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Pedofilia: non solo nella Chiesa, please

 

Severi con la Chiesa quanto con se stessi?
Scritto da Gianni Pardo


Lo scandalo che sta investendo la Chiesa e perfino il Papa lascia perplessi. Tutto si riassume in questo: alcuni preti hanno commesso atti che in diritto penale si chiamano violenza carnale (quand’anche i minori siano stati consenzienti) e i loro superiori non li hanno denunciati.

Bisogna innanzi tutto sgombrare il terreno da un possibile errore: le gerarchie della Chiesa non sono e non possono essere colpevoli delle azioni di singoli individui. Non più di quanto un generale dei carabinieri sia condannabile se un carabiniere a Olbia o a Tolmezzo si renda colpevole di furto. La responsabilità penale è personale. E infatti la colpa che viene addebitata ai dirigenti della Chiesa non è quella di aver commesso dei reati ma quella di averli coperti: non solo essi non hanno denunziato i pedofili ma spesso si sono limitati a blandi provvedimenti amministrativi. La domanda è: sono veramente da condannare, per questo?

Dal punto di vista dei genitori dei minori (1), certamente sì. Dalla vicenda i ragazzi possono avere riportato gravi danni psicologici e i mancati provvedimenti autorizzano a temere che analoghi danni siano stati provocati, per l’incuria dei superiori, ad altri incolpevoli bambini.

I prelati sono gravemente colpevoli per un secondo motivo: il delitto è talmente abietto, che il codice penale prevede una specifica aggravante (Art. 61 n. 9) nel caso il fatto sia stato commesso “con abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio, ovvero alla qualità di ministro di un culto”.

Per molti infine essi sono colpevoli per un terzo motivo, e cioè perché dai sacerdoti ci si aspetterebbe di ricevere un esempio di superiore moralità. Ciò detto, reso omaggio alla verità, ci si può permettere di avanzare qualche argomento nella direzione opposta.

Quale genitore, vedendo il figlio tornare a casa ubriaco, dopo avere guidato l’automobile, andrebbe a denunciarlo alla polizia stradale? Quale genitore, saputo che il figlio ha approfittato di una compagna debole di mente per portarsela a letto, lo denuncerebbe per violenza carnale? Quale genitore, saputo che la propria figlia si è prostituita dentro un’automobile per avere la dose di droga, andrebbe a denunciarla per atti osceni in luogo pubblico? Non è la stessa cosa, applicare l’astratta giustizia agli estranei o alle persone che ci sono vicine.

All’interno delle mura domestiche, quando avviene qualcosa di grave, scoppia un putiferio ma il primo interesse di tutti è quello di “far sì che non si sappia in giro”. Sarà poco bello, ma è umano. Talmente umano che si può chiedere ai mille censori: siamo sicuri che voi vi sareste comportati come quel (leggendario?) padre romano che avendo stabilito una legge condannò a morte il proprio figliolo che l’aveva per primo violata? E non dimentichiamo che questo episodio si svolse in pubblico: quello stesso padre sarebbe stato tanto eccezionalmente severo, se il fatto non fosse avvenuto in presenza di testimoni?

Non c’è ragione di dubitare che le gerarchie della Chiesa, saputi i fatti, siano state scandalizzate ed offese quanto oggi lo sono i benpensanti. Accanto alla necessità di punire il colpevole ed evitare che facesse altri danni, avranno però visto la necessità di proteggere la Chiesa dal discredito. Atteggiamento non lodevole, quello dei prelati: ma comprensibile. Come diceva La Rochefoucauld, tutte le virtù si perdono nell’interesse come tutti i fiumi si perdono nel mare. E comunque, siamo sicuri che lo scandalo sarebbe stato minore se la denuncia fosse venuta dalla stessa Chiesa?

È giusto indignarsi per i reati; è giusto richiedere la punizione dei colpevoli e la protezione degli innocenti, ma è da ipocriti esprimersi come se noi, al posto dei parenti reprobi, ci saremmo comportati in maniera ammirevole. Non che questo sia assurdo. Ci sono effettivamente persone che praticano virtù eroiche, e dinanzi a loro è necessario inchinarsi: ma dal momento che la maggior parte di noi è ben lontana da questi livelli, rimane il sospetto che la grande severità di alcuni derivi dal fatto che non si tratta di loro stessi o dei loro cari. Possono mostrarsi moralissimi perché non gli costa nulla.

Come disse una volta un automobilista ad un agente della polizia stradale: “Se ha da elevarmi contravvenzione, lo faccia, ma mi risparmi la predica”. È giusto che i colpevoli paghino per il male fatto, ma non ci stracciamo le vesti: lacerandole potremmo mostrare la nostra ipocrisia.

Pubblicato il 10/4/2010 alle 21.21 nella rubrica Religioni e critica esegetica.

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