacunosi, come non è la prima volta che gli succede.

Questo gruppo è, va detto, sospettato di essere stato costituito, almeno inizialmente, dalla lobby statunitense dell’American Enterprise Institute, nel progetto di un rovesciamento politico in Iran (è sempre l’AEI che ha introdotto lo sciita Ahmad Chalabi, uomo del regime dei mullah, presso la Casa Bianca).

Tuttavia, molto presto il regime dei mullah ha fiutato la pista favorevole ed ha recuperato questo gruppuscolo misterioso per trasformarlo in una minaccia per l’integrità territoriale dell’Iran: obiettivo dei mullah, quello di terrorizzare gli iraniani e fare loro credere che un eventuale rovesciamento del regime sarebbe comunque seguito da un caos incontrollabile e sanguinoso.

Da nostre fonti nella regione, sappiamo che questi “rumors” di separatismo sono piuttosto infondati ma, in compenso, i baluci iraniani si sono rivelati pronti a dare collaborazione agli elementi patriottici ostili al regime. E perciò che i mullah hanno concentrato i loro sforzi in questa regione ed i suoi abitanti.

La comunità baluci iraniana è composta da circa 2 milioni di persone, ossia il 10% della popolazione baluci esistente fra Pakistan, Afghanistan, Oman ed i paesi del Golfo (nonché, beninteso, l’Iran). Dopo la rivoluzione islamica e in virtù dell’istituzione del regime dei mullah, tutti i sunniti iraniani sono stati privati dei loro diritti: non possono ricoprire funzioni pubbliche o essere pubblici funzionari, né possono varcare la soglia dell’ufficio della Guida Suprema. Dal 1979 i sunniti non hanno più il diritto di avere scuole religiose sannite né moschee.

In Iran i sunniti rappresentano circa il 12% della popolazione, stimata in circa 70 milioni di abitanti, ripartiti in 4 milioni di curdi ad ovest, 2 milioni di baluci a sud-est, e quasi altrettanti turkmeni nel nord-est. Sono tutti residenti in zone di frontiera ed è perciò che sono appetiti dalle lobby legate ai Gruppi petroliferi che, per natura, sono ostili all’esistenza di Stati sovrani capaci di gestire il proprio petrolio. Queste lobby sperano di poter sfruttare il malcontento degli iraniani “senza diritti”.

Sotto la presidenza di Khatami, presentato quale moderato, la repressione dei sunniti s’è amplificata. La moschea di Machhad, la città santa, è stata rasa al suolo e, dal 2000 ad oggi, tutte le richieste di ricostruzione rifiutate. Il governo di Khatami ha anche coperto l’assassinio di una dozzina di religiosi sunniti, reprimendo contemporaneamente nel sangue numerose rivolte di attivisti e semplici dimostranti sunniti.

Il caso dell’attentato è un salto di qualità. Il passaggio a quella che possiamo definire una repressione preventiva.

 

 

 

Pubblicato il 20/2/2007 alle 19.11 nella rubrica Politikitch.

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